Una mamma italiana a Vienna, tra sussidi e città baby friendly

Chi ci legge sa che trattiamo spesso (e con piacere) i diritti delle famiglie. Abbiamo spesso denunciato come l’Italia sia ancora, a nostro avviso, troppo indietro su queste tematiche. Come va nel resto d’Europa?
Incontreremo alcuni italiani che si sono trasferiti all’estero per capire come vanno le cose fuori dai nostri confini.
Oggi è il turno di Cecilia, mamma italiana che vive a Vienna (in Austria). Se volete approfondire la sua storia la trovate sul suo blog Mammitudine e sulla relativa pagina Facebook. Grazie ancora a Cecilia per la sua disponibilità!

Ci racconti in poche parole la tua storia? Come e perché sei finita in Austria?

In poche parole non è il mio forte, ma ci provo 🙂
Ho conosciuto mio marito Simon in Erasmus, a Bucarest, in Romania. Lui è austriaco, di Innsbruck, e, dopo la laurea ed il tentativo di gestire la nostra storia a distanza, siamo stati entrambi ammessi al Dottorato in Austria. Inoltre io ho ricevuto un’offerta di lavoro proprio a Vienna, dunque abbiamo deciso di trasferirci qui insieme.

11 anni e due figli dopo è ancora la nostra città e non rimpiango la mia scelta, anche se l’Italia mi manca moltissimo, e continuo a sperare che non passerò qui il resto della mia vita.

Per chi volesse approfondire la mia storia, qui un articolo che ho pubblicato sul mio blog https://mammitudine.wordpress.com/2014/01/17/che-amore-amoriland/

Fare figli in Austria: quale assistenza si riceve durante la gravidanza?

Durante la gravidanza, non essendo andata in maternità – come spesso capita nelle organizzazioni internazionali, il mio contratto era semplicemente “scaduto” – non ho avuto nessuna assistenza. Ho però potuto fare le visite di controllo gratuite, se non erro 5 in totale e anche il corso preparto gratuito presso l’ospedale pubblico dove ho partorito. Inoltre, dopo la nascita, si ha il diritto di ricevere, sempre gratuitamente, la visita di un’ostetrica a casa.

So che per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, ma anche apprendiste tali, non appena il datore di lavoro viene informato della gravidanza, deve rispettare le disposizioni previste dalla legge sulla protezione della maternità (MSchG), che vietano di lavorare nelle otto settimane prima e otto settimane dopo il parto. Per le libere professioniste invece, si applica solo la protezione dal licenziamento in gravidanza.

Durante il periodo del “Mutterschutz” o congedo di maternità di cui sopra, si riceve un sussidio di maternità (Wochengeld) dall’assicurazione sanitaria e il datore di lavoro non paga lo stipendio. Dopo le 16 settimane di congedo di maternità obbligatorio, si ha poi il diritto ad un congedo parentale facoltativo della durata di massimo due anni dalla nascita del bambino. Se si desidera prolungare il congedo oltre i due anni, è necessario mettersi d’accordo con il datore di lavoro.

Dopo la nascita quali sono i diritti per mamme e papà?

Come accennavo prima, i lavoratori dipendenti hanno diritto al congedo parentale fino al secondo compleanno del bambino, a patto che ne condividano il nucleo familiare. Il congedo parentale inizia a seguito delle otto settimane obbligatorie che intercorrono dopo il parto.

Se il genitore che si occupa inizialmente del bambino non ha diritto al congedo parentale (come ad esempio i lavoratori autonomi, gli studenti, o i disoccupati), l’altro genitore può prendere il congedo parentale successivamente. Il periodo di congedo deve essere di almeno due mesi.

Inoltre, i lavoratori dipendenti hanno diritto ad un orario di lavoro ridotto (fino al part-time) fino al compimento di sei anni del figlio/della figlia minore.

 

Viene garantita un’assistenza economica ai figli da parte dello Stato? Se sì, in quale misura?

Sì, ci sono diverse formule di sussidi e, tra l’altro, cambiano continuamente, quindi spero che la mia esperienza non sia troppo datata, visto che risale a ormai 9 e 7 anni e mezzo fa.

Innanzitutto c’è il Kinderbetreuungsgeld che si percepisce fino al primo o fino al terzo anno di età dei bambini (in base alla durata, diminuisce la somma erogata). Se si prende, come ho fatto io, per un anno, sono circa 1.000 Euro al mese. Questo sussidio varia a seconda delle entrate del genitore che lo richiede ed è accumulabile all’assegno di maternità.

L’unica prerogativa è che bisogna dimostrare di aver fatto le visite mediche obbligatorie del cosiddetto “Mutter-Kind-Pass” (5 durante la gravidanza e 5 dopo la nascita del bambino o della bambina) – una volta completate, si inviano i moduli alla sede competente. Altrimenti si devono rendere i soldi ricevuti fino a quel momento.

Poi c’è la Familienbeihilfe, un sussidio erogato dalla Agenzia delle Entrate e spettante a tutte le famiglie residenti in Austria, indipendentemente dal tipo di impiego e guadagno. E’ possibile usufruirne, ad esclusione di alcune eccezioni come in caso di invalidità o in caso che i figli abbiano reddito proprio, fino a che i figli non abbiano raggiunto i 24 anni di età. 

Capitolo istruzione: ci sono differenze sostanziali rispetto al sistema italiano?

La differenza sostanziale che ho riscontrato è che, per quanto riguarda i libri di testo ed i quaderni, la scuola pubblica fornisce tutto gratuitamente fino al sedicesimo anno di età dei bambini. Un’altra cosa che mi pare importante segnalare è che in Austria non esiste il tempo pieno come in Italia.

La maggior parte delle scuole elementari pubbliche (primarie di primo grado) finiscono alle 12 o alle 13. Poi ci sono dei doposcuola, sia pubblici che privati, Hort, a pagamento (anche se naturalmente quelli pubblici costano un po’ meno) in cui i bambini dopo la scuola possono pranzare e fare i compiti fino alle 17/17:30. 

A Vienna che è la capitale ed in alcune altre città più grandi ci sono anche le scuole pubbliche a tempo pieno, che però finiscono alle 15:30, con la possibilità di pagare una quota extra per poter lasciare i bambini fino alle 17.

Cosa ti manca di più dell’Italia? 

Dell’Italia la cosa che mi manca di più, oltre alla famiglia e agli amici, è la gentilezza nella vita quotidiana. Qui spesso hanno modi molto bruschi, anche con i bambini, che per me restano del tutto incomprensibili e che non riesco a giustificare, nemmeno dopo tanti anni che vivo qui. Poi mi mancano anche il mare, il caffè come si deve e la sensazione di non essere un’estranea, ma questa è un’altra storia!

Perché consiglieresti (se lo faresti) ad una famiglia di trasferirsi in Austria? 

Consiglierei ad una famiglia di trasferirsi a Vienna (non in Austria in generale!) perché è una città a misura di famiglie e bambini. Si può prendere qualunque tram, metropolitana o bus anche con un passeggino (io l’avevo persino doppio!), ci sono tantissime attività, anche gratuite, per i bambini di tutte le età, e la città è molto vivibile, con tanti parchi e luoghi adatti ai bambini.

Un caro saluto,

Cecilia Vera Lagomarsino

2 commenti

  1. Buongiorno , è bellissimo leggere di mamme che riescono a lavorare e crescere figli in un paese straniero. Questo è il mio obiettivo, ma non abbiamo nessun contatto a Vienna ,per iniziare questa nuova vita.
    Sto cercando disperatamente aiuto .
    Sono un insegnante della primaria in Italia e sto studiando per la certificazione tedesca, qualcuno può darmi delle dritte ,indirizzi numeri utili e concreti ,per favore. Grazie infinite

    1. Author

      Spero che qualcuno possa leggere il tuo messaggio e darti qualche dritta.

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