Centenario del disastro della diga del Gleno

Carissimi nipotini,
il 1° dicembre 2023 si ricorda il centenario del  disastro del Gleno.

Ho già parlato di questo triste evento nella letterina “Il mio nonno Muliner e il disastro della diga del Gleno” del 25-01-2021.

In questa letterina avevo riportato la testimonianza diretta del mio nonno che, trovatosi nel bel mezzo di questo fiume d’acqua, si era salvato proprio correndo verso l’alto senza voltarsi.

Avevo riportato anche la testimonianza diretta del figlio di uno degli ingegneri civili che si recarono sul posto per fare la perizia dell’accaduto e trovarono gravissime irregolarità di costruzione.

Irregolarità di costruzione causate dall’avidità della ditta costruttrice che lesinò sui materiali per aumentare il proprio guadagno.

Avidità che costò la vita a ben 356 persone, senza contare i danni enormi a tutta la valle.

Per ricordare il centenario del disastro, in tutti i comuni della Val Camonica, sono stati organizzati numerosissimi eventi e manifestazioni.

Avendo già parlato della storia di questa diga nella mia precedente letterina voglio riportare le parole della canzone che il chitarrista e compositore Giorgio Cordini, per anni  a fianco del grande Fabrizio De Andrè, ha composto per l’occasione.

La canzone che poi verrà cantata nelle varie manifestazioni assieme ad Omar Pedrini, Cristina Donà ed Enrico Bollero, si intitola appunto  “Viene giù il Gleno”.

Viene giù il Gleno

Il sacco di cemento sulla schiena

pesa quanto la miseria della vita.

I ferri tra le braccia di una madre

del pacco si farà vi do alle forge,

ma i ferri sono corti, il cemento non fa presa.

Bastassero il lavoro e la fatica

da soli a tenere su quel muro

e intanto metti sassi, ancora sassi.

Continui a metter sabbia, ancora sabbia, ma

ci vuole malta buona per tenere su la diga.

viene giù il Gleno, viene giù il Gleno, verrà giù la diga

viene giù il Gleno, viene giù il Gleno, verrà giù la diga

Ti sveglia un brutto sogno, piove ancora.

Ha paura la tua bimba questa notte,

non pensare alla minaccia oscura

all’acqua che adesso fa paura

come mille serpenti che scendono dal muro.

L’acqua continua ad uscire

e tu continua a sognare.

Non devi sapere figlia mia

che questa è una maledizione

è un segno dal cielo è un segno di Dio.
viene giù il Gleno, viene giù il Gleno,  viene giù la diga
viene giù il Gleno, viene giù il Gleno,  viene giù la diga

Il vento arriva all’improvviso

con un tuono sordo e disperato.

Guarda, galleggia la casa dentro il fiume,

Signore è venuta giù la diga.

L’acqua scuote le rocce, porta via le case le persone.

Brucia anche l’acqua dentro il fuoco,

scende a valle il fiume impazzito.

Corri forte e non ti voltare, corri forte per non vedere

e sali, sali ancora per non morire.

è venuto giù il Gleno, è venuto giù il Gleno, è venuta giù la diga

è venuto giù il Gleno, è venuto giù il Gleno, è venuta giù la diga

Signore è venuta giù la diga.

(Giorgio Cordini) 

Chiedo scusa all’artista Giorgio Cordini, se nel testo ci fossero degli errori, perché non avendolo trovato scritto, l’ho ricavato ascoltando e fermando ripetutamente la canzone.

Sono parole e metafore che ben esprimono la colpevolezza umana e la drammaticità di questo evento.

Ha usato l’immagine dei corti ferri da maglia delle madri che forgiati hanno costituito l’armatura di acciaio che, assieme al cemento, avrebbe dovuto sostenere quel muro.

Ma i ferri erano corti, insufficienti e il cemento era spesso sostituito da sabbia e poi ancora sabbia.

In una notte che continuava a piovere, il presagio del disastro, turba i sogni di una bimba che il padre tenta inutilmente di tranquillizzare.

Poi il vento dello spostamento d’acqua e il tuono sordo di ogni sorta di materiale che viene trascinato giù a valle dal fiume impazzito.

Termina con l’esortazione di correre forte e senza voltarti, salire più in alto possibile per evitare di essere travolti.

È un crescendo di tensione e drammaticità sottolineato anche dal ritornello che ad un primo ascolto sembrava sempre uguale e invece cambia sostanzialmente.

Dopo la descrizione e la denuncia della carenza della costruzione il ritornello dice:

-verrà giù la diga-

La pressione dell’enorme massa d’acqua contenuta nella diga incomincia a creare brecce nel muro, “all’acqua che adesso fa paura come mille serpenti che scendono dal muro” e quindi il verbo del secondo ritornello diventa:

-Viene giù la diga-

Infine, quando il frastuono è finito portando a valle il suo pesante carico di distruzione e di morte, l’ultimo ritornello diventa:

-È venuta giù la diga- 

Concludo invitandovi ad andare a cercare ed ascoltare questa bella ballata.

Rivolgo infine un pensiero alle tantissime vite sacrificate dall’avidità umana, con la speranza che eventi di questo tipo, siano monito per evitare tragedie future.

Nonno Antonio

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