Carissimi nipotini,
continuiamo ad assistere sempre più frequentemente a quelli che chiamano eventi estremi derivanti probabilmente dai cambiamenti climatici sempre più rapidi e violenti.
Siccità, estati roventi, ghiacci che si sciolgono, alluvioni, frane che trascinano a valle quantità enormi di terriccio.
Con esso si sradicano e scendono a valle le piante e tutto il sottobosco con muschi, arbusti, funghi, micro organismi e una miriade di insetti e piccoli mammiferi che in esso trovano riparo e nutrimento.
Viene così distrutto un preziosissimo ambiente che per ricrearsi può richiedere anche parecchi decenni.
Tutto questo materiale che scende a valle va poi ad ingrossare fiumi, laghi e mari provocando straripamenti, inondazioni e molti altri danni che possono interessare direttamente o indirettamente altre specie vegetali e animali fino ad arrivare a coinvolgere direttamente anche l’uomo.
Insomma è una catena di danni e distruzioni che va a interessare e a modificare negativamente tutto il sistema terra al quale apparteniamo e dal quale dipendiamo.
Le conseguenze di queste problematiche sono ormai visibili quotidianamente.
Nel mio piccolo orto le malattie infestanti aumentano ogni anno rendendo ormai quasi impossibile la coltivazione di ortaggi senza l’uso di sostanze chimiche antiparassitarie.
Dai pochi alberi da frutta che ancora ho nel mio giardino e che mi ostino a non trattare con antiparassitari, sempre più difficilmente riesco ad avere un frutto sano.
Tutta questa trasformazione spesso rimane in sordina o al massimo viene denunciata solo quando capitano degli eventi particolarmente catastrofici.
Uno dei ultimi più disastrosi e impressionanti, è quello mostrato nell’immagine di copertina che si riferisce alla tempesta “Vaia”, un ciclone extratropicale che nell’ottobre del 2018 colpì il nord-est dell’Italia abbattendo circa 20 milioni di alberi.
Allora, i media, gli scienziati e infine i politici fecero un gran parlare, progettarono interventi soluzioni a medio e lungo raggio.
Soluzioni e iniziative che si sono perse e scontrate con gli interessi nazionali e internazionali e, alla fine, tutto è rimasto invariato.
La stessa denuncia si ripete ad ogni evento per poi spegnersi silenziosamente senza fare nulla di concreto per arginare o almeno rallentare questa progressiva corsa al disastro ecologico.
Qualcuno arriva addirittura a non credere che, dietro a tutto questo, ci siano dei comportamenti sbagliati dell’uomo ma giustifica il tutto come un naturale cambiamento climatico epocale della terra.
Io non ho nozioni tali da poter smentire questa tesi, ma credo fermamente che l’uomo abbia una parte molto attiva in questi cambiamenti.
Questa tesi, condivisa dai più, è ben espressa in alcuni passi dell’ultimo romanzo di Mauro Corona: “I sentieri degli aghi di pino”.
Mi piace quindi chiudere riportando un paio di riflessioni che l’autore mette in bocca ai suoi personaggi.
La prima è una risposta che la saggia anziana, Polonia Martinelli, dà ad una giovane professoressa che vuole guarire gli alberi:
“Prima di guarire gli alberi bisogna guarire gli uomini.
Sono gli uomini che hanno ammalato gli alberi. E li ammalano di continuo. E non solo gli alberi, hanno ammalato tutto.
Le api, l’acqua, l’aria, il mare, il cielo e quelli che non hanno voce: la povera gente.
Hanno avvelenato la terra, anche quella che ci terrà abbracciati quando ci seppelliscono.
Che vuoi guarire alberi quando gli uomini ammazzano i loro fratelli?
E quelli che rimangono si danno da fare a distruggere tutto.
Fai pure quello che ti senti ma perdi tempo.
L’uomo sta uccidendo se stesso e la terra”.
La seconda è la risposta di Renata Wippl, un’altra vecchia saggia del paese, che dà alla professoressa quando viene a ringraziarla perché con la sua formula magica è riuscita a guarire il maggiociondolo:
“Sono venuta qui per ringraziarla”.
“la sua formula magica ha guarito il mio maggiociondolo”.
Le porse i fiori con un bacio sulla guancia.
La donna li collocò a centro tavola in un vaso pieno d’acqua. Mise la moka e bevvero il caffè chiacchierando del caldo che quell’estate torturava i vecchi orti.
A un cero punto Renata disse: “Mettiti di fronte a me, devo dirti una cosa importante”.
La ragazza spostò la sedia davanti all’anziana.
Questa prese le mani di lei e fissandola intensamente disse: “L’albero lo hai guarito tu, non i miei intrugli.
E’ stato l’amore per lui a dargli forza, voglia di resistere e vivere. Non vi è medicina meglio dell’amore per sanare uomini e piante.
Può darsi che la mia ricetta abbia contato qualcosa ma, credimi, non sarebbe bastata. Ci è voluto il tuo affetto.
E’ l’unico ingrediente da mettere in ogni cosa.
Tutti quanti dovrebbero usarlo, purtroppo la gente dimentica e non lo adopera più”.
Credo che con questo appello all’affetto, all’amore e al rispetto per la natura e per l’uomo, sia racchiusa la morale di questa riflessione e la soluzione per iniziare a invertire la tendenza e andare verso un mondo migliore.
Nonno Antonio
L’immagine di copertina è stata reperita da Lombardia Notizie
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