La filosofia del consumismo: nuova vita alla bilancina

Carissimi nipotini,
in alcune precedenti letterine ho già avuto modo di parlarvi della filosofia del consumismo che spinge a produrre in continuazione.

Sembra addirittura che vengano usati materiali e logiche di costruzione che mirano a determinare la durata dell’oggetto.

Tale oggetto sarà poi rottamato, nei tempi previsti dai costruttori, perché non ci sono più riparatori, perché l’eventuale riparazione sarebbe antieconomica e perché le persone vengono stimolate con nuovi modelli abilmente proposti da una pubblicità martellante.

Il nuovo oggetto, spesso mantiene praticamente le stesse funzioni e potenzialità, ma viene arricchito da piccole e a volte inutili modifiche tecnologiche o semplicemente abbellito da un nuovo aspetto o nuova forma.

Purtroppo tutta la società diventa “vittima” di questo sistema e, anche volendo, è difficile andare controcorrente.

Ecco che allora ci si trova a doversi liberare periodicamente dall’oggetto vecchio, a volte anche se questo è ancora funzionante, per passare al nuovo modello.

Tutto questo ha creato il problema dello smaltimento e alcune ditte sono state obbligate a offrire la possibilità all’acquirente di ritirare il vecchio.

È stato istituito un servizio, eccellente e gratuito di ritiro elettrodomestici e oggetti tecnologici, a domicilio.

Sono sorte e potenziate le cosiddette “Isole ecologiche” dove è possibile conferire gratuitamente qualsiasi tipo di oggetto.

Questi vengono  divisi meticolosamente a seconda del materiale di cui sono composti, per permettere un migliore smaltimento e dove è possibile un riutilizzo del materiale di cui è composto il rifiuto stesso.

È appunto nell’isola ecologica del mio paese, dove mi reco spesso per il conferimento dei rami di potatura, che quel giorno ho visto un signore che stava per “lanciare” nel contenitore del ferro, una vecchia bilancina meccanica.

Gli ho chiesto se poteva darla a me e lui incuriosito, mi ha detto: “Ma cosa nel vuole fare? È tutta ammaccata e parzialmente arrugginita. E poi è laborioso pesare, mentre sono così comode e precise le nuove bilancine elettroniche”.

Io ho risposto “Mi piacciono questi oggetti. Vorrei provare a recuperarla e dargli una seconda vita”.

Con un sorriso”Prego gliela do volentieri, buon divertimento”.

Dopo aver ringraziato, sono tornato a casa ho raddrizzato un po’ il piatto della bilancia ed ecco come si presentava nel suo insieme.

Si tratta di una bilancina meccanica da cucina, Krups Perla che può pesare fino a 10 Kg.

È di produzione tedesca e la fabbricazione di questo modello sembra risalire agli anni 1960/70.

Ho incominciato a smontarla in tutte le sue parti ed eccola come appare.

Pian pianino sono andato a pulire tutte le parti e mi sono reso conto che alcune di esse, in particolare il piatto, aveva perso buona parte della sua smaltatura per cui per riportarle ad un aspetto decoroso e igienico ho pensato di colorarle con della tempera ad acqua.

Per ravvivare un po’ l’aspetto rendendolo più moderno e gradevole, ho scelto due colori vivaci.

Il rosso per alcune parti interne e per il grosso della struttura esterna,  l’ocra per il piatto di pesata.

Dove la cromatura in acciaio era ancora buona, l’ho mantenuta limitandomi a pulirla a fondo.

Dopo un paziente lavoro di tinteggiatura e pulizia, ecco come apparivano le varie parti della bilancia.

A questo punto l’ho rimontata, tarata con dei pesi certificati e posizionata in buona mostra e comodità su un tavolinetto vicino al piano di cucina.

Sono passati alcuni mesi da quando l’ho finita e sia io che mia moglie, che è la maggiore utilizzatrice, siamo entusiasti.

In particolare è stato bello e istruttivo per voi nipotini perché l’oggetto vi ha subito incuriosito e avete voluto imparare a pesare come si faceva 60 anni fa.

Nonno Antonio

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