Coronavirus e famiglia: la mia esperienza

Ci stavo pensando da alcuni giorni. In tempi in cui i viaggi purtroppo sono ancora in stand by e il protagonista delle nostre vite è ancora questo maledetto coronavirus, mi sembrava potesse essere in qualche modo utile raccontare la mia (nostra) esperienza.

Ho atteso un po’ perché, anche solo per scaramanzia, volevo che la situazione personale fosse finalmente migliore, più assestata.

Eccomi dunque a raccontare il nostro coronavirus che ha caratterizzato il mese di dicembre, con una coda per il sottoscritto sui primi giorni di questo nuovo anno.

Il primo giorno di dicembre è risultata positiva mia moglie, fortunatamente con sintomi che l’hanno interessata soltanto per tre giorni. Dopo un paio di giorni, avvertendo qualche fastidio, mi sono sottoposto anche io al tampone con il medesimo risultato.

Per ovvi motivi nostri compagni di isolamento sono stati i bambini, in quanto contatti stretti.

Com’è questa malattia? Guardando al mio caso personale la definirei “tosta”. Per il sottoscritto si è manifestata inizialmente con forte mal di testa, stanchezza e debolezza. E’ arrivata poi la febbre che, purtroppo, non voleva passare.

E’ stato il saturimetro a metterci in allerta. Valori abbastanza preoccupanti nonostante non avvertissi particolari problemi a respirare. Una radiografia ha evidenziato una polmonite bilaterale.

Fortunatamente sono riuscito a curarmi a casa con santi punturoni che hanno fatto passare lo stato febbrile e risalire i valori di saturazione.

Una malattia lunga che, superati i problemi respiratori più importanti, mi ha lasciato cefalea per molti altri giorni ancora. Insomma, non è uno scherzo e ne parlo da quasi quarantenne, senza problemi pregressi, in salute.

Detto questo credo sia giusto continuare a vivere, con le dovute precauzioni, nella speranza che il vaccino si diffonda nel più breve tempo possibile al fine di preservare la fasce più deboli della popolazione.

L’isolamento con la famiglia è stata un’esperienza particolare, direi unica. Nei primissimi giorni c’era tanta preoccupazione, lo sconvolgimento della routine famigliare, la condivisione permanente degli spazi della casa.

I bambini, e l’abbiamo constatato anche in altri occasioni, sono i più bravi ad adattarsi, a capire quando la mamma o il papà non stanno molto bene. Le iniziali preoccupazioni hanno lasciato spazio all’esperienza di un periodo speciale.

In fin dei conti si è trattata di un’occasione per stare insieme, per vivere senza l’ansia e i ritmi frenetici degli impegni lavorativi, scolastici ed extra scolastici. Tempo per leggere con i bambini, giocare, disegnare…

Ora attendiamo, trepidanti, il tempo di uscire, organizzare gite, viaggiare. Perché abbiamo cercato di cogliere gli aspetti positivi dello stare in casa insieme ma urge un ritorno alla normalità, alle esperienze che ci hanno sempre entusiasmato. Con responsabilità, vaccinandoci quando sarà il nostro turno.

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