La nuova officina di Nonno Antonio e le sue “opere” in ferro

Carissimi nipoti,
ci eravamo lasciati con l’inizio del trasloco e all’installazione delle attrezzature della prima officina, nella parte posteriore del locale ex stalla. Ora andremo a vedere come è stato completato l’arredamento della parte anteriore.

Nella parete più grande, dal lato che riceve la luce diretta, è stato costruito un bancone in legno con il piano in lamiera e con al centro una grande morsa. Sul bancone e sulla parete in fondo allo stesso
vengono posizionati, a portata di mano, tutti i vari attrezzi dai martelli alle lime, ai seghetti,
ai cacciaviti e a tutta la piccola utensileria necessaria ad un fabbro.

A completare il tutto, al centro del locale è stato posizionato un grande incudine su un basamento di legno.

Nella parte bassa della parete opposta al grande bancone sono state fissate delle mensole che serviranno a contenere e a separare le “verghe” (pezzi di ferro lunghe da 4 a 6 mt.) dei vari tipi di profilato (forma del ferro per esempio a L, a U, a Z, quadro, rettangolare, tondo, ecc) che man mano serviranno per costruire ringhiere, porte e cancellate.

Sopra queste mensole, mio fratello Giancarlo ha scritto con la vernice rossa un orgoglioso “Officina Balzarini” ed ecco che l’antica stalla è stata trasformata in una luminosa e, discretamente attrezzata,
officina da fabbro.

Naturalmente le porte e finestre di questo locale, così come quelle del garage, la ringhiera della grande balconata, la recinzione della proprietà, furono tutti rigorosamente costruiti i ferro e lamiera anche se non era certamente il materiale più isolante ma era sicuramente il modo più economico di realizzare i serramenti visto che la manodopera era gratis.

La ristrutturazione del vecchio fienile per ricavarne la casa propria aveva esposto economicamente la mia famiglia e, ora più che mai, era necessario fare qualche lavoretto extra per migliorare il magro bilancio economico.

Seguirono quindi alcuni anni di lavoro serrato fatto da mio papà e da mio fratello Giancarlo che all’epoca aveva quasi 20 anni, mentre io ero più giovane ed ero, come ho già avuto modo di raccontare, a Bergamo in collegio.

Quando tornavo per le vacanze estive e quando mi sono diplomato e sono rientrato in famiglia, cercavo di dare una mano anch’io ma la mia era più che altro un apporto di manovalanza. Con il passare del tempo però mi appassionavo a questo lavoro fatto di fatica, di sudore davanti alla forgia, di mani sporche, ma anche di soddisfazione quando il prodotto finito appariva in tutta la sua bellezza e funzionalità.

Oltre ad aiutare nella realizzazione delle piccole commesse che mio papà prendeva, nel mio piccolo e senza arrivare ad acquisire l’arte della lavorazione del ferro battuto, ho provato a realizzare alcuni
piccoli lavoretti, due dei quali li conservo ancora e quindi posso allegare una foto.

 

Attorno agli anni 80 ho realizzato, in questo caso con l’aiuto di mio papà, anche l’intelaiatura in ferro di un presepio tridimensionale a forma di stella che ancora conservo e che vi presenterò in tutti i suoi dettagli, più avanti e in prossimità del prossimo Natale.

Con questa letterina finisce la lunga descrizione dell’officina di fabbro di mio papà alla quale ho dedicato ben tre letterine, ma molto ci sarebbe ancora da dire.

Dopo quasi 50 anni l’officina è ancora pressapoco intatta, anche se non produttiva, perché la
casa paterna, che è stata ritirata da mio fratello, per il momento è rimasta invariata.

Mentre tornavo con la mente a questo periodo della mia giovinezza, mi è riaffiorato il ricordo di una vacanza studio a Londra e questo sarà l’argomento della prossima letterina.

Un caro saluto e un arrivederci da nonno Antonio.

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