Carissimi nipotini,
noto con piacere che diventando grandi, qualcuno di voi si sta affacciando al fantastico mondo della musica e non solo di quella di ascolto ma di quella “suonata”.
Violino, tromba, pianoforte e… non mettiamo limiti perché anche i più piccoli crescendo potrebbero manifestare interesse per qualche altro strumento.
Questa passione per la musica sarà frutto di sponsorizzazioni scolastiche e sociali ma probabilmente attecchisce maggiormente in voi perché va a risvegliare le tracce di DNA ben radicate nei vostri avi.
Incominciamo dai vostri genitori che padroneggiano la lettura della musica e la tecnica degli strumenti quali la tromba, il sax e la chitarra strumenti con i quali hanno suonato per anni nella banda del paese.
Inizialmente avevano esordito con un complessino nato all’oratorio (i Kataclisma, se si scriveva così…) che annoverava tra i suoi componenti anche Francesco Mandelli che poi è diventato famoso attore e regista.
Successivamente entrarono a far parte anche in due complessi: “Jimmy weed and the strabadil band” e “Swingtime orchestra”.
Forse i vostri genitori sono troppo modesti per parlarvene, ma se glielo chiedete voi si apriranno sui loro trascorsi musicali.
Magari sull’onda del vostro entusiasmo potrebbero anche riprendere a suonare ma sicuramente sapranno incuriosirvi e sorprendervi piacevolmente.
Quando i miei figli, i vostri genitori, sono diventati grandi, ho avuto più tempo a disposizione e ho coronato anch’io il mio vecchio sogno di imparare a suonare uno strumento.
All’età di oltre 40 anni mi sono iscritto alla banda musicale del paese, ho studiato solfeggio e ho cercato di imparare a suonare il sax tenore.
Imparare da adulti è molto più difficile, quindi fate bene voi ad iniziare da piccoli.
In qualche modo sono riuscito a far parte della banda per una ventina d’anni. Ho così potuto verificare e godere delle emozioni che si provano suonando e facendo parte di una banda dove la parte di ogni strumento si unisce a quella degli altri andando a comporre la melodia completa del brano della quale ci sente orgogliosamente partecipi e protagonisti allo stesso tempo.
La passione per la musica erano radicate anche nella mia famiglia di origine.
Mio fratello ha militato con la tromba nella banda del paese e nella fanfara degli alpini per oltre 40 anni.
Mio papà ha fatto altrettanto suonando il bombardino per tutta la vita nella banda del paese.
Questa sua conoscenza dello strumento ha fatto si che, nel periodo di servizio militare e poi nei lunghi anni della seconda guerra mondiale, venisse inserito nella banda del suo battaglione.
A questo proposito voglio raccontare un aneddoto, non ho mai saputo se fosse una bufala o la verità, relativo alla pessima dotazione dei militari del battaglione di fanteria “Lupi di Toscana” al quale faceva parte.
A sostegno di questa tesi, mio padre, raccontava che quando ha attraversato il confine francese era armato semplicemente del suo bombardino.
Anche alcuni fratelli e cugini del mio papà militarono nella banda del paese.
Dai ricordi della mia infanzia, anche alcuni parenti della mia mamma militavano o avevano fatto parte della banda del paese.
In particolare, come scritto in un vecchio statuto di fondazione della banda di Castelfranco, risulta che il mio nonno materno “Delasa Giovanni detto Muliner per via del suo lavoro” suonasse il Basso in Si.
A questo proposito mi raccontavano un aneddoto curioso, probabilmente costruito per sottolineare il fatto che il nonno Giovanni non fosse molto assiduo nell’esercitarsi.
Il basso in Si, privo di custodia, era normalmente appeso verticalmente su una parete della cucina con l’ampia campana aperta verso l’alto.
Si raccontava che una volta, desideroso di suonare qualche nota, staccò lo strumento dalla parete e per quanto si sforzasse di emettere qualche nota, lo strumento rimaneva muto e improvvisamente, spaventato e col pelo dritto, ne fosse uscito un gatto.
Fu con sua grande sorpresa che, guardando all’interno della campana, mio nonno scoprì che la gatta di casa aveva scelto quel posto per deporre la sua cucciolata.
Questo aneddoto curioso è confermato anche da una strofa di un’antica poesia in dialetto bergamasco, contenuta nel vecchio documento di fondazione del corpo musicale che ho citato sopra.
La strofa faceva letteralmente così:
“Lè capita el caso chè giü ‘l vulìò sunà ‘l trumbù, ma quanc chè l’à soffiat l’è saltatfò ü gatù”.
Che tradotto: “E’ capitato il caso che uno voleva suonare il trombone, ma quando ha soffiato è saltato fuori un gattone”.
Con questo simpatico aneddoto chiudo momentaneamente questo argomento e non escludo di riaprirlo per commentare ed esaltare le vostre future prestazioni musicali.
Nonno Antonio
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