Carissimi nipotini,
spesso ci facciamo prendere dal fascino del proverbio “L’erba del vicino è sempre più verde”.
Questo è un concetto che vale per il nostro contesto familiare, per gli affetti, per i doni materiali, per le potenzialità della nostra mente e per tutte le opere che le nostre mani, estensione del cervello, riescono a compiere.
Letteralmente il proverbio si riferisce alla tendenza che ci spinge a vedere sempre più belli i luoghi in cui gli altri vivono. Infatti non sempre ci accorgiamo e apprezziamo la bellezza e la ricchezza del territorio in cui siamo nati e nei quali siamo quotidianamente immersi e coccolati.
Questo pensiero era ben chiaro al compianto poeta dialettale Giuseppe Rusingo di Desio.
Le sue poesie dialettali sono state raccolte in un volumetto dal titolo curioso: “In gir, lirun, liran” che letteralmente vuole dire “camminando lentamente”.
Probabilmente questo titolo è stato scelto proprio perché calzava perfettamente con il carattere dell’autore che probabilmente era un tipo un po’ flemmatico, cioè una persona calma dalla camminata lenta.
Questo suo modo di affrontare la vita, sicuramente lo ha aiutato ad essere un osservatore attento delle persone, dei modi di vivere e della natura che lo circondava.
Queste osservazioni sono state brillantemente esposte nella sua poesia, “la brianza l’è nassüda inscì” che ho scelto di riportare nella mia letterina.
In questa versi, egli ha voluto cantare la bellezza della sua Brianza immaginando che questa terra altro non era che il bellissimo paradiso terrestre dell’Eden.
E’ una curiosa e simpatica poesia dialettale che io ho conosciuto solo recentemente, magistralmente declamata dal mio amico Ernesto Valagussa.
Quando l’ho incontrato fuori dalla manifestazione in cui aveva recitato la poesia, mi sono complimentato con lui per la naturalezza e l’intensità dell’interpretazione emotiva.
Alla domanda su come aveva fatto a mandare a memoria tutto il testo, lui mi ha risposto più o meno così: “Quando tanti anni fa nel corso di una manifestazione teatrale, mi è stata regalata una raccolta delle opere di Giuseppe Rusingo, mi sono subito innamorato della poesia dedicata alla nascita della Brianza.
Contagiato dalla fantasiosa ricostruzione della creazione del mondo, dalla descrizione delle bellezze della mia terra, ho imparato ad apprezzarla ulteriormente e, quando mi si presenta l’occasione, non manco mai di condividerla con gli altri”.
Ora però è bene che lascio lo spazio al testo originale della poesia che il “buon Ernesto” ha impreziosito con una sua libera traduzione.
La Brianza l’è nassüda inscì. La Brianza è nata così.
Quand san Michèe con la sua spada in fiamm, Quando san Michele con la sua spada in fiamme
dopu ‘na storia in duè ch’entrava’n pòmm, dopo una storia dove c’era di mezzo una mela
l’ha mandàa a quel paes l’Eva e l’Adamm ha mandato a quel paese Eva e Adamo
che s’eren dimustràa pòcch galantòmm, che si erano dimostrati poco seri,
l’Eternu ‘l se truvà in d’un bell vespèe il Padre Eterno si è trovato in difficoltà
con l’Eden a gibilà in del mèzz di pèe. con l’Eden a dar fastidio in mezzo ai piedi.
Peccàa, inscì ‘n bell giardin, meraviglius, Che peccato, così un bel giardino, meraviglioso
per l’imbarcada de qui dü liscun per il capriccio di quei due lazzaroni
süperb, disübbidient e pretensius, superbi, disobbedienti e pretenziosi,
l’ha vist gemò a finì la sua funzion. ha visto già finire le sue mansioni.
Al Padreternu ghe restà ‘l pensèe: Al padre Eterno rimane una preoccupazione:
adèss, due ‘l metti, chè gh’ho no ‘l surèe? adesso , dove lo metto, non ho neanche il solaio?
Pensà, che gh’ho da sòtt del bèll e ‘l bun E pensare che ce l’ho messa tutta!
Sês dì, per purtà a termin sto travai, Sei giorni ho faticato per finire questo lavoro,
e sèmm sincer, ‘l faseva ìn figürun e siamo sinceri, faceva un figurone,
cui so busch, i so fiümm, i so animai. Con i suoi boschi, i suoi fiumi,i suoi animali.
Varda che roba! Se m’è vegnü in ment Ma guarda che roba! Cosa mi è saltato in mente
in mèzz a questi de creà i serpent? in mezzo a questi di creare il serpente?
El ciama ‘n cherübin lì du piantun, Chiama allora un cherubino che era li di guardia,
per nò manda in malura ‘l so laurà per non mandare in malora il suo lavoro
‘l ghe diss: sistemel ti in d’un quei cantun. gli ordina: sistemalo tu da qualche parte.
Sarà servida, Divina Maestà! Sarà servita , Divina Maestà!
‘L toeu su e la sbatt a tumburlune e tòmm Prende l’Eden e lo butta a ruzzoloni
in un sit a mèzz dì del lagh de Còmm. in un luogo in mezzo al lago di Como.
L’impatt,l’è pütost fort, anzi violent, L’impatto è piuttosto forte, anzi violento,
in certi post se furmen di vallèt in certi posti si formano delle valli
e di su e giò, cum’è la pemanent dei su e giù, come la permanente
che si rimira sul cò di nost dunètt, che ammiriamo sulla testa delle nostre donne,
e tütte el reste ‘l se distend pian pian e tutto il resto si stende pian piano
fin a rivà a una spanna de Milan. fino ad arrivare ad una spanna da Milano.
Però, ‘l resta pür semper un bèll cantun Però, resta pur sempre un bel posto
cui so riv, i so dòss, i so runchètt. con le sue rive , i suoi dossi, i suoi boschetti.
Ghe fann curuna la Grigna e ‘l Resegun, Gli fan corona la Grigna e il Resegone,
ghe fan da spècc un quattr’ o cinq laghètt gli fan da specchio quattro o cinque laghetti
e ‘l Lamber al curr giò per la pianüra e il Lambro corre giù per la pianura
a delizià tütta quanta la natüra. a deliziare tutta quanta la natura.
Ma che belèzza, che verd, che pass,che frèsch, Ma che bellezza, che verde, che pace, che fresco,
i culìnn tütt in gir paren giujèi, le colline tutte intorno sembrano gioielli,
par de sentì li inturnu San Francèsch sembra di sentire lì intorno San Francesco
che’l ciciara cui pèss e cui üsèi. che parla con i pesci e gli uccelli.
L’Eternu suddisfàa: va ben inscì Il Padre Eterno è soddisfatto:va bene così,
Gh’è minga un post al mund mèi de quest chì. non c’è posto al mondo meglio di questo qui.
Chissà perché, a millenni de distanza, Chissà perché, a millenni di distanza,
gh’hann cambià ‘l nòmme l’hann ciamà Brianza. hanno cambiato il nome e l’hanno chiamata Brianza!
(Testo originale di Giuseppe Rusingo) (Libera traduzione di Ernesto Valagussa)
Mi astengo dal commentarla perché il testo è chiarissimo e trasmette tutta la sua bellezza soprattutto nella versione originale in dialetto.
Per me che, anche dopo 50 anni di residenza su questo territorio, faccio ancora un po’ fatica a parlare il dialetto brianzolo e per voi giovani che avete perso la potenza espressiva di certi vocaboli o frasi dialettali, questa lettura possa essere un aiuto e un tentativo di recuperare questa cultura antica.
Per tutti invece possa essere la riscoperta della bellezza della nostra Brianza e la speranza di poterla vedere con occhi nuovi di ammirazione e di rispetto.
Nonno Antonio
