Gufi o allodole?

Carissimi nipotini,
oggi voglio parlarvi di un piccolo problema che periodicamente mi coinvolge e mi condiziona: l’insonnia.

Sicuramente e per fortuna non è un problema che riguarda voi bambini e per questo motivo vi chiedo di archiviare momentaneamente questo argomento e di godervi il vostro “sonno innocente e beato”.

Ci sono persone che, per la loro predisposizione, la sera e la notte sono più attive e quindi tendono ad andare a dormire molto tardi e di conseguenza a far fatica a svegliarsi al mattino.

Questi per similitudine di comportamento vengono definite “Gufi”.

Ci sono poi persone che sono molto attive al mattino presto, mentre la sera si sentono stanche e sentono il bisogno di coricarsi presto.

Quest’altre, per similitudine di comportamento, vengono definite “Allodole”.

Io faccio parte sicuramente delle Allodole.

La scienza dice che, l’essere gufo o allodola, dipende da una predisposizione genetica che si raccoglie nei “Cronotipi” che vanno ad influenzare il funzionamento del nostro orologio interno che, a sua volta, regola il nostro ritmo sonno-veglia.

Fin qui non ci sarebbe nulla di strano perché in teoria dovrebbe bastare mettere in atto delle diverse abitudini di vita.

Purtroppo non è così facile perché gli impegni di lavoro, la vita in famiglia, la vita di società, il carattere personale, spesso scoraggiano o addirittura impediscono di assecondare il nostro “orologio interno del corpo”.

Alla lunga, lo stile di vita che in qualche modo va contro al nostro ritmo sonno-veglia, rischia di provocare dei disturbi che possono sfociare in ore insufficienti di sonno o addirittura in insonnia.

Credo che sia proprio per questo insieme di fattori, che sin da giovane ho manifestato alcune difficoltà a dormire regolarmente.

A conferma di questo fatto già nel lontano gennaio 1986, assecondando la mia inclinazione a scribacchiare, ho scritto questa poesia:

Insonnia

Lunga è la notte per chi conta l’ore in una smania

di agitazione che è priva di ogni fondamento

ma che pur fa rigirar nel comodo letto

diventato ormai una tortura.

I pensieri più brutti si affacciano alla mente,

ombre di coloro che più non sono,

ombre del nostro passato,

ombre del nostro futuro.

La mente cerca disperatamente

di scacciare quei pensieri cupi, ma essi,

come in un vorticoso moltiplicarsi,

più numerosi si ripresentano.

Finalmente il nero viene addolcito

dal primo filo di luce che si fa sempre più robusto

fino a scacciare completamente il buio: è l’alba,

l’alba di un nuovo giorno e l’animo finalmente si placa.

Anche il corpo che ha lottato con la mente,

ora si rilassa e ristoratore

arriva il sonno a livellare

ogni tormento e ogni dolore.

(Antonio, gennaio 1986)

Questi pensieri, questa piccola poesia senza alcune pretese letteraria, l’avevo dimenticata e mi è ricomparsa in questi giorni sfogliando un libretto di un concorso di poesia locale del 2003, nella quale l’avevo inserita.

Potendo correggerla e completarla ora, con la consapevolezza di una vita passata ad alzarmi presto, sostituirei l’ultima strofa e ne aggiungerei altre due-

Il corpo che ha lottato con la mente

sente ora il bisogno di riposare

mi giro e mi rigiro, ma sono le sei

 e a letto più non riesco a stare.

In silenzio, per non svegliare mia moglie,

stiracchiandomi mi alzo, faccio colazione

guardo il telegiornale e poi mi siedo,

la mia nuova giornata a programmare.

In fondo l’esser allodola

non è poi così male:

ogni meravigliosa alba posso ammirare

e le ore della mia vita allungare.

(Antonio, gennaio 2025)

In questi pensieri, soprattutto nelle tre strofe di oggi, c’è molto di me.

Questi momenti del mattino alla fine mi sono diventati cari e preziosi, fa niente se poi la sera spesso finisco per abbioccarmi sul divano.

Questa, come tutte le altre letterine della mia rubrica nascono, vengono masticate, corrette e definite proprio nelle prime ore del mattino.

Durante la notte non è insolito che la mente vada all’argomento che sto scrivendo pensando e fantasticando su nuovi pensieri.

Al mattino appena alzato, ancor prima di potermi sedere, per paura di dimenticarmi, mi capita di prendere appunti sulle parole o sulle idee che ho pensato la notte.

Finita la colazione apro il computer e inizio, aggiungo o correggo quello che le ombre della notte mi hanno portato in dono.

Nonno Antonio

L’immagine di copertina è di Luca Daviddi

Famigliaontheroad è un blog in continuo aggiornamento! Se volete rimanere aggiornati, seguiteci sui nostri account social Instagram e Facebook.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *