Gli auguri di buona Pasqua di Nonno Antonio

Carissimi nipotini  e amici del blog,
è proprio quando ci sono delle feste importanti che si sente maggiormente la mancanza delle persone care.

Purtroppo le pesanti, ma necessarie, restrizioni prese per cercare di contenere la diffusione del virus, ci impediscono ancora di poterla festeggiare insieme.

Cercherò quindi di farvi sentire la mia vicinanza e quella della nonna Lina, il nostro calore e il nostro augurio con questa letterina.

Quest’anno prendiamo lo spunto per una riflessione da un singolare racconto. Per la nostra tradizione e credo, noi abbiamo dato una interpretazione cristiana, ma il concetto e la morale del racconto possono essere applicati e avere significato anche in un pensiero laico.

                                                             LE MANI DI GESÙ

Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe.

Durante lo sgombero delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni. «Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso», propose uno.

Si misero tutti a frugare con pazienza fra le macerie. Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso.

Con calma, due soldati tentarono di ricomporre il crocifisso frantumato.
Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù.

Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare. Mancavano soltanto le mani. Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: «Ich habe keine anderen Hände als  die die euren».

Cioè: «Non ho altre mani se non le tue».

                                                                                                                               (anonimo)

Sembra che questo racconto sia stato preso da un fatto realmente accaduto anche se in alcune versioni a mancare sono le braccia intere e parte delle gambe.

Al di là della realtà del racconto, noi vogliamo cogliere l’analogia con il difficilissimo momento storico, con l’auspicabile approccio positivo e responsabile di ciascuno di noi e con il modo di operare di Gesù.

La tremenda pandemia da Covid, proprio come la seconda guerra mondiale e come tutte le guerre, ha creato enormi sofferenze fisiche, un numero altissimo di morti, stress, paure, sofferenze psicologiche e una crisi economica e sociale senza precedenti.

Quando, speriamo presto, tutto questo finirà, ci troveremo in una situazione molto simile a quella descritta dal racconto. Ci troveremo a rimuovere le “macerie psicologiche e sociali” di questo nostro mondo che in questa “guerra” ha portato alla luce tanti episodi di bontà e di  altruismo ma anche tanto egoismo che ha creato diseguaglianze e rallentato la fine dell’emergenza a favore di interessi personali.

Quel cartello posto ai piedi del crocefisso ricostruito senza le mani, ci dice che noi, ognuno di noi nel piccolo o grande ruolo sociale nel quale siamo inseriti, dobbiamo essere le mani di Gesù.

Gesù non si è dimenticato di noi, anche quest’anno è risorto dalle macerie di un mondo sofferente e ammalato.

E’ vero non ha le mani ma perché vuole che noi siamo le sue mani; vuole che siano le nostre mani a toccare e accarezzare i malati, i bambini e i poveri. Vuole che siamo noi gli artefici della nostra guarigione e della nostra rinascita fisica, materiale e spirituale.

Vuole che siano le nostre mani a riprendersi cura della natura; vuole che siano i nostri cuori a liberarsi dagli egoismi e ad aprirsi a comportamenti responsabili e a gesti di vera solidarietà.

Lui ci sosterrà con l’esempio del suo corpo martoriato, che ha accettato di provare su di sé le sofferenze umane, con il suo Spirito e con la certezza della sua luce che illumina e scalda il nostro cammino quotidiano.

Carissimi auguri,

nonno Antonio e nonna Lina

L’immagine di copertina è di Barbaragin

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