La passiflora di Nonno Antonio

Carissimi nipotini,
nella mia letterina del 30-04-2020 intitolata “Nonno Antonio e i suoi lavoretti…”, vi avevo mostrato le fasi della costruzione di un rudimentale arco per il sostegno della mia pianta di passiflora che, uscita dal periodo invernale, era ridotta ad un piccolo tronchetto, visibile sulla destra dell’arco.

Avevo chiuso la letterina dandovi appuntamento a quando la passiflora avesse ricoperto l’intero arco e avesse mostrato i suoi
magnifici fiori.

Come si può vedere, in pochi mesi, da quel tronchetto iniziale che sembrava apparentemente morto, sono usciti tantissimi germogli che hanno riempito l’intelaiatura ad arco tanto che ho dovuto periodicamente intervenire legando i rametti i modo che rimanessero contenuti nella struttura stessa.

In questo momento, la pianta è piena di boccioli che, in una decina di giorni si ingrossano fino ad avere una dimensione di un’albicocca e poi si aprono a fiore in modo scaglionato.

Il fiore si apre al mattino quando il sole è già alto. Dopo un’oretta incomincia ad emanare un sottile profumo percepibile solo avvicinandosi al fiore.

Il profumo dura solo poche ore per poi sparire e il fiore alla sera è già chiuso. Se in queste poche ore viene impollinato, all’interno del fiore incomincerà a formarsi il frutto.

Non so se dipenda dalla varietà della pianta o dalla posizione (la mia pianta è sistemata a mezz’ombra, mentre credo dovrebbe essere a pieno sole), ma io non ho mai visto i frutti.

Nelle zone in cui è nata, questa pianta era molto apprezzata per i frutti e anche per le numerose proprietà mediche delle foglie.
Ora, credo abbia solamente una funzione ornamentale infatti, l’enorme crescita verde riempie strutture di varie forme o adorna recinzioni arricchendole, oltre che con il verde, con una miriade di boccioli che quotidianamente si aprono a bellissimi fiori.

Voglio ora porre l’attenzione sui fiori e per questo vi mostro una foto scattata da vicino.

Questi fiori sono veramente originali e belli e l’interpretazione del loro aspetto ha dato il nome alla pianta stessa.

La pianta della passiflora, di cui esistono centinaia di specie, proviene dalle grandi foreste fluviali dell’America meridionale, dall’Asia e dall’Australia. Sembra che debba il suo nome al gesuita Emmanuel De Villages, missionario spagnolo in Messico, che nel 1610 vide per la prima volta questo originale fiore e ne fu colpito per la bellezza e per l’analogia delle sue parti con i simboli della passione di Gesù.

Riporto la sua appassionata interpretazione.
– La corona dei filamenti colorati che circonda l’ovario, rappresenterebbe la corona di spine.
– I tre stili rappresenterebbero i tre chiodi (due alle mani e uno per i piedi sovrapposti).
– I cinque stami rappresenterebbero le cinque piaghe di Gesù (due alle mani, due ai piedi e una al costato).
– I cinque petali più i cinque sepali sarebbe un rimando ai dieci apostoli rimasti fedeli.
– L’androginoforo, cioè lo stelo che sorregge gli stami, rappresenterebbe la colonna della flagellazione.

Al suo rientro dal Messico, il missionario mostrò lo stupefacente fiore al suo superiore Padre giacomo Bosio che ne rimase altrettanto entusiasta tanto che lo nominò nel suo libro “Trattato sulla crocifissione di Nostro signore” che scrisse nei seguenti mesi.

Sembra che il nome “Flos passionis” dal latino letteralmente “Fiore della passione” sia stato coniato nel 1696 da Leonard Plukenet.

Nel 1753 il naturalista svedese Linneo, confermò e mantenne intatto il nome attribuito dai padri agostiniani. Dal nome latino si passò poi alla traduzione italiana di “Passiflora”.

Carissimi nipotini, con questa piccola cronistoria su questa originale pianta spero di avervi trasmesso la curiosità, la complessità e la bellezza della natura che ci circonda.

Un caro saluto da nonno Antonio

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