Giornata mondiale della pace

Carissimi nipotini,
la pace è un valore fondamentale e purtroppo sempre attuale, tanto che, nell’arco dell’anno, sono state istituite ben due giornate.

La giornata mondiale della pace è una ricorrenza istituita dalla chiesa cattolica da Papa Paolo VI il 30 novembre del 1967 e celebrata per la prima volta il 1° gennaio del 1968.

La giornata internazionale della pace ONU, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1981, viene celebrata il 21 settembre di ogni anno.

Lo scopo di entrambe è di sensibilizzare le persone sull’importanza della pace, spingerle a riflettere su questo valore fondamentale e promuovere politiche e azioni educative, pubbliche e individuali, che possano favorirne l’attuazione.

Per ora, in questa letterina cercherò di aggiungere qualche informazione e riflessione sulla sola Giornata mondiale della pace, riservandomi poi di riprendere l’argomento il 21 settembre per celebrare anche la giornata istituita  dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Ogni anno la chiesa cattolica sceglie un tema particolarmente legato alla pace.

Per il 2021 il tema scelto era “La cultura della cura come percorso di pace”, tema particolarmente attuale pensando alla terribile pandemia che ha investito il mondo.

Per il 2022 è invece stato scelto il tema “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”. 

Attorno all’argomento dell’anno il Papa prepara un messaggio che invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà.

Il messaggio di quest’anno consiste in una lunga ed elaborata analisi nella quale vengono sviluppati e motivati i tre strumenti, dialogo fra generazioni, educazione, lavoro, ritenuti fondamentali per edificare una pace duratura.

Senza addentrarci nell’intero contenuto del messaggio io vorrei fermarmi al primo strumento, dialogo tra generazioni, perché è quello più comprensibile ed quello ci ci riguarda più da vicino.

Riporto integralmente i primi tre paragrafi del punto 2 (Dialogare fra generazioni per edificare la pace), del Messaggio di Papa Francesco:

“In un mondo ancora stretto dalla morsa della pandemia, che troppi problemi ha causato, «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni».

Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori.

Di questa fiducia reciproca dobbiamo tornare a riappropriarci! L’attuale crisi sanitaria ha amplificato per tutti il senso della solitudine e il ripiegarsi su sé stessi. Alle solitudini degli anziani si accompagna nei giovani il senso di impotenza e la mancanza di un’idea condivisa di futuro.

Tale crisi è certamente dolorosa. In essa, però, può esprimersi anche il meglio delle persone. Infatti, proprio durante la pandemia abbiamo riscontrato, in ogni parte del mondo, testimonianze generose di compassione, di condivisione, di solidarietà.

Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa”.

Credo che i concetti espressi dal Santo Padre non abbiano bisogno di commenti ma io mi permetto di cercare di semplificarli e schematizzarli.

Il Papa parte dal presupposto che la pace vada costruita innanzitutto partendo dai singoli e dai rapporti che ognuno di noi ha nel proprio contesto e con le generazioni con le quali si trova a convivere.

Ecco quindi che all’interno di un nucleo familiare i genitori devono dialogare con rispetto e costruttivamente con i propri figli e, fino a quando hanno la fortuna di averli, mantenere un dialogo altrettanto rispettoso e costruttivo con i propri genitori.

Naturalmente vale il contrario e cioè che i nonni devono avere un dialogo rispettoso e costruttivo nei confronti dei figli e dei nipoti.

Un dialogo e un rapporto particolare è quello che si crea tra nonni e nipoti.

Spesso i nonni liberi dall’impegno del sostentamento familiare, ascoltano, dialogano e giocano assieme ai nipoti che a loro volta tendono ad idealizzare la figura dei nonni riversando su loro tutti i loro perché, esaltandone e imitandone i valori.

Questo è almeno quello che succede a noi ed è un rapporto bellissimo perché dà un senso alla nostra fase di vita e ci permette di trasferire parte delle nostre esperienze arricchendo le loro conoscenze.

In cambio noi ci arricchiamo della freschezza della loro spontaneità, siamo stimolati dalla loro voglia di apprendere e siamo contagiati della loro sete di futuro nel quale orgogliosamente ci rispecchiamo.

Questo dialogo rispettoso e costruttivo deve essere poi piano piano trasferito a cerchi sempre più ampi ai nostri amici, sul luogo di lavoro, nelle istituzioni preposte a governare il nostro comune, la nostra regione, la nostra nazione, fino ad arrivare all’intero pianeta.

E’ certamente un discorso un poco utopico, ma anche se faremo un solo piccolo passo nella direzione del dialogo tra le nostre generazioni, ci avvicineremo all’ideale di mondo espresso tanto bene nella frase:

Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa”.

Con l’immagine ideale di queste generazioni che camminano insieme, che assieme dissodano il terreno duro delle incomprensioni e vi seminano semi di pace, vi saluto caramente dandovi appuntamento alla prossima letterina.

Nonno Antonio

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L’immagine di copertina è tratta dalla pagina Flickr di Oltre l’Occidente

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