Febbre e malanni di stagione: i consigli del pediatra per prevenire e curare

Autunno, inizio della scuola e via alla stagione di febbre, tosse e raffreddori praticamente perenni, almeno fino a maggio. Quantomeno così è a casa nostra. Parallelamente via ai dubbi: potrà andare all’asilo? Potrà uscire al parco o meglio tenerlo segregato in casa?



Abbiamo pensato, per cercare di chiarirci un po’ le idee, di fare riferimento alla Pediatra M. Margherita Franco che qualche settimana fa ci aveva parlato di neonati e bambini vs altitudine in montagna.
Penso che quanto è scaturito possa interessare tutti i genitori (ansiosi o meno) come noi. Grazie ancora alla Dottoressa per la disponibilità!

Iniziato l’autunno (e parallelamente la scuola), ecco il periodo dei primi malanni. Tosse e raffreddore (a volte accompagnati da febbre) in primis. In via preventiva: quali accorgimenti possiamo mettere in atto per rendere i nostri bambini più forti e meno soggetti a tali “inconvenienti”?

La stagione con l’alternanza di freddo e caldo, la ripresa della scuola e convivenza quindi in una comunità favoriscono il contagio di malattie che spesso interessano le alte vie respiratorie, tosse, raffreddore e mal di gola o intestino con gastroenterite più o meno fastidiosa.

La prevenzione consiste nella buona abitudine del lavaggio delle mani da ripetere il più spesso possibile, soffiare il naso ed imparare a soffiarlo, assumere vitamina C naturale che proviene dalle fonti disponibili proprio in questo periodo (mandarini, arance, limone, broccoli per esempio), non abbandonare i giochi all’aperto al parco o in luoghi adatti dove i bambini possano giocare, correre e tossire.

Altra buona abitudine soprattutto dopo l’accensione dei caloriferi è quella di ventilare con aria fresca gli ambienti dove i bambini giocano e dormono. E’ molto più dannoso far dormire un bambino in una stanza con aria “viziata” che in una con aria fresca/fredda.

Il nostro bambino ha tosse e raffreddore (ma non ha la febbre): lo teniamo barricato in casa, come se dovesse osservare un periodo di quarantena o lo mandiamo a scuola e lo lasciamo anche andare al parco con gli amici?

Se il raffreddore e la tosse non abbattono le condizioni generali del bambino, se il piccolo continua ad aver voglia di giocare e mangiare, può andare a scuola e soprattutto al parco, per correre, tossire ed espettorare tutto il muco che diversamente resterebbe nelle vie aeree e disturberebbe nelle ore del sonno.

Febbre, febbre e sale l’ansia delle madri (e anche dei padri per la verità…). La abbassiamo immediatamente con l’utilizzo di medicinali o la lasciamo “lavorare”?

Escludiamo per il momento il bambino molto piccolo di età inferiore ai 6 mesi. Nei bambini più grandicelli il monitoraggio della temperatura deve essere la prima priorità per mamme e papà, quando la temperatura corporea supera i 38.5°C somministrare il paracetamolo.

Ricordando che è altrettanto importante idratare i bambini con liquidi freddi zuccherati al fine di abbassare anche “dall’interno” la temperatura corporea, evitare la disidratazione ed ancor peggio l’insorgenza dell’acetone, complicanza dell’inappetenza che spesso accompagna il bambino febbrile.

La sequenza potrebbe quindi essere febbre –> monitoraggio della temperatura e liquidi freddi zuccherati se non si abbassa la temperatura o diversamente continua a salire –> paracetamolo ogni 5-6 ore se TC maggiore di 38.5°C.

Per i bambini di età inferiore ai 6 mesi la febbre è un’emergenza pediatrica quanto più sono piccoli. Valgono comunque le indicazioni riportate qui sopra ma la visita di uno specialista diventa prioritaria da eseguire nelle 24 ore successive all’insorgenza della febbre; anche prima se si tratta di un neonato.

Dopo qualche giorno la febbre è passata. Il bambino può tornare immediatamente a scuola o sarebbe preferibile qualche giorno di convalescenza?

Il bambino che ha avuto un episodio febbrile associato a sintomi di poca importanza come raffreddore, dolore alla gola lieve, qualche colpo di tosse, qualche scarica di diarrea possono tornare a frequentare la comunità della scuola, dopo essere stati completamente sfebbrati per 24-48 ore.

Diverso invece è l’atteggiamento da tenere se l’episodio infettivo si è complicato, otite, bronchite o broncopolmonite o ancora gastroenterite con severa disidratazione, in questi casi la convalescenza è fondamentale per una buona ripresa dello stato di salute e riparazione delle difese immunitarie “esaurite” dall’episodio infettivo stesso (e non dall’antibiotico).

Primissime lineette di febbre, parte l’allarme e immediatamente si chiama il pediatra (confesso che capita anche a noi…). Meglio aspettare qualche giorno prima di richiedere una visita (ovviamente sempre che non vi siano sintomi particolarmente preoccupanti)?


E’ sempre utile attendere 24 meglio ancora 48 ore prima di far visitare il bambino al pediatra. La febbre infatti è spesso il primo sintomo di un’infezione in atto, i sintomi che possono guidare lo specialista in una diagnosi corretta compaiono spesso con un ritardo di circa 24 ore.

Non si tratta quindi di malavoglia o pigrizia del pediatra ma, molto spesso aspettare 1 giorno consente di essere molto più precisi nella diagnosi ed evitare terapie inutili che talvolta si è costretti a somministrare nella possibilità che compaiano altri segni o sintomi non ancora evidenti.

La fotografia in copertina è dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

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