A proposito di integrazione…

Alice Cristofoli Tinti e la sua poesia “Fratelli di colore”

Carissimi nipotini,
nella mia letterina per la festa della mamma del 3 maggio del 2022 avevo già accennato alla fortuna di aver conosciuto questa straordinaria signora, Alice Cristofoli Tinti, e avevo riportato una delle sue numerose e bellissime poesie.

Oggi voglio aggiungere qualcosa di lei e riportare un’altra bellissima poesia che inneggia all’integrazione tra i popoli.

Una quindicina di anni fa io, assieme a mia moglie Lina e gli amici Franca e Antonio, abbiamo iniziato delle visite settimanali alla residenza per anziani S.Francesco di Milano dove appunto, tra gli ospiti, c’era anche la Signora Alice.

Da subito si instaurò un bellissimo rapporto amicale che andò a consolidarsi sempre più, tanto che rimanemmo legati per parecchi anni fino alla sua scomparsa.

La sua gentilezza, la sua cordialità, la sua cultura e la sua fede ci permisero di scambiarci tante confidenze, di conoscere parte del tanto bene, spesso nascosto, da lei compiuto nel corso della sua lunga vita e su questo avrò sicuramente modo di ritornarci.

Con i bambini che all’epoca seguivamo a catechismo, aveva instaurato un bellissimo rapporto epistolare e una bellissima amicizia tanto che lei, che non ha mai avuto la gioia di diventare nonna, li chiamava teneramente “I miei nipotini” e loro contraccambiavano chiamandola “Nonna Alice”.

Oggi voglio raccontarvi uno dei tanti aneddoti che spiega la poesia che riporto.

Siamo a Milano attorno agli anni ’90 e a quell’epoca la sig.ra Alice era ancora autonoma e si spostava quotidianamente per raggiungere il Pio Albergo Trivulzio dove svolgeva il suo volontariato accanto agli anziani.

In una di questi spostamenti incontrò tre ragazzi di colore che gentilmente le fecero capire di avere bisogno.

Nella sua sensibilità evitò di dare loro una offerta in denaro ma chiese se fossero interessati a verniciare il suo appartamento in cambio di un giusto compenso.

Loro accettarono subito entusiasti e la settimana successiva si presentarono puntuali alla porta di casa.

Ricordo che la Sig.ra Alice raccontava l’episodio più o meno così:

“Non erano certo dei professionisti tanto che l’imbiancatura si trascinò per parecchi giorni.

Le pennellate avevano il ritmo lento delle loro nenie che riempivano piacevolmente la mia casa dall’alba al tramonto.

Quando arrivava mezzogiorno buttavo un po’ di pasta in più e li trattenevo a mangiare e parlavamo della loro terra, della loro difficoltà ad inserirsi e trovare un lavoro, dei loro sogni di una vita migliore.

Quando avevano mangiato, spesso l’aspirazione di questi ragazzi al loro paese era semplicemente di riuscire a trovare qualcosa da mangiare ogni giorno, soddisfatti e contenti ricominciavano a muovere i pennelli, sempre al ritmo dei loro canti.

Quando, finalmente, dopo una settimana ebbero finito, eravamo diventati amici e il salutarci ci commosse e ci costò fatica reciproca.

Qualche mese dopo, pensando a quelle giornate passate assieme, per fissare i sentimenti di allora scrissi una  poesia  intitolata –Fratelli di colore”.

Ecco, a distanza di ben 34 anni, io ve la ripropongo per onorare la grandezza della Sig.ra Alice, per trasmettervi la gioia della musicalità di questi versi, la denuncia della sofferenza di quanti sono costretti ad emigrare, la speranza e il sogno che un arcobaleno del cuore unisca tutti i popoli della terra “nel canto dell’amore che non ha colore”.

FRATELLI  DI COLORE

Questi fratelli di colore

dagli occhi tristi e il corpo musicale…

Vorrei sentirli un giorno cantare

in questa terra arrivati per fame ad emigrare.

“Come cantare i nostri canti in terra straniera?”

Tendiamo le braccia come un arcobaleno

che cancelli i confini della terra.

Apriamo i cuori e nel silenzio ascoltiamo

il canto da una sorgente nuova.

Allora canterà tutto il creato

e nasceranno fiori nel deserto delle nostre città.

Il corpo musicale dei fratelli di colore

ci insegnerà il giusto ritmo

e insieme le voci saliranno più in alto.

Per cantare il canto dell’amore

che non ha colore.

Alice Cristofoli Tinti (19-01-1990)

Credo che non ci sia bisogno di commenti ma sia sufficiente chiudere gli occhi, immaginare e lasciarci cullare da questi canti, riaprirli e guardare a questi “stranieri” con occhi e animo fraterno.

Nonno Antonio

L’immagine di copertina è di Wonder woman0731

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