Contro la logica del consumismo (lavoretti invernali)

Carissimi nipotini,
il boom economico iniziato negli anni 60/70 del secolo scorso ha imposto la necessità di aumentare sempre di più la produzione dei beni di consumo, spingendo a creare oggetti che, per i materiali impiegati nella loro costruzione, hanno una durata limitata.

Si è così instaurata la filosofia dell’usa e getta.

La limitata durata dei beni e il costo crescente della mano d’opera hanno scoraggiato e reso antieconomiche le eventuali riparazioni.

Ultimamente, qualche economista e qualche scuola di pensiero incomincia a mettere in dubbio la filosofia del consumismo, che non ha risolto la povertà anzi ha aumentato le diseguaglianze.

Inoltre l’eccessiva produzione industriale sta progressivamente assottigliando le risorse naturali della nostra terra, inquinando il suolo, le acque e i cieli, con conseguenze sempre più pesanti per la salute, mettendo serio rischio la sopravvivenza di tutti gli esseri della terra.

Io non sono certo all’altezza di argomentare scientificamente le due scuole di pensiero.

Per educazione ricevuta e per  età anagrafica quando vedo qualche oggetto rotto, mi dispiace buttarlo e, nel limite delle mie capacità, cerco di ripararlo.

È in questa ottica che, anche quest’anno, ho iniziato il lavoro di manutenzione delle persiane di legno.

Le persiane di legno sono belle e calde, ma se non vengono adeguatamente curate e protette, la pioggia, il sole, il caldo e il freddo, le deteriorano molto rapidamente.

Le mie hanno ormai 30 anni e, senza la periodica manutenzione, avrei dovuto sostituirle da tempo.

In particolare questo autunno/inverno vorrei riprendere le persiane delle 5 aperture del primo piano.

Incomincio con un’anta delle persiane della porta finestra che da sul balconcino.

Probabilmente durante l’anno ha assorbito l’acqua che ristagna sulla soglia di marmo e il legno ha incominciato a gonfiarsi e sfaldarsi.

L’ho posizionata su un cavalletto e ho tolto tutto il legno deteriorato cercando di arrivare al legno sano  con delle superfici diritte.

Ho preparato una sagoma di cartoncino esattamente uguale alla parte mancante.

Ho riportato poi la sagoma di cartone su un’asse di recupero e sono andato a tagliare l’inserto per la riparazione della mia persiana.

Naturalmente ho tagliato approssimativamente, cercando di stare abbondante e poi, pian piano con la lima ho cercato di adattarlo perfettamente alla parte mancante.

A questo punto ho spalmato, la parte mancante e il nuovo inserto, con abbondante colla vinilica e sono andato a posizionare il pezzo che ho costruito, pulendo alla fine, con uno straccetto, la colla in eccesso.

Dopo un paio di giorni, a colla perfettamente asciutta, sono andato a dare ancora una piccola e definitiva limata in modo da pareggiare perfettamente l’inserto con la parte vecchia della persiana.

A tappare i piccoli solchi di congiunzione tra il legno vecchio e quello nuovo, avrei dovuto mettere dello stucco o del silicone per legno.

Essendo però momentaneamente sprovvisto mi sono accontentato di dare l’impregnante alla parte nuova e poi di riprendere tutta l’anta con una mano di gel protettivo incolore.

Come si può vedere nella foto della persiana finita messa all’inizio, questa riparazione è costituita dall’inserto a destra a forma di “q” che va ad aggiungersi all’inserto rettangolare più ampio, fatta un paio d’anni fa.

Entrambe le riparazioni non sono invisibili però quello che conta è di aver tolto le parti deteriorate, fermando almeno momentaneamente il degrado del legno, e aver sostituito le parti mancanti con del legno sano.

In ultimo, ma non per importanza, c’è la soddisfazione personale di essere riuscito, praticamente a costo zero, a prolungare la vita di questo serramento che secondo la logica consumistica e i tanti bonus, forse troppi, poteva essere sostituito già qualche anno fa andando ad appesantire lo smaltimento e soprattutto aumentando la deforestazione a causa della nuova richiesta di legno.

Nonno Antonio

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