Empathy dolls: supporto prezioso per i malati di Alzheimer

Carissimi nipoti,
oggi voglio parlarvi delle bambole in generale per arrivare ad una categoria decisamente particolare ovvero quella delle bambole empatiche.

Credo che tutti i bambini, in particolare le femminucce, abbiano provato la gioia di possedere una bambola. L’invenzione della bambola si perde nella notte dei tempi. Sono stati trovati degli esemplari già nelle tombe degli antichi egizi!

Anche le forme e i materiali usati per le bambole sono stati i più svariati e sono andati raffinandosi nel corso del tempo. Da sempre poi c’è stata una produzione destinata alla massa e una produzione per l’élite dove le bambole hanno assunto forme e materiali tali da diventare vere e proprie opere d’arte, oggetto di collezione.

Infine con l’avvento della tecnologia alcune bambole sono state dotate di apparecchiature che permettono loro di
muoversi, di parlare e di fare tante altre funzioni che mirano sempre di più a farle assomigliare ad un bambino in carne e ossa.

Il fascino e l’amore che questo oggetto emana non è proporzionale alla sua bellezza e alla sua somiglianza al reale, bensì è insito nel valore che il bambino da a questo oggetto. La bambola diventa un’amica che assiste ed è partecipe dei propri giochi. Diventa la bambina ideale nel gioco antico della mammina, raccoglie silenziosa le lamentele, le domande e i discorsi apparentemente senza senso di un bambino.

E’ lo scudo che protegge contro ogni paura e per questo diventa la compagna fedele della nanna.

Nella mia infanzia di oltre 60 anni fa, pochi potevano acquistare delle bambole. Spesso erano fatte artigianalmente in casa. Vecchi avanzi di tessuto venivano cuciti e riempiti a loro volta da stracci per dare una forma sommaria alle varie parti del corpo che venivano poi assemblate.

Le mamme più abili riuscivano a ricamare nella testa alcuni tratti che andavano a formare la bocca, gli occhi e il naso, mentre per rappresentare i capelli utilizzavano dei fili di lana.
Forse non erano belle e perfette ma la fantasia delle bambine sapeva sopperire a queste imperfezioni.

Se le stringevano forte al petto e nel giro di poco tempo diventavano amiche inseparabili.

Veniamo ora alle “bambole empatiche” che mi hanno suggerito questa letterina.
Nel mio giro settimanale agli ospiti di una residenza per anziani milanese, qualche settimana fa, ho incontrato una paziente che teneva in grembo una bambola. Me l’ha mostrata con lo stesso orgoglio di una mamma che mostra il proprio bambino.

La bambola raffigurava un maschietto ed aveva le dimensioni di un bambino di 5/6 mesi.
Guardi come è bello, non è un amore?”.
“Bellissimo” rispondo io, “come si chiama?”.
“Jonny” e nel dirlo le brillavano gli occhi dalla gioia.

Poi gli ha abbassato leggermente i pantaloni per mostrarmi il pannolino e quindi se lo è portato al petto stringendolo in un caldo abbraccio. Finito il giro della sala, uscendo, ho visto che continuava a tenerlo stretto e con una voce soave gli cantava una dolce ninna nanna.

Questa scena mi ha fatto tanta tenerezza e me la sono portata dentro fino alla settimana successiva quando ho ritrovato la stessa immagine. Incuriosito ho cercato di capire dal personale medico il significato di questa bambola.

Mi hanno spiegato che queste sono bambole particolari, chiamate empatiche perché trasmettono simpatia e voglia di prendersene cura, ancor più delle bambole tradizionali.

Sono state inventate nel 1996 dalla terapista svedese Britt Marie Egedius Jakobsson per aiutare e alleviare le sofferenze del figlio gravemente ammalato. I risultati sono stati talmente eccezionali che pian piano si è pensato di estendere questo metodo anche agli anziani e in particolare ai malati di Alzheimer.

La “Terapy dolls”, così viene chiamata la terapia con le bambole, viene utilizzata come sostegno complementare a quello farmacologico nella cura delle demenze senili in generale.

La bambola viene presentata all’ammalata, la quale decide se si tratta di una bambola o di un bambino. A questo punto è fondamentale che parenti e personale della struttura “stiano al gioco” e utilizzino lo stesso termine usato dall’anziana per definire la bambola.

E’ stato dimostrato che il fatto di potersi prendere cura, sia che venga considerata come bambola o idealizzata come bambino, aiuta a modulare gli stati d’ansia, l’aggressività, a sviluppare alcune doti motorie e in generale a migliorare il benessere della persona malata.

Mi sembra una scoperta e un’applicazione bellissima. Ci sono anche altri interessanti metodi come per esempio i “forma cube”, cubi particolari con i quali si possono realizzare in fantasia tanti costruzioni diverse e i “Mandala”, disegni particolari simmetrici la cui colorazione richiede tanta pazienza e fantasia occupando e rilassando la mente.

Ricordatevi comunque, cari nipotini, che questi nuovi ritrovati sono molto importanti ma la vita dei nostri anziani sarà tanto più serena quanto più si sentiranno circondati dalla nostra presenza e dal nostro amore.

Un caro saluto ed un arrivederci a presto
nonno Antonio

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