Alla mia cara mamma

Alla mia cara mamma (classe 1917 – detta anche Maria dei “Muliner”)

Carissimi nipotini,
quest’anno, come ho fatto anche per il mio papà, mi sono tuffato nei ricordi della mia cara mamma anche se questo mi ha provocato un po’ di malinconia ma sentivo che era il modo migliore per onorarne la memoria.

Prima di entrare nello specifico della mia mamma, vorrei prendere in esame la tipologia e la diversità degli auguri di tre generazioni diverse.

– Voi, come tutti i bambini, con la vostra spontaneità e la vostra dolcezza, fate gli auguri alla vostre mamme con un grosso bacio e con un disegno, dove di solito accanto alle parole “ti voglio bene mamma” troneggiano una serie di cuori e di fiori.

Sono semplici biglietti ma per le mamme valgono più di ogni altra cosa. Esse si stringono al cuore i loro tesori e archiviano gelosamente le letterine, tra le loro cose più preziose.

I vostri genitori di solito fanno gli auguri alle loro mamme, le vostre nonne, con una telefonata e con un fiore o una scatola di cioccolatini.

Il rapporto tra adulti è in apparenza più freddo, con meno fronzoli, ma non per questo l’affetto e l’amore reciproco di madre e figlio è meno intenso.

I vostri nonni, raramente hanno ancora la fortuna di poter fare direttamente gli auguri alle loro mamme e quindi per loro il giorno della festa della mamma si trasforma in un giorno di ricordi.

Io faccio parte di questa categoria e il giorno della mamma lascio andare la mia memoria ai lontani anni della mia infanzia.

Vedo la mia mamma sempre presa dai lavori domestici, combattendo con i dolori reumatici che già molto presto hanno incominciato a tormentarla.

La vedo nella semplicità della sua vita quotidiana prendersi cura della casa e della sua famiglia con i modesti mezzi derivanti dal lavoro di operaio del marito.

La vedo seduta su una seggiolina, vicino alla porta finestra per sfruttare al meglio la luce solare, rammendare la biancheria sua, del marito e dei tre figli.

La vedo ancora nella giornata dedicata al bucato.

All’epoca non esisteva la lavatrice e anche quando divenne disponibile lei ha sempre fatto fatica ad accettarla perché diceva con un’espressione colorita “la lavatrice non ha gli occhi per vedere dove sono le macchie”.

La biancheria veniva divisa per tipologia e sistemata in vari bagnini o mastelli che occupavano quasi tutto il garage.

E poi insaponare, spazzolare, risciacquare, strizzare, stendere, stirare. Quanto lavoro, quanta fatica!

Su quell’asse da lavare appoggiata al mastello, dove ha passato tante ore sopportando il mal di schiena, oggi nella giornata della sua festa, ho pensato di posare simbolicamente una rosa.

Ecco quindi la spiegazione del disegno che ho voluto mettere a caratterizzare questa letterina.

-La vedo la domenica pomeriggio quando, nell’unico momento della settimana che si concedeva una pausa, far visita o ricevere la visita della cara sorella Letizia.

La vedo nel faticoso periodo in cui, lei, il mio papà e in parte anche noi perché eravamo abbastanza grandi, con sacrifici siamo riusciti a ristrutturare una casa più grande.

-Vedo la tristezza nei suoi occhi quando, ad uno a uno, noi figli ci siamo sposati e abbiamo lasciato la casa paterna.

Ricordo che era solita dire “quando eravate piccoli avevo bisogno di spazio e non l’avevo, ora che c’è lo spazio non ci siate più voi”.

Vedo la sua preoccupazione e le sue lacrime per la malattia di mio padre.

-Vedo la sua disperazione quando purtroppo è rimasta sola.

-Vedo i faticosi anni della sua vecchiaia e della sua solitudine.

-Vedo la sua malattia finale. Ricordo la sensazione di impotenza ad aiutarla e a farle compagnia perché abitavo lontano.

-Ricordo il giorno che mi ha lasciato. Quel giorno io e la nonna Lina eravamo con lei, ma nell’attimo dell’ultimo respiro c’era solo la nonna Lina ed è stata lei a raccogliere l’ultimo sguardo che forse cercava anche il mio.

Scusate, forse sarà per l’età o forse per il rimorso di  avergli dato qualche dispiacere o non essere riuscito sempre a dimostrarle il mio affetto, ma mi sono emozionato troppo lasciandomi prendere da sentimenti di tristezza e malinconia e cerco quindi di chiudere con dei ricordi positivi.

-Voglio ricordarla nei momenti sereni, quando mi salutava prima che uscissi da casa per andare a scuola o quando la sorprendevo a canticchiare le canzoni popolari che le piacevano tanto.

Voglio ricordarla quando i suoi occhi brillavano alla vista dei suoi cari nipoti e quando, ogni mercoledì e domenica, immancabilmente ci telefonavamo.

Oggi, nel giorno dedicato al pensiero per le mamme, sono sicuro che da lassù lei mi vede e sorride e quindi voglio dirgli: “Ciao mamma, auguri! Ti ho voluto e ti voglio tanto bene”.

Nonno Antonio

Famigliaontheroad è un blog in continuo aggiornamento! Se volete rimanere aggiornati, seguiteci sui nostri account social Instagram e Facebook.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *