Nonno Antonio e gli anni dell’Esperia di Bergamo: nonnismo e bullismo

Carissimi nipoti,
dopo l’impressione traumatica del mio primo giorno in convitto in pantaloncini corti, seguirono altri episodi che segnarono indelebilmente il mio ingresso nel mondo delle superiori e, in particolare, in una società più aperta di quella del mio piccolo paese di origine.

Quando sono entrato io (nel 1961) nel collegio, che ospitava tutte e cinque le classi del corso di perito tecnico, esisteva ancora un forte “nonnismo”. Vale a dire che i “quintini” (frequentatori del quinto anno) esercitavano sui “primini” un comando assoluto e li sottoponevano a gesti di servizio e a continui scherzi. I quintini alloggiavano in camerette singole all’ultimo piano dell’edificio, mentre i “primini” dormivano nel piano interrato in camerate di una ventina di letti sorvegliate da studenti universitari che, in cambio di questo servizio, si garantivano il loro vitto e alloggio.

Non era insolito che, nei momenti di pausa in cortile, un quintino avvicinasse un “primino” e lo mandasse con un pretesto qualsiasi all’ultimo piano per prendere una cosa che normalmente non esisteva o non si trovava là. Al ritorno del “primino” senza l’oggetto richiesto seguivano prese in giro o punizioni quali ad esempi arrampicarsi sul palo di sostegno della rete di pallavolo e rimanerci per qualche minuto.

All’inizio dell’anno c’era inoltre il famoso giuramento. Veniva allestita una camera ardente con tanto di drappi neri e bara finta e di sera, per rendere ancora più impressionate la cerimonia, venivano fatti entrare a turno tutti i “primini” e con la mano sulla bara dovevano giurare fedeltà e obbedienza ai “signori quintini”.

Ora al pensiero di questa cerimonia mi viene da ridere ma allora, mi ricordo, che mi ero spaventato parecchio. Questa ignobile e incivile abitudine era presente (e probabilmente è nata proprio lì) anche nelle caserme militari e ha fatto parecchi danni. Ho sentito di ragazzi, soprattutto quelli più deboli di carattere, che a causa di questi scherzi sono caduti in depressione e non si sono più ripresi. Per fortuna questa “brutta abitudine”, questa abitudine incivile, almeno per quanto riguarda il “convitto” è andata diminuendo e, quando a mia volta sono diventato quintino, era quasi completamente sparita e comunque io non me ne sono avvalso.

Il “nonnismo” di allora mi conduce inevitabilmente a pensare al problema, secondo me molto simile e molto legato, del “bullismo” attuale. E’ un fenomeno che spesso viene portato sulle prime pagine dei giornali con casi sempre più violenti e preoccupanti. Personalmente penso che alla base ci sia l’educazione al rispetto dell’altro e del diverso. Educazione che deve partire da tutti i soggetti della società che sono preposte a tale compito dalla nascita fino alla completa crescita e maturazione del bambino. Pur aborrendo ogni forma di bullismo, non sono molto preparato in materia e quindi, a sostegno di questo argomento, mi permetto di riportare integralmente alcune parti dell’articolo “Bullismo a scuola e on line” di Nino Cinquemani.

“Per prima cosa mi sembra opportuno delineare una definizione di bullismo. La parola è derivata da BULLO alla quale si attribuisce il significato di persona prevalentemente giovane che fa il prepotente, lo spaccone , usando, senza plausibile motivazione o provocazione, forme di violenza verbale, fisica ,psicologica nei confronti di soggetti notoriamente più deboli e incapaci di difendersi, con lo scopo di umiliare, mortificare, insultare, sottomettere, ghettizzare , mettere alla gogna un soggetto preso di mira ,volendo in tal modo esaltare il valore della sua forza, della sua superiorità , della sua potenza sicuro della impunità.

Quando si parla di bullismo prevalentemente si citano episodi che si verificano nell’ambiente scolastico ma certamente analoghi episodi possono verificarsi ,con denominazione diversa, in altri luoghi di aggregazione come per esempio : sale da gioco, bar, discoteche, caserme, pub, punti di ritrovo poco vigilati. Tipici, per esempio, sono le analoghe forme di violenze perpetrate nelle caserme fenomeno che viene chiamato NONNISMO.

Il bullismo può essere esercitato da una sola persona o da un gruppo che si è trasformato in branco. A Scuola si può manifestare tra studenti e studenti oppure da studenti nei confronti di docenti con violenze realizzate nei locali scolastici o anche al di fuori di essi.

o la violenza si consuma anche con riprese video da mostrare poi su Fb minacciando altre rappresaglie nel caso il malcapitato fosse intenzionato di denunciare l’episodio.

Episodi di tal genere sono in preoccupante aumento; se si vuole quindi arginare questa tendenza o ridurre al minimo fisiologico il verificarsi di simili episodi, una società democratica non può tollerare queste falle infamanti che turbano pesantemente l’opinione pubblica poiché si calpestano e si negano i valori fondanti della civile convivenza proclamati solennemente dalla nostra Carta Costituzionale consistenti fra l’altro nel rispetto di ogni singola persona indipendentemente dal suo status sociale e individuale.

Le Istituzioni che hanno responsabilità in questa spinosa faccenda e che, a vario titolo di competenza, dovrebbero essere coinvolte in una azione congiunta di normalizzazione della vita sociale sono, a mio parere, in ordine prioritario:

1) la famiglia dove il giovane riceve la prima educazione ed assorbe i primi valori di vita associata;

2) la scuola dove il giovane riceve le opportunità e gli stimoli per allargare l’orizzonte dei saperi e dei valori etici;

3) le Associazioni culturali, ricreative, sportive, religiose, politiche , etc presenti nella comunità con compiti complementari di arricchimento della personalità del giovane sctto i diversi profili.

4) l’organizzazione dello stato con il compito di assicurare i servizi generali, il benessere dei cittadini e la ordinata convivenza civile”.

Ho voluto limitare i miei cenni autobiografici per dare più spazio all’argomento, importante e sempre più attuale, del “Bullismo”. Bullismo che è “figlio, padre o fratello del nonnismo” e che si può esercitare sotto le forme classiche descritte ma che può anche essere molto più subdolo e nascosto andandosi ad annidare tra gli affetti e le parti domestiche o avvalendosi e nascondendosi nei sempre più moderni e sofisticati strumenti di comunicazione.

Naturalmente il mio intento non è certamente quello di dare delle soluzioni ma è semplicemente un sollevare ed evidenziare il problema.

Ora vi lascio momentaneamente e vi do appuntamento a breve per il proseguo della mie vicissitudini nella città di Bergamo con alcuni dei ricordi, degli avvenimenti e delle emozioni che hanno caratterizzato questo periodo della mia vita.

L’immagine di copertina è di Tiomax80

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