Carissimi nipotini,
quest’anno, per promuovere la giornata della memoria, ho pensato di rifarmi alla mia recente lettura della “Saga della famiglia Meyer” della scrittrice tedesca Ulrike Rent.
Si tratta del commovente racconto romanzato, ma ispirato ad una storia vera, di una delle tante famiglie ebree che vivevano in Germania.
La saga, attraverso 4 libri con oltre 1500 pagine complessive, racconta la storia di questa famiglia che, nel 1926, viveva a Krefeld, una cittadina della Renania.
Inizialmente la vita della famiglia era tranquilla.
Il padre aveva un buon lavoro che permetteva a tutti i componenti, la moglie e due figlie, una vita agiata.
Ben presto però in Germania incominciano a manifestarsi le prime avvisaglie di una profonda crisi politica ed economica che il giovane e promettente Adolf Hitler seppe abilmente cavalcare e sfruttare per le sue ambizioni, arrivando ben presto ad ottenere il potere assoluto.
Da qui poi la storia politica e militare della Germania nazista che con l’invasione della Polonia del 1° settembre del 1939 diede inizio alla grande e disastrosa 2° guerra mondiale.
I drammatici eventi storici di questo lungo periodo buio dell’umanità sono toccati solo marginalmente dalla saga che si concentra invece nella storia personale della famiglia Meyer e in particolare della figlia maggiore Ruth.
Attraverso i suoi stati d’animo, le sue paure, le sue privazioni, i suoi sacrifici, le continue umiliazioni ma anche la sua tenacia e il suo coraggio, si snoderà la storia della ricerca della sua libertà e di quella della sua famiglia.
Sarà un percorso lungo e faticoso che la porterà a fuggire dalla persecuzione nazista della Germania per approdare dapprima in Inghilterra e poi in America.
Entrambe le nazioni però, anche se inizialmente sembravano sicure e lontane dalla Germania, furono ben presto coinvolte nella guerra e la famiglia Mayer provò la sensazione e l’amarezza di non avere più una patria propria e sicura.
Ruth visse in prima persona le restrizioni sempre più stringenti che il nuovo potere tedesco mise in atto nei confronti degli ebrei, restrizioni che si trasformarono pian piano in una persecuzione vera e propria.
Sorsero i primi campi di concentramento e dopo un po’ cominciarono a trapelare le notizie del trattamento disumano di coloro che venivano rinchiusi in queste prigioni.
Quando i numeri dei prigionieri diventava troppo alto e la fame e il freddo non riuscivano a decimarli a sufficienza, ecco che furono inventate le esecuzioni di massa.
Tutte queste notizie Ruth le apprende con sgomento crescente dai suoi parenti e dai suoi amici.
La paura e la necessità di escogitare al più presto un modo per scappare divenne prioritario.
Nella tristemente famosa notte dei cristalli la sua casa, come quelle di altre famiglie ebree, venne saccheggiata e quasi distrutta.
Il governo impose ai proprietari di ripararle in tempi brevi per poi cederle a prezzo quasi simbolico a famiglie tedesche.
A questo punto Ruth e la sua famiglia riuscirono a trovare una sistemazione momentanea in condivisione con una famiglia di amici.
Ruth decise di fare qualcosa al più presto.
Sfruttando un bando di richiesta di collaboratrice domestica inglese, tentò la carta di emigrare in Inghilterra per preparare il terreno ad un trasferimento di tutta la sua famiglia.
Seguì un anno di umiliazioni e fatiche quasi sovrumane al servizio di una famiglia di contadini inglesi, ma con la sua tenacia alla fine riuscì ad avere un visto per l’Inghilterra anche per la sua famiglia.
Anche qui però gli ebrei non erano ben visti e per loro la vita non fu facile.
Con l’entrata in guerra dell’Inghilterra, la famiglia Mayer fu costretta nuovamente a scappare.
Dopo vari tentativi, con l’aiuto di pochi amici, riuscirono finalmente ad ottenere un visto per l’America dove approdarono dopo un viaggio estenuante, costantemente pervaso dalla paura che l’esercito tedesco potesse affondare la nave.
Anche in America, per antonomasia il paese della libertà dell’individuo, la vita per la famiglia Mayer e per tutti gli altri ebrei, all’inizio non fu per niente facile.
Il marchio della loro provenienza e della loro fede continuò ad essere oggetto di discriminazione senza contare che ad un certo punto anche l’America entrò in guerra e le restrizioni e le paure si ripresentarono.
Scappando dalla Germania, la famiglia Meyer, così come anche le altre famiglie che erano riuscite a emigrare, non avevano potuto portarsi dietro i loro cari anziani.
Di loro non ebbero notizie per molti anni e quando finalmente riuscirono ad averne, scoprirono la triste fine che il regime aveva riservato loro.
Dopo averli privati delle loro case e costretti a trasferirsi in abitazioni degradate e in promiscuità con altri ebrei, il governo aveva ridotto progressivamente la quantità di cibo.
Alla fine quelli che avevano resistito furono internati e fatti sparire.
Qualcuno di loro, all’arrivo della lettera di trasferimento nel campo di concentramento, preferì addirittura suicidarsi.
I fatti e i numeri della grande tragedia disponibili dai vari documenti storici, sono mostruosi.
Attraverso le vicende e gli stati d’animo di Ruth e della sua famiglia, la tragedia del popolo ebreo e del mondo intero nella seconda guerra mondiale, appare ulteriormente mostruosa e scioccante.
Ma è mai possibile che l’uomo sia riuscito a cadere così in basso?
Purtroppo sì e purtroppo il ricordo e la conoscenza di questi crimini non sono riusciti ad impedire il proliferarsi di nuove guerre con trattamenti altrettanto disumani.
Credo comunque che il nostro dovere sia quello di continuare a sperare e operare per la pace e uno dei mezzi che abbiamo a disposizione è proprio quello della memoria.
Nonno Antonio
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