Tesi per diploma di perito tessile: la tessitura

Carissimi nipotini,
mentre nel primo libro della mia tesina ho cercato di descrivere tutte le fasi della produzione del filo, nel secondo ho cercato di spiegare il modo di creare un tessuto con le tecniche a disposizione dell’epoca, a partire da quello più semplice che è formato dall’incrocio di due serie di filati.



Questo schema dell’intreccio di un tessuto semplice è ricavato dal libro “Composizione e analisi dei tessuti semplici” edito nell’agosto 1964 del mio professore di tessitura Arturo Ghisalberti.

Di lui ricordo la grande competenza e la grande passione con la quale spiegava la parte teorica della tessitura accompagnandoci poi nell’applicazione pratica perché a fianco delle aule c’era un ampio laboratorio che in realtà era una piccola tessitura dove si trovava tutta la tecnologia conosciuta al momento e si potevano testare praticamente i processi per arrivare al tessuto studiato teoricamente.

Mentre per la filatura casalinga le nostre nonne utilizzavano il semplice fuso, la tessitura casalinga veniva realizzata con un rudimentale “telaio a mano” di legno.

fotografia di Riccardo Agostini

Il telaio a mano ha origini antichissime. Infatti lo si può già ritrovare nella famosa tela di Penelope, figura mitologica greca descritta da Omero nel suo poema Odissea.

Fino alla metà del secolo scorso il telaio a mano era ancora utilizzato nelle famiglie per produrre piccoli capi di biancheria.

Personalmente conosco una cara amica, la Sig.ra Anna, nonna di Isabella, la nostra “nipote acquisita”, che da ragazza si è tessuta parte della biancheria della sua dote e ne conserva ancora gelosamente alcuni capi.

Attualmente il telaio a mano è ancora presente in alcune regioni ma il suo uso è relegato alla funzione didattico/storica o alla preparazione di piccoli manufatti ad uso decorativo.

Nella mia tesina, oltre alla descrizione dell’ultimo modello di telaio dell’epoca e di alcune attrezzatura all’avanguardia per quel periodo, ho voluto dedicare una parte della mia ricerca anche al lato umano del lavoro e per questo l’indice, come si può vedere dalla copertina dalla foto del libro posizionata in alto, era il seguente:

1- Telaio automatico senza navetta.

2 – Stribbie elettroniche.

3 – Tastatore di trama ottico/elettronico.

4 – Carrellata sugli avvenimenti della vita di un essere umano.

5 – Psicologia dell’uomo al lavoro.

Mi piacerebbe entrare un po’ nel merito degli argomenti tecnici e forse lo farò più avanti quando parlerò più dettagliatamente del mio lavoro di tessitore.

A distanza di 53 anni mi stupisce e mi commuove la scelta di aver dedicato parecchie pagine alla psicologia dell’uomo al lavoro e di aver cercato di descrivere i sentimenti e le emozioni delle varie fasi della vita che, necessariamente, si intrecciano e si influenzano a vicenda con l’attività lavorativa di ciascuno.

Dal paragrafo “Carrellata sugli avvenimenti della vita di un essere umano” (10 pagine che toccano: la nascita, la scuola, il lavoro, la famiglia e la vecchiaia di un uomo), voglio riportare le ultime righe di quello che io all’epoca ragazzo, avevo immaginato essere la vecchiaia.

“Ricordo con ammirazione e commozione il mio nonno Giovmaria che, all’età di novant’anni, dava la vita a nuove pianticelle e con ottimistica fantasia, contemplava la maestosità dell’albero che sarebbe diventato, senza pensare minimamente che egli non lo avrebbe visto.

Ecco, ora mi sento di definire la vecchiaia: un tremolio, un ondulato ramoscello, un grigio incerto, ma ancora una vita piena di sentimento, piena del caldo palpitare umano”.

Ora che sono anch’io anziano, se dovessi descrivere la vecchiaia, metterei al primo posto mia moglie e i miei meravigliosi cinque nipotini dei quali godo della piacevolissima compagnia e, con ottimistica fantasia, immagino il loro futuro.

Naturalmente confermerei che è ancora una vita piena di sentimento, piena del caldo palpitare umano.

In questo lavoro tecnico, già dall’inizio avevo evidenziato l’aspetto umano, infatti chiudevo la prima pagina con questa frase forse un poco ambiziosa:

“In questo lavoro mi sono preoccupato soprattutto di gettare, in mezzo a formule, ruote dentate, circuiti elettrici, un poco di umanità”.

Non so se sono riuscito nell’intento, ma credo di avercela messa tutta.

L’umanità, l’attenzione alla persona prima ancora che al lavoro e al profitto, ho sempre cercato di applicarla anche nei miei lunghi anni di presenza all’interno delle due tessiture nelle quali si è svolta tutta la mia attività lavorativa.

All’epoca non esistevano ancora i computer per cui le due tesine le ho preparate, pagina dopo pagina, con disegni a mano, collage di illustrazioni e il testo battuto con la macchina da scrivere.

Nella prossima letterina vi parlerò appunto della macchina per scrivere e della tecnica per imparare ad utilizzare le dita di entrambe le mani.

Un caro saluto dal vostro nonno Antonio

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