Festa del papà: da padre a papà

Carissimi nipotini,
anche quest’anno voglio ricordare, con una piccola riflessione, la “festa” o meglio la valorizzazione dei papà.

La festa del papà è stata istituita all’inizio del 1900 e la sua collocazione varia da paese e paese. Per esempio, nei paesi con tradizioni anglosassone, la festa si tiene la terza domenica di giugno.

In Russia il 23 febbraio in coincidenza con la festa dei difensori della patria. Nei paesi a tradizione cattolica il 19 marzo il giorno di San Giuseppe, simbolo di umiltà e dedizione nella famiglia di Nazareth.

Seguono tante altre date (almeno una ventina ancora) sparse per il mondo e legate ad altrettante tradizioni locali, civili e religiose.

Indipendentemente dalla data, l’importante è il ricordo di questa figura indispensabile per la nascita e fondamentale per l’educazione e la crescita armoniosa di ogni bambino.

Quest’anno vorrei portare la mia piccola riflessione sulla constatazione e l’importanza della lenta trasformazione da “padre a papà”.

In apparenza, le parole padre e papà sono sinonimi ma, nel corso degli anni e nel modo di intendere comune, le due parole hanno caratterizzato due concetti diversi di paternità.

Originariamente la parola padre identificava la figura di colui che si assume il compito di provvedere al sostentamento e alla sopravvivenza dei figli, diventando letteralmente il pane della famiglia.

Fino circa un secolo fa, questo compito veniva esercitato letteralmente limitandosi alle esigenze materiali dei figli.

Il padre aveva un ruolo rigorosamente autoritario che non gli permetteva di lasciarsi andare alla “fragilità” del sentimento e quindi non gli permetteva di essere affettuoso con i propri figli.

Affetto e tenerezza erano invece delegati, e qualche volta considerati segno di debolezza, alla figura materna. Gli ordini del padre non si discutevano e a lui si doveva il massimo del rispetto.

Non a caso i figli, ricordo personalmente anche mio papà, si rivolgevano al padre dandogli del “voi”.

Piano piano, con la maggior diffusione della cultura, di una migliore qualità di vita e di una maggiore disponibilità di tempo, la mentalità è andata cambiando e il ruolo del padre ha incominciato a includere, assieme al dovere del nutrimento anche quello della protezione, trasformandosi così in papà.

Credo comunque che sia importante essere padre e papà allo stesso tempo. I figli hanno bisogno di regole ma anche di carezze. Hanno bisogno di essere consigliati, indirizzati, ma anche di sentirsi compresi e amati.

Le regole, i consigli e la dolcezza non devono però essere solo parole ma devono essere confermate nella vita comune dall’esempio. La vita del papà deve essere, agli occhi dei figli, trasparente e in linea con quello che viene insegnano loro. Solo così essi saranno credibili e i loro valori verranno seguiti con facilità, con naturalezza e amore.

Vedete quindi, cari nipotini, che il “mestiere” del papà è molto difficile.

Per questo hanno bisogno, almeno una volta all’anno, del vostro incoraggiamento, del vostro ringraziamento e del vostro amore.

Le vostre letterine, i vostri disegni, i vostri abbracci, i vostri baci saranno il regalo più bello e, caricati dal vostro amore, i vostri papà potranno affrontare con rinnovata energia il loro, pesante ma bellissimo, ruolo di “padre e papà” per i prossimi 365 giorni.

Carissimi auguri a tutti i papà e a voi nipotini un arrivederci alla prossima letterina.

Nonno Antonio

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