Accoglienza (con la mente, con il cuore e con le porte aperte)

Carissimi nipotini,
nelle precedenti letterine vi ho parlato delle “Porte chiuse” e “Dell’indifferenza”, ora vorrei fare alcune piccole riflessioni sul contrario e cioè sulle  “Porte aperte”.

Le porte aperte non sono solo quelle fisiche delle case, ma sono anche e innanzitutto quelle del cuore e della mente e si possono sintetizzare  nella parola ”accoglienza”.

Accogliere è innanzi tutto la disposizione della mente e del cuore ad accettare e considerare come nostre pari le persone che ci circondano, siano esse simpatiche o meno, sane o con problemi, italiane o straniere.

Accogliere è l’azione e il modo di ricevere un visitatore o un ospite.

Se io domani suono a casa vostra e voi mi fate entrare, mi fate sedere, mi fate un sorriso, magari mi offrite un caffè ma soprattutto mi state ad ascoltare, ebbene questa è già un’accoglienza ed è una piccola accoglienza che non costa niente, è alla portata di tutti ed è molto importante per chi ha bussato alla vostra porta.

Se poi vi confido di essere in una momentanea difficoltà economica o abitativa e mi supportate economicamente e abitativamente fino a quando non trovo un nuovo lavoro e una nuova casa, questa è una grande accoglienza che però non è alla portata di tutti.

Infatti, nelle economie e nelle case private è molto difficile fare una grande accoglienza perché spesso non c’è la disponibilità economica o non c’è lo spazio fisico per una persona o una famiglia in più, oppure  interviene un legittimo sentimento di paura e di mancanza di privacy nostra e della persona ospitata.

Ecco allora che sono nate iniziative e strutture di ascolto e di accoglienza che possono essere di diverse tipologie.

Si parte con i servizi sociali comunali dove una figura professionale (“Assistente sociale”) ascolta i problemi e cerca di risolverli con consigli o interventi.

Sul territorio sono nati dei centri di ascolto laici o religiosi dove personale spesso volontario ma preparato nell’affrontare le varie problematiche psico-sociali, si rende disponibile ad ascoltare.

Sono nati anche centri di ascolto telefonico differenziati nelle varie tipologie di disagio.

In entrambi i casi, servizi sociali comunali o centri di ascolto spesso i consigli, sono sufficienti.

Altre volte invece, a fronte di problematiche più complesse, le persone devono essere supportate nella ricerca e nell’espletamento di pratiche burocratiche, oppure devono essere attivati interventi di varia natura o, nei casi  più gravi, devono essere indirizzate verso altre strutture per ricevere gli aiuti indispensabili per una sopravvivenza dignitosa.

Le strutture che permettono temporaneamente di garantire una sopravvivenza dignitosa si possono riassumere in questa codifica generica.

Si parte dal semplice dormitorio dove le persone senza dimora vengono accolte semplicemente per passare la notte.

Si passa poi alle mense che distribuiscono pasti gratuiti.

Si prosegue alle case di accoglienza con spazi in condivisione (cucina e camerate comuni).

A volte può essere necessaria la ricerca di famiglie per l’affido temporaneo di minori.

In caso di situazioni di stalking è anche necessario individuare strutture protette dove i soggetti, quasi sempre donne con bambini, possano trascorrere un periodo relativamente sereno sfuggendo alle minacce e a rischi potenzialmente ben più gravi.

Le cronache di questo anno appena finito hanno purtroppo evidenziato un forte aumento di minacce che si sono concretizzate in violenze fisiche spesso letali nel confronto delle donne che questi uomini dicono di amare.

Si finisce con le case di accoglienza che dispongono di appartamenti completamente autonomi dove la famiglia può ritrovare e mantenere il calore familiare.

Tutti questi tipi di interventi sono rivolti a supportare temporaneamente le persone durante il periodo di difficoltà.

Durante questo periodo le persone e l’ente che hanno raccolto e supportato il problema, cercano di mettere in atto degli interventi che mirano a portare le persone al raggiungimento di una autonomia psicologica, sanitaria, economica ed abitativa.

Sembrerebbe che questa fitta rete di interventi possa raggiungere e risolvere tutte le situazioni di disagio e povertà del mondo, ma purtroppo non è così.

I casi sono in vertiginoso aumento e le iniziative locali spesso sono una goccia nel mare della sofferenza e delle disuguaglianze ma, come ebbe a dire la santa Madre di Calcutta, anche una sola goccia è fondamentale.

“Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.

Importate non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose con grande amore”.

Forte di questa certezza voglio continuare a parlare e a dare il mio piccolo contributo al problema dell’accoglienza.

Prossimamente, cercherò di entrare nello specifico e illustrare l’intervento caritativo a favore dell’accoglienza abitativa voluto dalla Parrocchia di Osnago e portata avanti dal sostegno del paese e da un gruppo di volontari.

Questo intervento si è concretizzato con la creazione della casa di accoglienza denominata “Locanda del Samaritano”.

Nonno Antonio

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