Alberto Pellai: come affrontare il nuovo lockdown con i nostri figli

Scatterà proprio domani il nuovo lockdown, più rigido e simile a quello della primavera scorsa per alcune Regioni come la nostra, più soft per le Regioni dove il contagio sembra correre più lentamente.

Come affrontare questo nuovo stop? Come gestire i propri figli? Come reagiranno i ragazzi più grandi, privati nuovamente della propria socialità? Di questo, ed altro, abbiamo parlato con il Prof. Alberto Pellai che in diverse occasioni ci ha indicato la rotta da seguire. Grazie di cuore per la sua disponibilità!

Questo nuovo lockdown trova famiglie che, seppur più coscienti di quanto dovranno affrontare, sono decisamente più logorate rispetto ai mesi di marzo e aprile. Ha qualche prezioso consiglio da offrire a noi genitori?

In questa seconda ondata il lockdown potrebbe avvenire con una maggiore collaborazione proprio fra noi famiglie. Potremmo gemellarci con un nucleo famigliare che ha figli della stessa età del nostro e, tenendo estremamente tracciato e confinato il numero di nuovi contatti, relazioni, esperienze e attività che andiamo a vivere, potremmo, allo stesso tempo, appoggiarci e sostenerci reciprocamente con tale nucleo che sta attraversando, come noi, la medesima fase di fatica e di difficoltà.

Penso inoltre che, nonostante la stanchezza, dobbiamo come genitori sentire che c’è davvero da guardare avanti, da tollerare questa zona di fatica e frustrazione che ancora si presenta nella nostra vita e sentire che dobbiamo costantemente proporre ai nostri figli motivazione e positività per affrontare questo tempo così complesso.

I servizi dell’infanzia e la scuola primaria, con nostro sollievo, sono stati “salvati” dalle restrizioni. Adolescenti e preadolescenti, invece, subiranno nuovamente la mancanza di contatti e dovranno ritornare per ore dietro lo schermo di un computer. In che modo pagheranno tutto questo?

Gli effetti della deprivazione potranno rivelarsi a medio/lungo termine nel momento in cui questa fase di iperconnessione, di reclusione in casa e di ritorno alla didattica digitale comporti un vero e proprio ritiro sociale cioè un blocco della relazionalità e un blocco di passioni, interessi, coinvolgimenti attivi dei nostri figli in attività che li fanno sentire responsabili e protagonisti.

Spero che ci sia la possibilità per gli adolescenti di poter comunque avere un ruolo attivo all’interno di questa seconda ondata, di non rimanere soltanto con l’aspettativa su di sé di essere obbedienti e invisibili e reclusi in casa ma eventualmente di potersi far carico di piccole azioni rivolte alla collettività come, per esempio, prendersi in affido i bisogni di una persona anziana per la quale ragazze e ragazzi potrebbero rivelarsi figure di supporto.

Infine consiglio anche per loro di individuare un compagno o una compagna, un amico o un’amica con cui gemellarsi in questa fase con cui condividere rimanendo vicini anche in presenza il tempo di restrizione che li aspetta.

Un’ultima considerazione sulla fascia più debole, quantomeno a livello sanitario, di questa pandemia. Il governatore ligure, in un’infelice dichiarazione, ha definito i settantenni “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”.
In realtà la nostra società regge proprio sul contributo dei nonni, preziosi sia in termini di tempo offerto sia, in molti casi, in termini di contributo economico. Cosa ne pensa?

Sono assolutamente d’accordo sul fatto che le persone settantenni debbano essere guardate con uno sguardo molto più responsabile e molto più promotivo.

Non possono essere immaginate come persone invisibili da rinchiudere in casa in un lockdown anche perché questa modalità potrebbe costare a loro molto cara dal punto di vista della salute emotiva, psicologica e anche della perdita di autonomie che, in particolare nei super anziani, avviene molto velocemente nel momento in cui a loro vengono impedite oppure ridotte le funzioni che connotano la loro routine quotidiana.

Più in generale penso che i nonni siano davvero degli ammortizzatori sociali fondamentali per il sistema Italia ma allo stesso tempo delle figure affettive e di attaccamento importantissime per i nostri figli.

Pe questo motivo meriterebbero di essere raccontati con altre modalità e utilizzando altre parole e narrative soprattutto da parte di chi ci governa.

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