Carissimi nipotini,
nella mia precedente letterina, attraverso la testimonianza della vita del Sig. Giuseppe Bonanomi, uno dei pochi sopravvissuti ad un campo di concentramento, ricordavo l’annuncio dell’Armistizio dell’8 di settembre del 1943.
Un po’ di tempo fa Merateonline aveva pubblicato un articolo in cui la nipote di Giuseppe Bonanomi, Chiara Spreafico, nel corso di una delle sue tante testimonianze di denuncia degli orrori della guerra, aveva ufficialmente presentato un libretto di poesie del nonno.
Per una strana casualità, oppure come dice la nipote, per un disegno superiore guidato da “lassù” dall’amato nonno, una copia di questo libretto è finito nelle mie mani.
La data del suo arresto, che casualmente coincideva con la data della dichiarazione dell’Armistizio, mi ha ispirato a scrivere un articolo, riportando anche una sua bellissima poesia.
Nell’articolo di Merateonline, al quale mi sono ispirato, c’erano delle piccole e involontarie imprecisioni che io ho replicato anche nella mia letterina.
La nipote ci tiene a chiarirle e per questo mi ha inviato un bellissimo messaggio che mi ha pregato di pubblicare.
Nelle sue parole, oltre le piccole correzioni sulla vita del nonno, ci sono degli immeritati ringraziamenti per la mia rubrica ma soprattutto viene ribadita con forza l’importanza e la necessità di ricordare la tragedia della guerra per non ripetere gli errori del passato.
Riporto con piacere il testo integrale.
Il giorno venerdì 6 set 2024 alle ore 19:23 Chiara Spreafico ha scritto:
Gentilissimo nonno Antonio (se posso permettermi di chiamarla così), la ringrazio ancora di cuore per la sensibilità con cui ha valorizzato la testimonianza e la poesia sui lager nazisti scritte dal mio caro nonno Giuseppe Bonanomi inserendole nella rubrica del blog di suo figlio.
Non è da tutti saper apprezzare l’animo di una persona umile e creativa, qual era il mio nonno, senza conoscerla direttamente se non tramite una poesia e la testimonianza della nipote trascritta in un articolo di giornale.
La stimo molto per aver creato questa rubrica che lascia un’amorevole traccia di ricordi ai suoi cari nipoti, che sicuramente ne faranno tesoro nella vita.
Anch’io, come lei, ho voluto tramandare alcuni ricordi di famiglia legati al mio caro nonno materno.
Infatti, dopo tanti anni, finalmente ho deciso di realizzare un piccolo “sogno” nel cassetto: essere la portavoce delle testimonianze di mio nonno sui lager nazisti nelle scuole e nelle biblioteche e… ora, grazie a lei, nonno Antonio, anche sui blog.
Mio nonno materno, Giuseppe Bonanomi, è stato deportato nei campi di concentramento tedeschi e ha lasciato memoria di questo tragico momento della sua vita, scrivendo una breve testimonianza e una poesia che si trova nel libro “Poesia e Pensieri” che lei ha trovato casualmente nella Biblioteca di Osnago.
Credo che queste semplici ma significative testimonianze debbano essere tramandate… per non dimenticare una parte di storia che ha segnato l’umanità!
Credo che mio nonno ne sarebbe molto orgoglioso, perché ha sempre risposto alle mie domande sulla guerra, sui campi di concentramento, anche se capivo che era restio a parlarne, forse perché era un ricordo emotivamente troppo traumatico da raccontare.
Io ero solo un’adolescente e non coglievo ancora le profonde sfumature della storia, ma col passare degli anni mi sono resa conto di quanta eredità storica possiamo essere testimoni.
Non mi sembra moralmente corretto lasciare queste testimonianze chiuse in un cassetto e voglio lasciarne traccia… perché non si può costruire un futuro senza una memoria attiva, una memoria che ci protegge da certi orrori e una memoria che ci insegna ad essere migliori. Questo è il compito della memoria.
Serve a tutti noi
per ricordarsi di ricordare!!
Mi rendo conto che più passano gli anni, più sarà difficile recuperare testimonianze di questo genere.
Sono consapevole anche del fatto che non sono a conoscenza di molti particolari della storia di mio nonno e che ormai è troppo tardi per recuperarli.
Se potessi tornare indietro nel tempo, gli chiederei molte più informazioni.
Per quanto riguarda ciò che ha riportato sulla sua rubrica leggendo l’articolo del giornale Merateonline ci sono alcune inesattezze che preferirei far notare per tramandare una testimonianza il più possibile aderente alla verità:
– mio nonno sapeva fare il pane, per questo si è salvato (erroneamente nell’articolo c’è scritto che non sapesse fare il pane);
– non sappiamo come si chiamasse l’amico che ha salvato suggerendogli di fare con lui il panettiere ( lei ha scritto Francesco, ma non ricordiamo purtroppo il suo nome);
– nelle testimonianze di mio nonno non è nominato il campo di concentramento in cui era prigioniero (non era il campo di Stettino come scritto nella sua rubrica).
La targhetta di metallo numerata, appartenuta a mio nonno per l’immatricolazione dei deportati nei campi di concentramento, che possediamo riporta alcune scritte.
Il termine STALAG, che si legge sulla targhetta, è utilizzato per indicare i campi di concentramento per prigionieri di guerra nella Germania nazista.
I campi di prigionia erano numerati in base al distretto militare tedesco in numeri romani, una lettera dopo il numero segnalava i diversi Stalag all’interno dello stesso distretto.
Dalle mie ricerche sembra che mio nonno sia stato internato nel campo di concentramento 1/F Sudauen, città della Polonia, allora occupata dai nazisti, ma nulla di certo.
Mi farebbe piacere che potesse inserire questo mio ringraziamento nella sua rubrica del blog dedicata all’armistizio dell’8 settembre, perché le sono veramente grata per l’attenzione verso questo tema storico e per la sensibilità con cui ha valorizzato le testimonianze di mio nonno.
Credo anche che non sia un caso che sia lei che mio nonno abbiate in comune la passione per la scrittura e la creatività manuale.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Con riconoscenza,
Spreafico Chiara
Credo di non poter aggiungere nulla, se non ringraziare nuovamente la Sig.ra Chiara Spreafico, il suo coraggioso nonno e quanti si impegnano per favorire la pace.
Nonno Antonio
L’immagine di copertina è stata scattata dalla nipote Chiara Spreafico. La scritta è stata scolpita a caratteri cubitali sul muro dei locali sottostanti alla Stazione Centrale di Milano, dove si trova il famoso binario 21, diventato il più importante centro sulla memoria della Shoah a Milano.
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