Carissimi nipotini,
voglio continuare con il tema ecologico perché è troppo importante e fondamentale per la conservazione della vita sul nostro pianeta.
Il 22 marzo del 1992 a Rio de Janeiro, durante la conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente per sensibilizzare i governi e i cittadini, venne istituita la 1° giornata mondiale dell’acqua.
Per noi che abbiamo la fortuna di vivere ai piedi delle montagne circondati da fiumi e da laghi, fino a pochi decenni fa, sembrava un problema relegato alle grande pianure del sud del mondo.
In realtà ultimamente anche da noi si incominciano ad avvertire le conseguenze del riscaldamento del pianeta che riduce le precipitazioni nevose e l’estensione e la conservazione dei ghiacciai.
Questo fatto determina una progressiva riduzione dell’apporto di acqua ai fiumi e ai laghi durante il periodo estivo abbassando notevolmente il loro livello e mettendo in difficoltà il prelievo di acqua per l’alimentazione degli acquedotti e per l’utilizzo delle industrie e dell’agricoltura.
Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite in molte aree del mondo l’acqua che si consuma ha cominciato a eccedere quella disponibile.
Per questo motivo il nostro tempo è stato anche definito: “L’era della bancarotta idrica” un’espressione che di solito si usa nel mondo dell’economia e della finanza ma che ben sintetizza il problema.
Si calcola che la mancanza di acqua potabile con conseguenti servizi igienici inadeguati e sviluppo di malattie, causino ogni anno circa 1,5 milioni di morti.
La grande maggioranza di questi, circa 1000 al giorno, sono bambini al di sotto dei cinque anni.
Sono cifre spaventose che ci turbano e che dovrebbero scuotere le nostre coscienze e quelle dei potenti che governano il mondo.
È ormai dimostrato che le conseguenze di questo squilibrio idrico sono il frutto del cambiamento climatico.
Questo fenomeno sta facendo aumentare i conflitti per l’accaparramento delle risorse idriche e sta favorendo migrazioni di massa di disperati alla ricerca di un suolo vivibile con conseguenti conflitti causando ulteriori sofferenze e morti.
Nel suo ultimo libro “Tempo di ritorno” il giornalista Ferdinando Cotugno esperto di ecologia, espone una considerazione molto importante: il cambiamento climatico non riguarda solamente chi attualmente ne sta subendo le conseguenze, ma riguarda ognuno di noi.
Per meglio spiegare questo concetto, mi permetto di riportare alcune parti del commento che lo scienziato e ricercatore Giovanni Baccolo fa sul libro di Cotugno.
“Le cose che possediamo, il benessere di cui godiamo, le possibilità di scelta che abbiamo, i successi e i fallimenti. Sono tutte cose rese in gran parte possibile dallo sfruttamento dei combustibili fossili e quindi dalla creazione di quel gigantesco problema che è il cambiamento climatico.
Amplificazione artica, rallentamento della AMOC, estremizzazione degli eventi meteorologici, tropicalizzazione.
Questi processi -al pari di tanti altri- sono sì importanti, complessi e giganteschi. Non devono certamente essere trascurati, ma manca qualcosa.
Il continuo proiettare questi elementi di conoscenza del cambiamento climatico lontano da noi – che sia nelle regioni polari, nell’alta troposfera, nei recessi più gelidi del Nord Atlantico o nelle profondità di remoti ghiacciai – ci tiene costantemente separati dal cambiamento climatico. E una cosa che è lontana non può essere risolta”.
E ancora:
“Chi legge “Tempo di Ritorno” arriverà a questa consapevolezza in punti diversi del libro. Credo che dipenda da quanta dimestichezza abbiamo con il tema del cambiamento climatico, quanto tempo gli dedichiamo e quanto lo consideriamo vicino.
Una cosa succederà però a tutti i lettori. Pochi istanti dopo aver visualizzato il pensiero che il cambiamento climatico è parte della famiglia di Ferdinando Cotugno, la catena logica andrà avanti. Il cambiamento climatico diventerà parte della famiglia di ciascuno di noi.
E se accetteremo questa verità senza opporre resistenza, probabilmente sentiremo entrare il cambiamento climatico dentro di noi, lasciandogli definire una parte della nostra individualità.
Diventeremo noi stessi cambiamento climatico e ribalteremo una prospettiva che non pensavamo potesse essere messa in discussione”.
In parole povere il concetto che Cotugno e Baccolo ci consegnano è che la crisi idrica, figlia del cambiamento climatico, non è una cosa lontana da noi perché magari per il momento non la avvertiamo, non è una cosa che devono risolvere solo gli altri, ma è un problema che appartiene a tutti noi e che tutti noi, nelle nostre piccole o grandi possibilità, dobbiamo contribuire a risolvere.
Ecco quindi che la giornata mondiale dell’acqua ci fa ricordare l’importanza essenziale di questo elemento e ci invita a mettere in atto quei piccoli o grandi cambiamenti nel nostro stile di vita che vanno verso un più intelligente utilizzo favorendo l’eliminazione degli sprechi.
Nonno Antonio
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