Il “tempo libero” di 50 anni fa…

Carissimi nipoti,

avevo terminato la precedente letterina dicendo che molti dei lavori per la costruzione della nuova casa dei miei genitori vennero realizzati utilizzando ogni ritaglio di tempo lasciato libero dagli orari di lavoro, comprese le ferie estive.

All’epoca, anni cinquanta-settanta, pochissime famiglie potevano permettersi delle vacanze al mare o in montagna.

In realtà i ragazzi incominciavano a poter usufruire di vacanze al mare o in montagna nelle “colonie estive”. Questo argomento merita di essere trattato a parte e sarà quindi il tema della prossima letterina.

Torniamo ora alle nostre famiglie tipo e in particolare alla mia famiglia e cioè a quella dei vostri bisnonni Maria e Piero.
Spesso le ferie, quelle concesse e retribuite dal datore di lavoro e che non erano certamente così lunghe come adesso, venivano attese per eseguire quei lavori che nel corso dell’anno erano stati accantonati per mancanza di tempo.

I miei genitori, come parecchi loro paesani coetanei non erano mai andati in ferie. Mio papà ricordava di aver visto il mare solamente quando, arruolato nella seconda guerra mondiale nella divisione di fanteria “Lupi di Toscana”, fu imbarcato sulla nave per partecipare alla campagna “greco albanese”.

Mia mamma il mare lo conoscerà una ventina di anni dopo quando, ormai vedova, venne al mare con noi e con i vostri papà, che a quell’epoca erano piccoli.

ph Andrea Donato Alemanno

Altri tempi, fatti di molto lavoro, molti sacrifici e pochissime soddisfazioni, tempi da non rimpiangere. Volendo ironizzare potremmo dire che a quell’epoca non c’era il problema di come occupare il tempo libero e non c’era la gara a chi faceva le ferie più lunghe o più originali.

Speriamo che veramente il benessere attuale, anche se qualcuno si lamenta, si mantenga a questi livelli e questo naturalmente non dipende solo dall’orientamento e dal comportamento di chi ci governa ma anche dall’orientamento e dal comportamento di ciascuno di noi.

Ma torniamo a noi e scusate se mi son lasciato trascinare da ricordi e da considerazioni di una vita di altri tempi e mi sono allontanato un po’ dal tema che è la costruzione della casa dei miei genitori.

Verso il 1968 la casa è pronta o meglio ci si comincia a trasferire e si continua poi nel tempo libero, come ho già detto, a fare quelle finiture che ancora mancano.

Il benessere della tanto “sognata e sudata” indipendenza della nostra famiglia nella nuova casa non dura molto perchè ben presto noi figli lasciamo la casa (nel 1972 mio fratello si sposa; sempre nel 1972 io inizio a lavorare ad Osnago facendo il pendolare dal lunedì al venerdì finchè nel 1975 mi sposo anch’io; mia mia sorella si sposa pochi mesi dopo di me e quindi, nel 1975 tutti e tre i figli sono definitivamente fuori da casa).

I miei genitori si trovano così soli con una casa grande e dopo pochi anni anche mio papà si ammala e nel maggio del 1981 viene a mancare.

Ironia della sorte, dopo avere desiderato per una vita una casa decorosa ed indipendente, dopo solo poco più di una decina di anni mia mamma si trova completamente sola in una casa che ormai è troppo grande. La vita da sola in una casa così grande, assieme al dolore della perdita del marito e ad una salute sempre più cagionevole, diventerà il tema giornaliero di oggettiva difficoltà e malinconia  per i rimanenti 22 anni della sua vita.

A parte i ricordi personali delle persone care che ho evocato in questa letterina e che ho voluto riproporre anche a voi, vorrei cercare di trarre un insegnamento anche da questo tratto della mia vita e della mia famiglia.

Carissimi nipotini, inseguite anche voi il sogno di una casa vostra o comunque non fate mai mancare un sogno, un obiettivo nel “cassetto dei vostri sogni”.

Non importa se non si realizzeranno tutti, ma solo se avrete sempre dei sogni la vostra vita sarà piena, ricca di impegni ma anche di aspettative e soddisfazioni e vi auguro che abbiate la fortuna e la possibilità di realizzare molti dei vostri obiettivi e possiate goderne a lungo.

Un caro saluto e un arrivederci alla prossima letterina che aggiungerà un altro piccolo pezzo al puzzle della mia vita.

Nonno Antonio

L’immagine di copertina è di MARVIN 345

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