Diario di una normale mattina di inizio giugno

Carissimi nipotini,
il mese scorso, pensando ad una delle mie mattinate tipo, ho fatto queste piccole osservazioni e considerazioni.

In questa stagione la luce si infila attraverso le persiane già molto presto.

Complice anche un fastidioso mal di schiena che mi impedisce di dormire dopo alcune ore di letto, al più tardi alle 6 sono in piedi e per prima cosa faccio la mia abbondante colazione a base di latte, biscotti e pane a saturazione del quasi mezzo litro di latte.

Nel frattempo ascolto le notizie del telegiornale.

Apro il computer e consulto ed eventualmente rispondo alla posta dei due indirizzi mail, scorro le notizie locali e verso le 7 vado nel locale caldaia ad accudire le tre copie di pappagallini inseparabili roseicollis.

In questo periodo ci sono due piccoli e quindi per quella coppia le attenzioni sono maggiori.

A questo punto sono pronto ad uscire nell’orto, dove si trova anche il piccolo pollaio con due galline ovaiole.

Per prima cosa do loro da mangiare ed eventualmente pulisco il pavimento e sostituisco l’acqua.

A quest’ora l’aria è pulita e fresca, il cielo sereno, mentre la rugiada brilla sulle foglie come piccoli diamanti.

E’ l’ora migliore della giornata.

Indossati gli stivali per evitare di bagnarmi, incomincio la raccolta della verdura di stagione.

Da alcuni giorni le piante di zucchine hanno incominciato a produrre. Taglio il gambo con un coltello per evitare traumi alla pianta e raccolgo mediamente 8/10 zucchine al giorno a fronte di altrettante piante.

Intanto che apro le foglie per andare a vedere le zucchine pronte per il raccolto, una schiera di api ronza festosa tra un fiore e l’altro raccogliendo il dorato polline nelle zampe posteriori dove si trovano delle piccole cavità chiamate corbicole.

Spostandosi dai fiori maschili una parte del polline si depositerà su quelli femminili fecondandoli e dando così inizio ad una crescita veloce della zucchina.

Alcuni giorni raccolgo anche i fiori maschili, credo che tutti abbiano provato come sono squisiti in pastella.

Nel fare questa raccolta faccio attenzione a lasciarne almeno uno per pianta in modo che non venga meno la fecondazione.

Nella loro uscita mattutina le api non sono per niente pericolose e, incuranti della mia presenza, continuano tranquille il loro prezioso lavoro di raccolta del polline.

In questo periodo le nuove piante di pomodoro sono nella fase di crescita veloce e richiedono frequentemente di affrancare i nuovi rami al tutore.

Durante questo lavoro elimino alcuni rami bassi e qualche filo d’erba che inevitabilmente cresce sul terreno.

Ogni qualche giorno muovo anche la terra per dare ossigeno alle radici e permettere alla rugiada a alle successive precipitazioni di penetrare nel terreno.

Questa è un’operazione molto importante che già i “vecchi di una volta” conoscevano e che la praticavano regolarmente soprattutto quando c’era il periodo di secca e non c’era la possibilità di innaffiare artificialmente.

Anche le piantine di cetrioli stanno crescendo e incominciano ad apparire i primi fiorellini gialli maschili.

Ci vorrà ancora qualche giorno prima che arrivino i fiori femminili e con essi i primi cetrioli.

La natura ha i suoi tempi e bisogna rispettarli con pazienza, alla fine non ci delude mai.

A fianco il prezzemolo, molto lento a nascere, sta spuntando e anche qui è fondamentale tenere morbido il terreno.

Per ultimo un’occhiata ai fagiolini sui quali incominciano a formarsi i primi preziosi bacelli.

Anche in tutte queste altre specie di vegetali, le api ronzano festose permettendo l’eterno miracolo della natura.

A questo proposito voglio riportare una piccola poesia sulle api scritta da un illustre personaggio del nostro territorio recentemente scomparso.

Si tratta del Prof. Carlo Gilardi di cui ho già parlato e tornerò sicuramente a farlo.

Le sue poesie sono contenute in due raccolte chiamate “Erbette”.

Le api

Dall’alba al tardo tramonto
è tutto un fervore di vita.
Di fuor della lignea casa
la schiera operosa
si perde e vola lontano;
chi parte, chi torna,
le zampe rigonfie
di polline d’oro,
preziosa materia
che ‘l loro lavoro trasforma.
Son tante: ciascuna e nessuna
eppure tutte, in piena ubbidienza,
mantengono vivo lo sciame
e fan prosperare il brioso reame.
Là dentro, celata alla vista,
la grande regina,
nutrita con tutte le cure,
a punto servita,
depone le molte creature,
seme di novella vita.

(Carlo Gilardi 1983)

Sono ormai passate un paio d’ore e il sole incomincia a farsi sentire.

Sarà ora di rientrare, altre occupazioni mi attendono.

Domani mattina ripeterò più o meno le stesse operazioni e ancora una volta, assisterò al miracolo della natura che grazie all’intervento gratuito delle api, dell’acqua, del sole e del lavoro dell’uomo, mi consegnerà nuovi e saporiti frutti della terra.

Nonno Antonio

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