Mettete i “bambini” nei decreti

Pochi minuti fa il Presidente del Consiglio Conte ha anticipato in conferenza stampa i principali elementi contenuti nel nuovo decreto in approvazione. Attendevo le sue parole confidando che, finalmente, i bambini potessero entrare nei provvedimenti legislativi per questa emergenza.

Purtroppo non è andata così e le perplessità espresse dal sottoscritto su queste pagine permangono e, francamente, aumentano.

I minori in Italia sono, a grandi linee, 10 milioni, pari a circa il 18 % dell’intera popolazione italiana. Tenendo conto anche i genitori consideriamo una grossa fetta dell’intero Stivale.

Nonostante questo i bambini ancora una volta non vengono inseriti nei decreti. Le priorità sono altre e non si tratta soltanto di priorità economiche (perché, per esempio, il Ministro Spadafora sta lavorando per capire se ci sarà la possibilità di riprendere il campionato di calcio di Serie A…).

Qualche parola sulla scuola è stata riservata dal Presidente Conte soltanto in risposta ad una domanda di un giornalista. La scuola non riaprirà per quest’anno scolastico (e la notizia è quasi certa) e la Ministra Azzolina sta lavorando per far sì che tutto sia predisposto per accogliere in sicurezza gli studenti in aula.

Nutro molti dubbi sul fatto che a settembre le scuole saranno organizzate al meglio e, oltretutto, non ho ancora sentito parlare della sorte che toccherà ai più piccoli che frequentano asili nido e scuole dell’infanzia.

E non è tutto. Verranno aggiunti giorni di congedo parentale straordinario (15 giorni fino a settembre? Oppure un sostegno più sensibile?) e verrà riproposto il bonus babysitting.

Come possono bastare questi strumenti per supportare le famiglie?

Qualora volessimo tralasciare tutti gli aspetti logistici (che mettono in crisi milioni di famiglie), perché nessuno parla delle criticità relative agli aspetti sociali ed educativi dei bambini?

Task force, comitati scientifici, commissari straordinari, commissioni speciali…non sarebbe stato il caso di ascoltare anche gli esperti (penso a psicologi, sociologi, pedagogisti…) del mondo dell’infanzia?

Guardo con stupore a quanto stanno facendo i nostri vicini dell’Unione Europea, tra nazioni che hanno già riaperto (gradualmente, su turni e con altri strumenti) e tra altre che riapriranno a breve.
Si tratta sempre di decisioni avventate?

Non ho la risposta come credo molti di noi. Credo però che i bambini meriterebbero più rispetto e un’attenzione diversa.

Sono giorni che cerco anche un modo per far giungere la mia voce (insieme a quella di tutti coloro che si sono accodati in questa civile protesta) a chi di dovere. Scendere in piazza non è consentito (e sarebbe poco utile alla causa contro il coronavirus). Condividiamo, per il momento, le nostre riflessioni nell’attesa di trovare anche un valido strumento per farci sentire.

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