L’amore di Ibrahima Balde per la sua mamma

Carissimi nipotini,
quest’anno vorrei tessere le lodi e festeggiare le mamme di tutto il mondo in un modo un po’ insolito.

Non fiori, non regali, non feste commerciali, ma una testimonianza vera e diretta di amore da parte di un figlio che vive lontano da noi e dalla nostra civiltà.

Dove è nato Ibrahima non c’è un giorno della festa della mamma, probabilmente non c’è nessuna festa, ma anche se ci fosse lui non potrebbe festeggiarla perché il suo unico pensiero quotidiano è quello della ricerca della libertà e di un lavoro per guadagnare il minimo necessario per sopravvivere lui e la sua famiglia.

Ibrahima Balde è un ragazzo della Guinea di cui Amets Arzallus Antia ha  scritto la sua biografia (purtroppo lui non ha potuto andare a scuola e quindi non sa ne leggere ne scrivere) narrata nel  libro intitolato “Fratellino”.

A circa 14 anni, già orfano del padre, era lontano da casa per cercare di guadagnare qualche soldo per i fratelli più piccoli.

Un girono riceve la notizia che la mamma è gravemente ammalata.

Immediatamente abbandona il posto di apprendista meccanico che aveva trovato in Liberia e con un viaggio faticoso e lungo raggiunge la casa nativa.

Dopo aver constatato la gravità della malattia della mamma, decide di portarla all’ospedale, ma non c’erano mezzi o meglio non c’erano soldi per utilizzare i pochi mezzi a disposizione.

Questo non scoraggia Ibrahima che non ci pensa due volte a caricarsi la mamma sulle spalle per portarla all’ospedale più vicino che dista quasi 10 km.

Quando proprio non ce la faceva più, si metteva a quattro gambe e faceva un po’ di strada con lei sulla schiena.

In questo viaggio lo ha accompagnato il fratellino Alhassane al quale Ibrahima è particolarmente legato.

Dopo che la mamma viene visitata e le viene prescritta una cura, Ibrahima dice che non se la sente di riportarla indietro sulle spalle.

Il medico, intenerito, accetta di riportarla lui con la moto, mentre Ibrahima e il fratellino Alhassane si incamminano a piedi.

Ed è appunto nel dialogo che si instaura sulla strada del ritorno tra i due fratelli che emerge il grande amore e la grande riconoscenza per la loro mamma e per le mamme in generale.

Voglio riportarlo integralmente, farlo mio e offrirlo alla mia mamma e a tutte le mamme del mondo.

“Prima dentro la sua pancia, per nove mesi, forse più.                                            

Poi attaccato al suo seno, o sulla schiena, per quanti anni?                          

Pulisce il tuo corpo, ti da da mangiare,                                                                

finchè ad un certo punto diventi grande.                                                  

Per questo, noi fula della Guinea abbiamo un detto che fa così:

Anche se prendi tua madre sulle spalle

e la porti a piedi fino alla Mecca,

non avrai ripagato neanche un centesimo

di tutto quello che lei ha fatto per te”.

Dalla Guinea alla Mecca ci sono oltre 5.000 km, quindi sarebbe un impresa impossibile, ma i 10 km che Ibrahima ha effettivamente percorso con la mamma sulle spalle, credo che siano la dimostrazione e la riconoscenza più grande dell’amore di un figlio verso la propria mamma.

A noi questo sforzo ci è sicuramente risparmiato.

A noi viene semplicemente chiesto un piccolo gesto di attenzione, di riconoscenza e di affetto per la nostra mamma nel giorno a lei dedicato e in tutti gli altri giorni dell’anno in cui godiamo della sua presenza, delle sue attenzioni e del suo amore.

Nonno Antonio

L’immagine di copertina è di Sheila Sund

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