Carissimi nipotini,
recentemente ho scoperto che il 13 novembre è la “Giornata mondiale della gentilezza”.
La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di approfondire un po’ questo argomento perché mai come oggi, in un mondo dove la prepotenza e l’arroganza verbale e fisica sembra siano diventate un comportamento normale, penso che ci sia assolutamente bisogno di toni e di modi pacati e rispettosi.
Questa data prende spunto dal giorno di inizio della conferenza del “Word Kindness Movement”, letteralmente “Movimento mondiale per la gentilezza”, svoltosi a Tokyo nel 1997 che portò alla firma della Dichiarazione di gentilezza.
Volendo cercare di definire etimologicamente la gentilezza credo che potremmo sintetizzarla in questa definizione: la gentilezza è un insieme di azioni, atteggiamenti, comportamenti, pensieri e parole che sottolineano un’attenzione amorevole verso gli altri e mirano a favorirne il loro bene.
Concretamente e più semplicemente potremmo dire che la gentilezza sta in piccoli gesti quotidiani che non costano niente ma che fanno tanto bene a chi li riceve.
A volta basta un buongiorno accompagnato da un sorriso; basta la pazienza di ascoltare; basta un piccolo aiuto ad una persona anziana in difficoltà; basta la parola “Per favore”, la parola “scusa” o la parola “Grazie”.
Per favore, scusa, grazie, sono le parole che ha utilizzato anche il grande cantautore, musicista e comico Elio Gentile nella sua semplice ma efficace filastrocca intitolata appunto:
LE PAROLE GENTILI
Le parole gentili,
non pesan tanti chili.
E’ contento chi le ascolta,
vuol sentirle un’altra volta.
“Scusa”, “Grazie” e “Per piacere”,
son parole assai leggere.
Sono belle ed importanti,
fan felici tutti quanti.
Quando a tavola tua piangi,
sembra amaro quel che mangi.
Per sentir com’è squisito,
prova a dir: “Buon appetito!”.
Se tu gridi e pesti i piedi,
non avrai quello che chiedi:
starai senza per due ore
se non chiedi “Per favore”.
Queste semplici parole,
scaldan tutti come il sole
E uno splendido sorriso,
spunta sempre su ogni viso!
(Elio Gentile)
Questa filastrocca scritta nel linguaggio caro ai bambini, non è però rivolta solamente a loro, ma anche e soprattutto a noi adulti.
Parlare con gentilezza e agire con modi garbati vuole dire riconoscere la pari dignità di ogni persona e questo è fondamentale per costruire rapporti positivi all’interno della nostra famiglia e nella società in cui viviamo.
Il nostro modo di parlare e di agire sarà poi il migliore insegnamento che potremo dare ai nostri figli, infatti alla fine, come un sasso lanciato nell’acqua, il nostro comportamento, il nostro sorriso, si irradierà in cerchi sempre più ampi a contagiare positivamente le persone che ci circondano.
Con queste bella filastrocca e queste piccole considerazioni nonno Antonio, nel giorno mondiale della gentilezza e possibilmente anche nei restanti 364 giorni dell’anno, invita se stesso e tutti voi a provare a mettere in pratica questi comportamenti.
Qualora poi, nonostante i nostri buoni propositi, qualche volta dovesse capitare di non riuscire a controllarci, c’è sempre la parolina “scusa” che rimette a posto ogni cosa.
Nonno Antonio
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