63ma Monza Resegone

Carissimi nipotini,
è con ammirazione verso questi atleti e con orgoglio di genitori per la seconda partecipazione di uno dei nostri due figli, che dedichiamo questa letterina alla mitica corsa che è arrivata alla sua 63° edizione.

Non è da tutti cimentarsi in una prova fisica così impegnativa ma ci sono molti altri valori e doti che ci fanno essere ugualmente orgogliosi anche del nostro figlio maggiore.

Siamo certi quindi che tutti e sei i nostri nipotini tiferanno allo stesso modo appassionato, perché il papà e lo zio possa concludere positivamente questa impegnativa corsa.

Abbiamo detto giustamente concludere perché arrivare a Capanna Monza a 1170 metri s.l.m., dopo aver compiuto 42 Km, è sempre una vittoria.

Per la sua durezza e la sua particolarità, questa è una corsa che si deve preparare con largo anticipo.

In pratica già con la fine della corsa si mettono le basi per quella dell’anno successivo.

Lo scorso anno, il terzetto di cui faceva parte nostro figlio, era stato messo assieme all’ultimo momento, tant’è che era stato scelto il nome  de “I mai visti prima”.

Quest’anno invece era stato programmato per tempo un terzetto di amici, uno dei quali si è fatto promotore fondando e sponsorizzando il terzetto con il nome di “Autofficina Molgora Running”.

Purtroppo in fase di preparazione avanzata, Stefano, titolare dell’autofficina sponsor, ha dovuto rinunciare per un improvviso e temporaneo problema di salute e quindi si è dovuto cercare in tutta fretta un altro atleta.

Il terzetto definitivo è quindi composto da nostro figlio, un altro Stefano e Carlo.

Anche quest’anno ci è toccato il privilegio di raccogliere il terzetto e portarlo a Monza per la partenza.

È stato un bel modo per conoscere i due partecipanti.

I ragazzi, bisogna chiamarli così perché per la loro simpatia, per il loro entusiasmo, per la loro semplicità e anche per il loro aspetto che, sarà forse per l’effetto benefico dello sport, non dimostrano certo la loro età.

Prima di andare verso Monza, assieme con il terzetto abbiamo fatto tappa presso la casa dell’appassionato amico Mario che si è offerto di seguirli con la moto sulla quale c’erano a disposizione borracce e genere di pronto intervento.

Qui era presente anche Stefano dell’autofficina Molgora a cui vanno gli auguri di una pronta guarigione.

Era veramente dispiaciuto di non poter partecipare, ma tutti erano concordi nell’affermare che nella prossima edizione avrà modo di rifarsi abbondantemente.

Assieme hanno fatto la foto di gruppo, qualche battuta, qualche pacca sulle spalle e via verso il luogo di partenza scrutando il cielo che sembrava volesse scatenare un violento temporale.

(mettere, se vuoi, la foto di gruppo)

Alle 20,30, tornati da Monza, dopo una cena veloce ci siamo precipitati in piazza della Chiesa di Osnago dove anche quest’anno era stato posto il 1° cambio della corsa a staffette che incominciavano a partire dalle 20 e il ristoro per le squadre dei terzetti che sarebbero partiti, con un intervallo di 30 secondi, attorno alle 21.

La piazza della chiesa era gremita all’inverosimile e abbiamo fatto fatica a trovare un posto dietro le transenne.

Il team dell’autofficina Molgora aveva il numero 73 e la partenza era programmata attorno alle 21,24.

Un simpatico speaker del team della corsa accoglie e sprona ogni arrivo.

Tutti applaudono ed incitano gli atleti tra i quali anche parecchie donne.

Finiti gli arrivi delle staffette incominciano ad arrivare i primi terzetti accolti con applausi ed incitamenti ancora più forti.

Per loro, come ogni anno, anche in ricordo di Aldo Mantovani compianto alpinista osnaghese scomparso tragicamente in montagna nel 1984 e a cui continua ad essere dedicata questa corsa, il nostro gruppo alpini ha offerto un ricco ristoro.

Tra un applauso e l’altro, finalmente si intravvedono in lontananza tre maglie rosse.

“Forse sono loro? Si sono proprio loro!”

Lo speaker annuncia l’arrivo del terzetto numero 73”.

Carlo, Stefano e nostro figlio passano via come frecce.

Non si fermano nemmeno per il ristoro.

Per noi, c’è solo il tempo dello scambio di uno sguardo e poi vediamo che a nostro figlio si affianca il suo primogenito di 10 anni sbucato non si capisce da dove.

Il papà prende per mano il figlio e insieme percorrono una decina di metri per poi lasciarsi e proseguire assieme ai suoi due compagni verso quella capanna Monza che è ancora tanto lontana.

Abbiamo saputo dopo che una ventina di metri più avanti anche le due figlie, per alcuni metri, si sono affiancate al papà.

“Che bello! Un’emozione nell’emozione”.

Verso le 24, arriva l’ambulanza e la macchina di fine corsa.

Gli ultimi scambi di opinione sulla bellissima corsa, gli ultimi saluti agli amici e via verso casa.

A letto il sonno stenta ad arrivare.

Le immagini della corsa, della folla, il pensiero che gli atleti stanno ancora correndo arrampicandosi nella parte finale del percorso dove in alcuni tratti non solo non si riesce a correre ma si sale a quattro gambe, occupa la mente.

Probabilmente ci appisoliamo un po’.

Improvvisamente ci svegliamo, sembrano essere passate ore ma sono solo le tre.

Subito controlliamo il cellulare dove un messaggio di nostro figlio ci annuncia che attorno alle 2,10 sono felicemente arrivati.

“Benissimo, ora possiamo riposare, mentre gli atleti devono ancora affrontare a piedi tutta la discesa che da Capanna Monza porta a Erve dove uno dei tre nei giorni precedenti ha parcheggiato la sua macchina”.

Naturalmente la discesa, non più legata alla corsa e con nel cuore la soddisfazione di avercela fatta, è più leggera e non importa se a casa arrivano alle 5 di mattina.

Un paio d’ore di sonno e poi via a condividere l’avventura con le rispettive famiglie.

Non stiamo a calcolare i tempi.

Né noi né loro sono interessati alla classifica.

Quello che conta sono i sentimenti di amicizia, di intesa, di condivisione di fatiche e gioie che si è creata tra di loro.

Quello che conta sono gli esempi di vita sana, di conquista di valori con la fatica; sono le emozioni che simili competizioni riescono a suscitare all’interno del gruppo, nei familiari e nella moltitudine del pubblico che indistintamente tutti ha applaudito.

Nonno Antonio e nonna Lina

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