La nostra Pasqua di risurrezione nel tempo dell’odio

Carissimi nipotini,
la Pasqua è da sempre un tempo di allegria e di serenità anche perché coincide con l’inizio della primavera, dove la natura riesplode nei suoi colori e nei suoi profumi contagiando positivamente anche l’animo umano.

C’è poi il significato profondo della Pasqua Cristiana che, dopo le riflessioni e le rinunce della Quaresima, l’uomo rinasce ad una vita nuova dello spirito, grazie al sacrificio e alla risurrezione di Gesù.

Quest’anno, però, con tutte le guerre, l’odio e le ingiustizie che stanno avvelenando il mondo, ci è molto difficile esprimere la gioia e l’augurio di una serena e Santa Pasqua.

Ci sentiremmo ipocriti a scrivere parole che rievocano solo immagini serene di una primavera gioiosa di rinascita della natura e dello spirito.

Tuttavia non possiamo rinunciare a ricercare, innanzitutto per noi e condividere con voi, una riflessione e un motivo comunque di speranza e di augurio.

La riflessione l’abbiamo presa da un’intervista a Monsignor Paolo Pezzi, Arcivescovo cattolico di Mosca, nella Pasqua del 2022.

L’intervista porta un titolo eloquente e inquietante allo stesso tempo:

Monsignor Paolo Pezzi: “La nostra Pasqua di risurrezione nel tempo dell’odio”

Eccellenza, quali sentimenti prova in questo momento  così difficile, nel pieno della guerra?

«Un dolore straziante. Quest’anno pensavamo di cominciare la Quaresima alla grande, in presenza e in pace, dopo due anni di epidemia.

C’era tanta gente, come non mai, il Mercoledì delle ceneri in cattedrale a Mosca. Ed ecco che, imprevista per i più (o forse taciuta?), ci si è abbattuta addosso un’altra tragedia.

Perfino tra i fedeli ho notato riapparire un’improvvisa diffidenza solo perché si appartiene a popoli diversi. Quello stesso dolore straziante l’ho rivisto nel volto dei miei fedeli.

Penso al padre di una ragazza, che dall’Ucraina le dice al telefono: “Figlia, non so dove sarò domani, ma sappi che ti ho voluto sempre bene”».

Come ha reagito da pastore, davanti ad una guerra che sta lacerando la comunità?

«Mi è venuto da pensare: se le cose stanno così, è come se Gesù Cristo fosse venuto invano!

È come se la fede, il Battesimo non riuscissero a farci fare quel “saltino”, piccolo eppure infinito, che è il perdono, la misericordia.

La guerra mostra l’umiliazione della politica e dell’economia, usate per sottomettere e non per fare crescere.

Ma non potrà esserci pace senza verità, e non ci sarà verità senza perdono, e non c’è perdono senza un Dio che morendo dice: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

Prego perché questo dolore straziante ci riporti a Dio, ci cambi, ci faccia “vedere” che la riconciliazione e il perdono ci sono necessari come il pane, come l’aria».

Invocare Dio in situazioni come la guerra in Ucraina a molti appare inutile.

Perché al contrario, lei continua a credere nella forza della preghiera?

«In queste ultime settimane mi è capitato spesso di affermare che è importante uscire dalla logica dell’amico/nemico per entrare nella logica di Dio che fa splendere il sole e fa cadere la pioggia per tutti, per i buoni e i cattivi.

Ciò può essere paradossale, per alcuni inaccettabile. Eppure questo è il metodo di Dio. Questa follia si vince con un’altra follia, che è la follia di Dio, del perdono, di uno sguardo diverso sull’altro.

Papa Francesco lo ha ripetuto anche nel suo recente viaggio a Malta: “Nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace”.

Il compito che abbiamo in questo momento è di rendere accessibile, laddove siamo, questo sguardo e questa follia di Dio. Perciò dico: continuiamo a pregare insieme».

Purtroppo, a distanza di due anni da queste parole, la situazione sociale mondiale non è migliorata, anche si è appesantita di altre guerre sempre più crudeli.

Ciononostante ci sentiamo di fare nostro l’appello di papa Francesco : “Nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace”.

Incominciamo a favorirla nel nostro piccolo ambiente familiare nella speranza che possa allargarsi in cerchi sempre più ampi fino a toccare tutti i popoli del mondo.

Sia questa la speranza e l’augurio per questa Pasqua 2024.

Nonno Antonio e nonna Lina

L’immagine di copertina è di Giulio Bernardi

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