La borsa di studio Mario Lucioni

Carissimi nipotini,
nell’ultima letterina autobiografica (1969 il diploma) avevo ricordato il conseguimento del diploma di perito tessile e avevo accennato alla borsa di studio che mi aveva permesso il raggiungimento di questo importante traguardo di formazione.

Nella cartelletta di documenti personali ritrovata in un cassetto di un mobile fuori uso, c’era anche il manifesto originale del bando di concorso per l’assegnazione della borsa di studio alla memoria dell’industriale “Mario Lucioni”.

Grazie a questo lascito e al conseguente conseguimento del diploma, che non avrei potuto avere date le limitate risorse economiche della mia famiglia, la mia vita è cambiata radicalmente anche se, non essendo la Valcamonica una zona di tessiture, ho dovuto ricercare altrove un posto di lavoro e alla fine mi sono trasferito ad Osnago, in Brianza.

Questo sarà però un capitolo che affronterò più dettagliatamente nelle prossime letterine. Ora, per onorare la memoria del mio benefattore, per ringraziarlo della sua generosità  e nella speranza di trovare un contatto con qualche suo discendente, ho riportato uno foto del bando.

La borsa di studio era stata bandita e gestita dal Rotary Club di Milano Est, del quale il compianto Rag. Mario Lucioni ne era stato presidente. Oltre al manifesto del bando di concorso ho trovato anche alcune lettere del Rotary con le quali è stata gestito il concorso nell’estate del 1964.

Ho così riscoperto (non me ne ricordavo più) che la valutazione si era svolta con un primo test all’istituto I.A.R.D. Di Milano, organismo attivo nella ricerca sociologica e nella formazione professionale. Seguito poi da prove psicometriche all’Istituto Tecnico di Bergamo, per chiudere con una visita medica generale a Cernusco sul Naviglio.

Mi sarebbe piaciuto allegare la lettera di assegnazione del premio del 24-7-1964, ma non la trovo più e quindi allego quella del 4-9-1964, nella quale l’allora presidente, Ing. Guglielmo Magatti, avuta la dichiarazione firmata da mio papà dell’accettazione del premio, si raccomandava che avessi provveduto all’iscrizione all’Istituto Tecnico di Bergamo.

Sicuramente l’estate del 1964 sarà stata molto impegnativa fisicamente ma anche psicologicamente perché questo presunto cambiamento avrà procurato preoccupazione e ansia in me e nella mia famiglia, non fosse altro che per gli spostamenti da un paesino tanto piccolo alle città.

Né io né i miei genitori eravamo abituati a viaggiare, non disponevamo di un’automobile e in Valcamonica non c’era una linea ferroviaria. Quindi gli spostamenti erano solo con gli autobus, almeno fino a Bergamo, dove poi si poteva prendere anche il treno.

Ricordo ancora il viaggio fatto, accompagnato dal mio papà, fino a Cernusco sul Naviglio. Credo proprio che avessimo preso l’autobus fino a Bergamo e poi il treno, ma mi pare di ricordare che avevamo dovuto fare anche una parte a piedi, insomma per quell’epoca fu un’avventura, mentre con i mezzi di oggi tutto questo sarebbe stata una passeggiata.

Sul retro del manifesto, scritto a mano dal mio professore di disegno Remigio Michich, c’è la bozza della lettera di domanda da inviare alla direzione del Rotary.

Sarà appunto al ricordo del mio caro professore, alle sue qualità tecniche e umane che dedicherò la prossima letterina.

Un caro saluto da nonno Antonio

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