Poema della croce (Alda Merini)

Carissimi nipotini,
per parlare e fare gli auguri per una serena Pasqua, la celebrazione cristiana più importante in assoluto, quest’anno ci permettiamo di utilizzare le parole della grande poetessa Alda Merini.

Qualche giorno fa, nella nostra biblioteca comunale, mi sono imbattuto in un piccolo libretto dal titolo “Poema della croce”, edito nel 2004.

Sapevo che Alda Merini, pur a modo suo, era molto attenta e vicina al mistero di Dio e in particolare al cristianesimo cattolico.

Non sapevo però che avesse scritto addirittura un poema, composto da una cinquantina di piccoli brani, sulla passione, morte e risurrezione di Gesù.

Questo poema è inoltre impreziosito da una lunga e appassionata prefazione del celebre biblista e amico personale della Merini, Cardinal Gianfranco Ravasi.

Come ho già avuto modo da scrivere in passato, entrambi i personaggi hanno un legame stretto con il paese di Osnago.

Ravasi, pur essendo nato a Merate, è cresciuto ad Osnago dove abitano ancora le sue due sorelle e dove ritorna ogni anno durante le vacanze natalizie.

La Merini è stata amica intima per tantissimi anni con il poeta ed editore Alberto Casiraghy che vive e lavora a due isolati da casa mia e con il quale ho un ottimo rapporto di stima e amicizia.

Ho scelto uno dei tanti brani, ne potevo scegliere tanti altri, che fanno parte di questo poema.

Prima di riportarlo, vorrei anticipare una piccola parte della prefazione di Monsignor Ravasi e una prefazione dell’opera, da parte della stessa autrice.

“Leggendo  queste e altre sue poesie mi è affiorato alla mente un curioso accostamento.

Nella tradizione orientale greca amatissimo è un poeta mistico, romano il Melode, di famiglia ebraica siriana, divenuto cristiano e successivamente diacono della chiesa della Vergine nel quartiere di Ciro a Costantinopoli, durante il VI secolo.

Ebbene, egli decise di trasformare le prediche in poesia, di tenere cioè omelie lirico-drammatiche, accompagnate da una melodia.

Anche Ada vuole a suo modo cantare la vita, la morte, e la pasqua di Cristo, trasformando la sua poesia in un messaggio di amore e di speranza.

Ed è appunto lei che, dopo aver composto il “Poema della croce”, ha raccolto in una lettera, indirizzata a me ma evidentemente a tutti i suoi molti amici, il senso ultimo di quel suo cantico cristologico. Scriveva:”

(Monsignor Gianfranco Ravasi)

“Il poema della croce rappresenta una baldoria di odio e sregolatezza inutile che ha per oggetto un uomo completamente innocente.

Non ci vuole molto per una persona che ha subito crocefissioni inutili identificarsi in Gesù e con il suo estremo sforzo di superare la morte.

Però credo che il cristianesimo e la poesia siano stati creati per la gioia dell’universo e non per le mie personali esperienze.

La “Terra Santa” è anche il deserto della fede, dove però gravita l’ombra del “Resurrexit”.

Chissà se l’uomo disperato ha voglia di risorgere o di addormentarsi pietosamente in Dio.

Io credo, io che sono volgarmente detta “Donna d’amore”, di aver conosciuto, in amore, molti rovesci di fortuna, ma non voglio arrivare a Dio per queste strade: voglio prima ritrovare la gioia che ho perso per poterlo lodare all’infinito.

(Alda Merini)

Ed ecco quindi il piccolo brano che ho scelto:

Leggimi nel pensiero, padre, vedi, l’amore sapeva ogni dolore,

vedi che sono il primo dei morti e forse l’ultimo che non vede vendetta.

Il legno per non sentire gli spasimi, il legno per non sentire il dolore,

il legno che come una falce falcerà tutti i reprobi della terra.

Il legno come cosa giusta. Debbo onorare Giuseppe.

Morirò su un legno

nella memoria di colui che mi ha allevato e tenuto in gran conto il mio corpo.

Io, figlio di un falegname, ho scelto il legno per morire

ma dal legno si alzerà la mia gloria.

Devo onorare colui che ha cresciuto la mia adolescenza.

È giusto che dicano: “Costui è figlio di un povero”,

ma è anche giusto che provi che sono

figlio del creatore, e quindi devo risorgere.

Il mio Padre primitivo io lo onoro con la mia morte.

Ma il Padre che mi ha generato e che mi ha creato

ne sarà ugualmente onorato  dal mio sepolcro.

(Alda Merini)

Credo che alle parole di questi due grandi personaggi non ci sia niente da aggiungere.

Raccolgo il pensiero del mistero cristiano di risurrezione e di speranza per augurare che tutti, in questa pasqua, possiamo esaudire ogni desiderio custodito nel segreto del nostro cuore.

Pasqua significa passaggio.

Sia quindi questo periodo un passaggio dalle nostre fatiche quotidiane verso un modo più sereno di pace e di gioia.

Nonno Antonio e nonna Lina

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