Carissimi nipotini,
sono certo che anche quest’anno non vi dimenticherete della festa della mamma.
Con letterine, disegni, bacetti e dolci più o meno decorati, riuscirete a strappare alla vostra mamma una lacrima di commozione.
Per chi è un po’ più grande ed è ormai fuori casa, basterà una telefonata.
Per chi, come me che è ormai adulto e la mamma purtroppo non ce l’ha più, un pensiero commosso andrà alla sua immagine incastonata indelebilmente nella memoria.
Per chi invece sta vivendo il dramma della guerra e lotta quotidianamente per un pezzo di pane, per schivare le bombe, per cercare di rimanere vivo, forse questa festa commerciale non la ricorderà nemmeno.
Non per questo però il suo sentimento di riconoscenza e amore verso quella creatura che nonostante le condizioni disperate ha creduto e continua a credere nell’amore, sarà meno forte.
E’ appunto a questi figli venuti al mondo in tempo di guerra e soprattutto al coraggio e ai sacrifici delle loro mamme che quest’anno va il mio pensiero.
Casualmente ho scoperto che lo scorso anno l’associazione Agape di Cosenza, in collaborazione con lo Sportello Rosa, ha indetto un concorso per sensibilizzare sulle conseguenze dei conflitti sulla vita delle donne.
Il concorso chiamato letteralmente “Mamme in guerra” era rivolto agli studenti delle scuole secondarie.
Tra i tanti lavori a tema è stata premiata e pubblicata la poesia “Nel grembo del fuoco” frutto della vena poetica e della sensibilità di due allieve: Parrilla Serena e Gagliardi Antonella dell’istituto di Istruzione Superiore di Cariati (Cs).
Credo che non me ne vogliano se mi permetto di riportarne il testo integrale.
“Nel grembo del fuoco”
Nel grembo d’una casa intatta e quieta, ove il profumo di pane era preghiera, sognava un mondo che non conosce meta di chi impugna la spada, e non la seta.
Ricamava speranze al lume fioco, mentre il ventre si gonfiava d’universo, senza pensare che il destino, poco a poco, le avrebbe scritto addosso un canto avverso.
Tra i gerani sul davanzale assorto, udì la voce greve della morte, come un tuono d’inferno, cieco e storto, che spalancò le porte alla sua sorte.
Fuggì nel pianto della sua dimora, tra vetri infranti e pareti squarciate, con passi lievi come l’aurora che nasce, e ignora le notti sbranate.
Il cielo, grigio e fumo, urlava sangue, e sotto i ponti crollava la fede.
Ogni secondo era un morso, un’anguilla che langue, una lama nel cuore che non cede.
Nei rifugi scavati con le mani, dove l’eco del pianto è una ninna nanna, ascoltava i sospiri dei suoi umani, mentre la pancia la tirava, e s’inganna.
Poi venne il giorno — crudele e sublime — in cui la terra tremò senza pietà, e tra il fragore di sirene e rime di spari, il tempo si fermò a metà.
Lì, tra la polvere e il grido del vento, partorì la speranza col fiato rotto.
Nacque il suo bimbo, in un istante lento, mentre il mondo sbriciolava sotto.
Il vagito fu come un canto sacro, che sfidò la follia e l’odio armato.
Fu come un sole che sfonda l’antracite d’un acre cielo, e lacera il buio ormai spezzato.
Ma mentre strinse al petto la sua luce, un colpo infame sfiorò le fondamenta.
Sentì la morte che silente induce, e intorno a sé la vita era una lenta carezza amara, un dono che si rompe nel paradosso d’esser madre in guerra: che crea un’anima sotto queste bombe che tutto distruggono, anche la terra.
E canta ora, con voce che non trema, l’elogio di chi ama e non soccombe: tra mille croci, un’unica diadema, suo figlio, nato in mezzo alle bombe.
Scritta dalle alunne Parrilla Serena e Gagliardi Antonella dell’Istituto di Istruzione Superiore di Cariati (CS).
E’ una poesia struggente che descrive con metafore bellissime e crudeli la vita di una mamma che nonostante tutto crede e cerca un futuro: “Ricamava speranze al lume fioco, mentre il ventre si gonfiava d’universo”.
E’ la nascita di una creatura che sfida la filosofia dell’odio e della distruzione: “Il vagito fu come un canto sacro, che sfidò la follia e l’odio armato”.
E’ la dolorosa e disperata ultima difesa di una mamma per la sua creatura: “Ma mentre strinse al petto la sua luce, un colpo infame sfiorò le fondamenta”.
E’ infine una speranza di vittoria della vita sulla morte resa possibile dal coraggio e dall’amore indomito di ogni mamma: “E canta ora, con voce che non trema, l’elogio di chi ama e non soccombe”.
E’ con l’immagine degli immensi sacrifici e dolori che una mamma fa e sopporta con amore anche nei momenti di pace come i nostri che chiudo questa letterina.
Alla mia mamma, alla mia suocera, alla mamma dei miei figli, alle vostre mamme e a tutte le mamme del mondo passate, presenti e future va il mio incondizionato e commosso grazie.
Nonno Antonio
L’immagine di copertina è di Pierre Omidyar
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