Carissimi nipotini,
vorrei introdurre il delicato tema della commemorazione dei santi e dei defunti con una poesia della scrittrice Bianca Crippa Simonetti.
Autrice poliedrica, è nota soprattutto per le sue commedie brillanti nelle quali in qualche caso ha anche recitato e fatto da regista, è vissuta a Valgreghentino ed è scomparsa nel 2004.
La poesia che ho scelto è tratta dal libretto “Dal fardello della nonna”, di cui sopra ho riportato la copertina.
Il libretto è stato evidenziato qualche mese fa dalla sapiente conduzione della biblioteca di Osnago, che ringrazio calorosamente, permettendomi così di conoscere questa autrice.
Per l’occasione, all’interno della raccolta, ho riportato la singolare poesia dal titolo “Che dirò”, composizione che si è classifica al secondo posto nel concorso “Giochi d’argento ‘98”.
In questo testo, l’autrice ipotizza ironicamente come potrebbe avvenire il suo incontro con “sorella morte” quando verrà l’ora della propria “dipartita”.
Che dirò.
Che dirò, a sorella morte, quando a me verrà? E verrà.
Me l’ha promesso quando sono nata. Con tutti ha mantenuto la parola data!
Vorrei sapere “quando” per esserci quel giorno e non prepararmi invano.
Che le dirò? Benvenuta! Non mi pare il caso!
Di che parleremo? Del tempo tanto per guadagnare tempo!
Potrei…offrire un tè. Ma lei non lo vorrà, quel giorno, vorrà me.
Le dirò…- Finalmente ci vediamo! – Beh, non esageriamo!
Potrei tentare – S’accomodi, non faccia complimenti –
Ma lei avrà fretta, con tutti quei clienti!
Si ho trovato! L’accoglierò con un sorriso
Che avrà parvenza di dolore per chi, ignaro, assisterà.
Poi le dirò, sinceramente:
-Gentile, da parte sua, venirmi a trovare!
Oh, ma non si doveva disturbare! –
(Bianca Crippa Simonetti – Gregentino, estate ’96)
L’approccio singolare al tema da parte della scrittrice, in linea con lo stile delle sue commedie brillanti, strappa qualche sorriso alleggerendo l’argomento.
Ora passo a riportare alcuni ricordi e considerazioni personali.
Nella mia giovinezza, la fine del mese di ottobre e i primi giorni di novembre erano completamente dedicati al ricordo dei defunti.
Già qualche giorno prima, adulti, giovani, ma anche i bambini, si recavano al cimitero per pulire e abbellire la tomba di famiglia.
Tutto doveva essere perfetto per l’uno e il due di novembre dove praticamente il paese intero faceva almeno una visita al cimitero.
C’era una corsa all’esposizione di candele, lumini e fiori che spesso erano solamente i crisantemi coltivati nel giardino di casa.
Durante quelle giornate, non era insolito vedere i bambini raccogliere la cera che cadeva durante la combustione e giocare con essa improvvisando delle piccole candele artigianali.
La Chiesa cattolica, attraverso il parroco locale, metteva in campo parecchi riti religiosi, dalle processioni, ai rosari, alle messe di suffragio.
Per rispetto dei defunti, i pochi programmi radiofonici, televisivi e cinematografici, in quei giorni venivano ridotti o addirittura annullati.
Per l’occasione anche i nativi del paese che erano andati ad abitare altrove, ritornavano per una visita e capitava che ci si incontrasse e con i saluti si ricordavano i cari scomparsi e i tempi passati.
Al giorno d’oggi i due giorni di commemorazione sono preceduti dalla festa di Halloween che ormai ha preso completamente piede anche da noi.
Anche se nell’antichità era nata per ricordare lo spirito dei defunti, la versione “scherzetto o dolcetto” sdoganata dalla lontana America, si è trasformata in una festa commerciale che ha perso completamente il suo significato originario.
Ora, il culto per i defunti e per i cimiteri viene portato avanti soprattutto dalla generazione adulta, ma si è parecchio ridimensionato.
Nessuno si sognerebbe più di modificare o ridurre i programmi di comunicazione dei social e la commemorazione dei santi e dei defunti trova al massimo uno spazio nei telegiornali.
È vero che i nostri cari li possiamo ricordare nel nostro cuore e pregare nelle nostre case, ma la frenesia della vita attuale spesso non lascia spazio per questi pensieri.
L’andare al cimitero, lo scorrere i nomi e i volti dei tanti che ci hanno preceduto, aiuta il ricordo del bene e dell’amore che da essi abbiamo ricevuto.
La constatazione della caducità umana mette in discussione i nostri piccoli o grandi egoismi e ci porta a vedere e a puntare sull’essenziale della vita.
Indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno, è proprio per questi valori che io e la mia generazione continuiamo a credere nell’importanza del ricordo e del culto dei nostri cari che ci hanno preceduto.
Nonno Antonio
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Bellissimo questo pensiero!!!
Condivido tutto e ringrazio nonno Antonio per averlo scritto e questo mi fa meditare
Grazie Maria Teresa