Pietracamela: prima esperienza di panificazione dei miei zii materni

Carissimi nipotini,
nelle precedenti letterine del “nonno muliner”, vi ho introdotto sull’attività del mio nonno materno e vostro trisavolo Giovanni.

Mio nonno Giovanni si sposò con la mia nonna e vostra trisavola Angela classe 1882, di cui conservo un ricordo tenerissimo e spero di dedicarle presto una letterina.

Ebbero sei figli: Martino, Guglielmo, Paolo, Maria (la mia mamma e vostra bisnonna), Santo e Letizia. Nel corso della loro vita, tutti e sei avranno, in qualche modo a che fare con la farina che era il prodotto del lavoro di mugnaio del padre.

Martino, il primo figlio (classe 1911), si dedicò inizialmente all’attività di trasportatore con carro e cavallo, trasportando materiale roccioso per la costruzione dell’argine del fiume Olio. Successivamente riuscì ad entrare nello stabilimento metallurgico Ilva di Castro, l’attuale Lucchini, dove vi rimase fino all’età della pensione.

In realtà anche questo figlio, tramite i propri figli Adolfo e  Claudio, più avanti si sarebbe occupato di panificazione. Tra gli altri figli ci furono inizialmente tentativi di intraprendere mestieri diversi.

Per esempio Paolo per alcuni anni cercò di imparare il mestiere della lavorazione e conservazione dei formaggi, mentre Santo imparò i primi rudimenti del ciabattino e dell’impagliatore di sedie.

Fu soltanto attorno al 1935 che Guglielmo, Paolo, Santo e Letizia pensarono di sfruttare e ampliare il mestiere del padre iniziando a lavorare la farina trasformandola in prodotti da forno. Erano però anni difficili e nel paese natale e quelli limitrofi il settore era già saturo e decisero quindi di emigrare andando ad aprire un forno in Abruzzo nel paesino di Pietracamela.

Oggi il paese di Pietracamela è un piccolissimo e grazioso borgo ai piedi del Gran Sasso ed è stato rigorosamente mantenuto intatto preservando l’antica impostazione delle costruzioni in pietra locale, a cui deve il nome.

Il paesino è immerso nel parco naturalistico del Gran Sasso ed è talmente bello da essere annoverato nel “Club dei borghi più belli d’Italia”.

Non so come i miei zii abbiano fatto ad avere la segnalazione di questa possibilità di aprire un forno a Pietracamela, ma conosco il fatto per averlo sentito dalla mia mamma.

Sembra che inizialmente fossero scesi solo i tre uomini e poi successivamente li hanno raggiunti anche Letizia e la mia mamma che all’epoca non era ancora sposata .

I ricordi che la mia mamma mi ha tramandato in merito a questa esperienza si  riducono essenzialmente al viaggio fatto in treno. Probabilmente era la prima volta che usciva dai confini del piccolo paese natale e, a causa anche dei mezzi di trasporto dell’epoca, quel viaggio gli sembrò una lunghissima avventura.

Raccontava di essere partita con i soli zoccoli ai piedi, purtroppo all’epoca le scarpe erano un lusso che non tutti potevano permettersi, e di averne perso uno salendo sul treno.

Scesa alla stazione di Teramo fece un po’ di strada in pullman e poi un ultimo lungo tratto a piedi su per un viottolo di montagna fino a raggiungere il paese. Naturalmente il tutto senza calzature e in mezzo alla neve che da quelle parti, nei mesi invernali, cade copiosa.

Credo che l’avventura della trasferta a Pietracamela, che tra l’altro si rivelò un mezzo fallimento, sia terminata attorno al 1939, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale.

Il rientro al paese e le successive iniziative lavorative dei miei zii materni, sarà l’argomento delle prossime letterine.

Un caro saluto da nonno Antonio

L’immagine di copertina è di Luigi Filice

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