Il mio secondo impianto di zampe di asparago
Carissimi nipotini,
il mio secondo impianto degli asparagi, un ortaggio che richiede molto tempo per poter fruttificare, mi ha dato lo spunto per una riflessione che desidero condividere con voi.
Anche se la similitudine può sembrare assurda e quasi irriverente, credo che questo mio lavoro di oggi rientri pienamente nella filosofia che ha dato il titolo a questa letterina.
“Lavorare pazientemente ignorando chi raccoglierà i frutti” tratto da un discorso di Alcide De Gasperi per il quale sicuramente la parola “frutti” era intesa in senso metaforico e non strettamente botanico.
Una similitudine più attinente, la si può ricavare anche dal proverbio “chi semina datteri, non mangia datteri ”.
Secondo questo modo di dire, chi decide di piantare palme da dattero è consapevole che non potrà godere dei frutti, in quanto la pianta incomincia a fruttificare solo circa dopo cento anni.
I tempi della fruttificazione di un impianto di asparagi non è certo paragonabile a quello dei datteri, ma si calcola che per arrivare al pieno della produzione siano necessari almeno 3 anni e se ben curata e concimata la pianta può continuare a produrre per circa 20 anni.
Quindi mi verrebbe da dire. “Ma chi me lo fa fare?” All’età di ormai 75 anni, il mio è un atto di fiducia nel futuro, ma è un lavoro che seguirò con passione nelle sue varie fasi e, quando arriveranno i frutti, sicuramente qualcuno li raccoglierà.
In campi e in tempi completamenti differenti, la filosofia portata avanti dallo statista Alcide De Gasperi, si evidenzia da uno stralcio di un suo famoso discorso tenuto attorno al 1906, dove ebbe a dire:
“Dobbiamo lavorare pazientemente ignorando chi raccoglierà i frutti, ma certi che verranno.
Alla fine della nostra giornata il nostro lavoro si aggiungerà al progresso di mille che marciarono tutti verso il trionfo del Bene e del Buono, fiduciosi in questo trionfo, checché ne dicessero i malvagi e gli indifferenti”.
Questo spaccato di un suo discorso è stato pubblicato recentemente dalla fondazione “Trentina Alcide De Gasperi” e utilizzato per la costruzione degli auguri per l’anno 2025 con questa frase, presa dal sito, che riporto integralmente:
“Le parole di un De Gasperi poco più che ventenne, ci aiutano a non limitare lo sguardo a ciò che si è già raggiunto: chi semina bene non sempre vede il risultato immediato, ma il tempo darà i suoi frutti”.
Senza conoscere probabilmente il grande statista e la scienza della filosofia, anche il mio caro nonno paterno, era ispirato da questo sano e ottimistico concetto.
Come ho già avuto modo di parlare nelle mie letterine, il mio nonno Giovanmaria è vissuto fino a 96 anni e fino quasi all’ultimo era animato da un sano ottimismo e da una voglia di vivere e lavorare che non era condizionata dalla propria età.
Da agricoltore qual era, ha continuato a seguire la sua campagna piantando, fino all’ultimo, nuove “barbelle” di vite che impiegano 3 anni prima di dare il primo grappolo di uva.
Torniamo ora alle nostre “zampe di asparago” la cui procedura di impianto è stata praticamente analoga a quella spiegata e documentata nella mia letterina del 23 maggio del 2023, intitolata appunto “Il mio impianto degli asparagi”.
È la stessa procedura che è ben illustrata sulla scatola di vendita, la cui foto caratterizza questa letterina.

Sono passati due anni da allora e le poche zampe che hanno attecchito (la maggior parte erano praticamente avvizzite al momento dell’impianto), hanno iniziato solo quest’anno a fare qualche timido asparago che però non deve essere colto per permettere alla pianta di rinforzarsi.
Forse nella prossima primavera, dopo 3 anni, si potrà tentare di raccoglierne qualcuno.

Volendo trovare una morale a questa mia piccola riflessione si potrebbe dire che le cose che richiedono tanto lavoro e tanto tempo di attesa, sono quelle che danno più soddisfazione.
L’altro grande insegnamento è proprio quello di non accontentarsi mai di quanto si è raggiunto, ma di continuare fino all’ultimo a sognare e a “seminare bene”, dove “seminare” naturalmente è inteso in senso metaforico, senza preoccuparci se noi ne potremo raccogliere i frutti.
È la filosofia che ci porta ad uscire dalla logica egoistica di “seminare” e di pensare solo al nostro personale tornaconto, e di tendere a lavorare altruisticamente cercando di non sfruttare le risorse della terra solo per noi, ma di conservarle integre anche per le generazioni future.
Nonno Antonio
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