Ricordo di Alice Cristofoli Tinti

Carissimi nipotini,
oggi io e la nonna vogliamo parlarvi di una signora specialissima che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e frequentare per qualche anno in una residenza per anziani.

Il primo marzo ricorre l’undicesimo anniversario della sua scomparsa e noi la ricordiamo con tanto affetto e gratitudine.

In alcune letterine precedenti abbiamo già avuto modo di parlare della signora Alice ma vogliamo inquadrare meglio l’episodio della sua conoscenza e aggiungere altri particolari sulla sua figura straordinaria.

Attorno al 2009, fresco di pensione, assieme ad una coppia di amici ho iniziato una volta alla settimana, a fare delle visite nella RSA S. Francesco di Milano.

Le visite consistevano nel salutare tutti gli ospiti ricoverati sui tre piani, chiacchierare un poco con loro e, quando il tempo lo permetteva, accompagnarli in una passeggiata nel parco lungo la Martesana.

Dopo un paio d’anni si unì anche la nonna e quindi ogni giovedì mattina, questo era il giorno scelto, tutti e quattro attorno alle 9,30 entravamo alla S. Francesco.

Non ricordiamo per quale ragione fosse stato scelto il giovedì mattina, ma per noi e per gli ospiti divenne per molti anni, un appuntamento fisso ed inderogabile, tanto che alcuni ospiti ci avevano battezzato “Gli amici del giovedì”.

Tra i tanti ospiti, istaurammo un rapporto via via sempre più intenso con una signora quasi novantenne dal nome di Alice.

All’epoca io e la nonna eravamo anche catechisti e così incominciammo a parlarle del programma di catechesi dei nostri ragazzi, riportando poi i suoi suggerimenti e saluti agli stessi.

Nacque così un bellissimo rapporto epistolare tra i ragazzi e Alice che andò avanti fino alla sua scomparsa.

La signora Alice, che non aveva avuto la fortuna di diventare nonna, negli scambi di letterine che dettava alla figlia Bianca, prese l’abitudine di chiamarli “I miei nipotini” e loro rispondevano chiamandola affettuosamente “Nonna Alice”.

La foto all’inizio, accompagnata dalla lettera molto commovente dettata dalla Sig.ra Alice alla figlia Bianca, testimonia appunto il particolare legame con i bambini del catechismo.

Nella sua vita ha sempre manifestato una particolare attenzione e sensibilità per i problemi sociali e in particolare frequentava con assiduità ospedali e ricoveri di Milano, intrattenendosi con gli ammalati per lunghe ore al giorno.

Per questa sua attività di volontariato, è stata intervistata e premiata più volte e probabilmente è stata tra le ideatrici e le fondatrici della filosofia dell’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri).

Purtroppo, negli ultimi anni della sua lunga vita, ha dovuto passare “Dall’altra parte del letto” in quanto essendo diventata praticamente cieca e paralizzata ha dovuto ricoverarsi in una casa di cura dove è rimasta fino alla fine sempre seguita amorevolmente dalla figlia Bianca e da tutto il personale della struttura.

Non c’era ospite che a turno ogni giorno non passasse a salutarla, magari semplicemente affacciandosi alla sua cameretta e pronunciando un “Ciao Alice”.

Per tutti lei sapeva trovare sempre parole gentili di aiuto e di conforto.

Era una donna dalla grandissima cultura (ha lasciato moltissime poesie delle quali noi ne conserviamo una parte e magari poco per volta le condivideremo) e dalla fede granitica.

Nelle nostre chiacchierate, spesso l’argomento toccava appunto la sua grande e profonda religiosità.

Una fede che non era e non è mai stata solo teoria.

Nella sua lunga vita ha saputo applicare concretamente il messaggio di amore per il prossimo cercando di aiutare sempre i più poveri, i più deboli e in particolare gli ammalati.

Quando fu completamente allettata e cieca, la memoria e la sensibilità sopperirono alla vista tanto che sapeva riconoscere le persone dalla voce e spesso anche solo dal contatto con la mano.

Ad ogni incontro, ci regalava perle del suo amore per il prossimo ma soprattutto per Dio.

Spesso ci raccontava che nelle sue lunghe ore di solitudine e di immobilità del letto, fissava la parete dove sapeva essere appeso il crocifisso e pian piano quel Gesù martoriato sulla croce, scendeva e veniva tra le sue braccia e se lo coccolava fino a quando entrambi si addormentavano sereni uno nelle braccia dell’altro.

Pensiamo che questo sogno ricorrente ad occhi aperti sia stato un regalo di Gesù per il bene da lei compiuto in vita e una anticipazione di quanto dolce e bello sarebbe stata la sua vita futura, dopo il passaggio su questa terra.

Un poco per gioco ha incominciato a chiamarci “I miei discepoli” e noi scherzavamo su questo nome ma, dentro di noi, ne eravamo immeritatamente contenti e lusingati.

Certo che ci ha lasciato una bella ma pesante eredità: raccontare e testimoniare la fede nella vita quotidiana così come ha sempre fatto lei.

Non sarà facile ma, con il suo ricordo e la sua intercessione, ci proveremo.

Tante cose avremmo ancora da dire su di lei, ma oggi ci limitiamo a salutarla con un “grazie” e un “arrivederci” che è anche il titolo della bellissima poesia che lei stessa dedicò al marito molti anni prima quando prematuramente scomparve.

ARRIVEDERCI

 Appoggia l’arnese e vai, lasciati riposare:

sotto il roseto deponi le tue membra,

un lungo bacio eterno ti accompagna.

Sarò sempre con te, fino a quando

nell’universo danzeremo insieme senza dolore.

Tua Alice

Oggi sicuramente danza felice nell’universo insieme a suo caro marito e al genero Valerio, vicino a quel Gesù che ha tanto amato e che spesso ha sognato di tenere tra le braccia.

Da lassù, siamo certi che continuerà a guardare con occhi benevoli la figlia Bianca, i “Suoi nipoti”, i “Suoi apostoli”, e quanti hanno avuto la fortuna di incontrarla.

nonno Antonio e nonna Lina

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1 commento

  1. Ho avuto anch’io il piacere di conoscere nonna Alice e di ammirarla per la sua forza, la sua saggezza e soprattutto per la sua fede.
    Sono certa che anche lei, da lassù, si ricorderà di noi, dei suoi nipotini e di Antonio e Lina che puntualmente le facevano visita di giovedì.
    A lei dedico oggi un abbraccio e una preghiera!

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