Carissimi nipotini,
quest’anno vorremmo potervi e poterci augurare di lasciarci abbandonare e farci avvolgere dall’atmosfera serafica che si diffonde dall’immagine semplice e gioiosa della natività.
Vorremmo essere come i pastori di allora che, andando a far visita a quel bambino, respirarono la pace e l’armonia di quella semplice capanna rischiarata dalla stella e allietata dal canto degli angeli.
Vorremmo essere come voi e come tutti i bambini che vivono l’attesa di questa notte anche se la loro trepidazione è spesso alimentata soprattutto dall’atmosfera gioiosa e colorata degli addobbi e dall’attesa dei doni tanto agognati.
Vorremmo avere e augurarvi un cuore gioioso, ma non riusciamo a toglierci dalla mente le immagini del mondo attuale.
Sono le immagini delle arroganze, delle ingiustizie; sono le immagini dei soprusi morali e fisici che quotidianamente si consumano all’interno delle nostre case, dei nostri paesi, per non parlare delle atrocità che ogni giorno si commettono nelle oltre 50 guerre ancora aperte nel mondo.
Nel tentativo di comprendere meglio questa deriva e nella ricerca di una soluzione per fermare e invertire questa tendenza, riportiamo un paio di analisi di chi è più preparato di noi e che studia questo fenomeno.
Incominciamo con uno stralcio dell’articolo intitolato “Si illude chi pensa che dalla guerra possa nascere la pace” di Mauro Magatti.
“…La carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale, il principio del multilateralismo: tutto ciò che avrebbe dovuto rappresentare una barriera al ritorno dell’anarchia globale viene oggi sistematicamente ignorato, se non apertamente deriso.
In questo momento l’ONU è diventata un fantasma che aleggia tra i comunicati ufficiali, ma che nessuno più prende realmente in considerazione…
Invece di affrontare queste sfide con strumenti cooperativi, si ritorna al linguaggio delle minacce e delle rappresaglie, come se il mondo fosse una scacchiera sulla quale muovere pedine sacrificabili alla ricerca di un non meglio precisato equilibrio di potere.
Ma questa strada non porta alla stabilità…
Occorre fermarsi.
Le democrazie hanno il compito di lavorare per rompere la spirale della violenza prima che diventi irreversibile… non esistono soluzioni semplici a problemi complessi… la pace non si costruisce sull’umiliazione dell’altro, ma sulla sua dignità riconosciuta”.
“Questa strada non porta alla stabilità, ma a una guerra civile globale. Eppure, per quanto ridotti, gli spazi per cambiare rotta ci sono.
Servono coraggio politico, visione storica e senso di umanità”.
Aggiungiamo a questa analisi anche un breve passo tratto dal discorso “Migranti, missionari di speranza” di Papa Leone XIV:
“Il contesto mondiale attuale è tristemente segnato da guerre, violenze, ingiustizie e fenomeni meteorologici estremi, che obbligano milioni di persone a lasciare la loro terra d’origine per cercare rifugio altrove…
La prospettiva di una rinnovata corsa agli armamenti e lo sviluppo di nuove armi, incluse quelle nucleari, la scarsa considerazione degli effetti nefasti della crisi climatica in corso e le profonde diseguaglianze economiche rendono sempre più impegnative le sfide del presente e del futuro.
Di fronte alle teorie di devastazioni globali e scenari spaventosi, è importante che cresca nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani”.
Le due analisi hanno tantissimi punti in comune e non si limitano a “fotografare” la situazione attuale, ma si aprono alla speranza suggerendoci il modo per tentare di invertire la spirale di egoismo e di violenza:
-è necessario un coraggio politico, una politica che torni a ricercare il bene della collettività e non il proprio;
-è necessaria una visione storica che faccia tesoro degli sbagli del passato e costruisca un progetto futuro;
-è necessario ritrovare il senso di umanità che consideri tutti i popoli fratelli;
-è necessario incominciare da noi stessi facendo crescere e coltivando nel nostro cuore, all’interno delle nostre famiglie e della collettività, un desiderio di dignità, di rispetto dell’altro e del creato.
Impresa difficile ma non impossibile.
Se riusciremo, anche solo ad iniziare questa trasformazione, non solo ne beneficerà tutta l’umanità, ma il nostro cuore riuscirà ancora a percepire e a godere della gioia e della pace che da oltre 2000 anni si sprigiona dalla grotta di Betlemme.
Carissimi auguri,
nonno Antonio e nonna Lina
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