25 aprile: festa della Liberazione

Carissimi nipotini,
quando parlo della celebrazione del 25 aprile, mi commuovo sempre un po’.

Anche se fortunatamente, per ragioni anagrafiche, non ho vissuto direttamente quei tragici eventi di 79 anni fa, la sera prima di questo giorno espongo orgoglioso la nostra bella bandiera sul mio balcone.

Mentre la vedo sventolare penso alla storia di questa giornata il cui significato mi è stato raccontato dai miei genitori e insegnato a scuola fin da bambino.

Penso a quando facevo parte della banda del paese e in questa giornata era consuetudine la sfilata dal cippo Casiraghi al monumento dei caduti e al cimitero.

Penso a quelle sfilate nelle quali, a riempimento del percorso, si ripetevano i brani musicali legati a quella circostanza.

Penso a quando la tromba davanti ai simboli della resistenza suonava il silenzio e l’alzabandiera e subito dopo io con il resto della banda attaccavamo l’Inno di Mameli.

Sapete, l’Inno di Mameli emoziona sempre anche ascoltandolo, ma suonandolo l’emozione ti fa letteralmente accapponare la pelle.   

Mio papà Pietro e mio suocero Daniele, come quasi tutti i loro coetanei, hanno partecipato dal fronte alla sanguinosa seconda guerra mondiale.

Sono stati lontani da casa per 5/6 lunghi anni passando dall’Italia, all’Albania, alla Grecia, alla Francia, alla Germania e alla Russia.

Ovunque combattimenti sanguinosi, sofferenze, fame, freddo e prigionia.

Sono stati fortunati per aver portato a casa la pelle ma la sofferenza fisica e lo stress psicologico li hanno segnati per tutta la vita e forse, indirettamente, sono state le cause della loro scomparsa prematura.

Pensando a loro, al sacrificio di milioni di persone, militari e civili, voglio continuare a ricordare questa data e a difendere quella libertà che così a caro prezzo essi hanno conquistato e consegnato a noi e alle generazioni successive.

A questo scopo, mi è sembrata molto bella e commovente la poesia che la pediatra e scrittrice Maria Letizia del Zombo ha dedicato a suo padre.

Festa della Liberazione

Dedicata a mio Padre e a tutte le persone di buon cuore.

Questa giornata della Memoria voglio dedicarla a mio Padre, e con lui a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che con la loro vita, la fatica e le privazioni,
pagarono la libertà di cui oggi godiamo e che dovremmo con tenacia continuare a difendere, perché è un bene fragile come tutte le cose che veramente contano.

La dedico a mio padre che nel lontano 8 Settembre del 1943, trovandosi a bordo di un rimorchiatore della Marina militare Italiana, dopo la proclamazione dell’Armistizio, preferì la deportazione e il campo lavoro piuttosto che la collaborazione con i tedeschi.

La dedico a mio padre che fu ed è ancora il filo rosso della mia vita,
quello che mi impedì in momenti di difficoltà di smarrire il sentiero, la mia ancora,
quella che mi arpionò in porti sicuri dopo giorni, mesi, anni di tempesta.

Mio padre dal quale imparai il coraggio dell’onestà e la bellezza del perdono,
da cui imparai la responsabilità dei miei atti e delle mie parole.

Mio padre dal quale appresi che l’amore non ha condizioni ma non ci esime dall’obbligo di essere equi.

Mio padre dal quale imparai anche il paradosso, la contraddizione, la difficoltà del bene, l’impossibilità di essere giusti sempre.

Mio padre che mi trasmise anche il suo dolore, le sue paure, le sue rabbie.

Mio padre che porto nel cuore come voce della mia coscienza e come testimone dell’ultima battaglia, la più difficile quella che mi rese finalmente libera.

L’amore rende schiavi se non si emancipa dall’oggetto dell’amore e io dovetti seppellire alcuni dei suoi contradditori insegnamenti per aver anch’io il coraggio delle mie idee.

Dovetti seppellire la paura di deluderlo per essere autentica.

Dovetti avere il coraggio di poter fallire per poter crescere.

È una battaglia continua quella per una vita onesta e libera qualcosa in cui talora si fallisce o si rischia di fallire.

Ma ciò non ci esime dal continuare nel tentativo.

In memoria dei nostri cari.

Continuiamo a difendere la nostra libertà.

Quella personale e quella collettiva.

Facciamolo anche per loro.

(Maria Letizia Del Zompo)

Credo che queste parole non abbiano bisogno di alcun commento e quindi, in questo giorno di festa, mi sento di rivolgere insieme a voi un pensiero di ringraziamento e di memoria a quanti hanno reso possibile la libertà della quale oggi godiamo.

Per i restanti 364 giorni dell’anno, impegniamoci a difenderla incominciando dal nostro piccolo contesto di vita e tenendo sempre presente che la mia libertà finisce là dove inizia quella degli altri.

Con questa massima vi saluto e vi do appuntamento alla prossima letterina.

Nonno Antonio

L’immagine di copertina è di ErWin

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