Essere mamma in Svizzera: pregi e difetti del sistema elvetico

Prosegue la rubrica di Famigliaontheroad dove raccontiamo le storie di mamme (o papà) italiani che vivono all’estero. Quali diritti per le famiglie? Come si vive fuori dall’Italia? Il nostro vuole essere un modo per evidenziare pregi e difetti dei sistemi (stranieri) con cui si ritrova chi ha deciso di lasciare il nostro Belpaese.

Dopo essere stati (virtualmente diremmo…) in Norvegia, Francia e Austria, questa volta è il turno della Svizzera. Ringraziamo di cuore Valeria Camia per la disponibilità!

Ci racconti in poche parole la tua storia? Come e perché sei finita in Svizzera?

In Svizzera sono arrivata ormai più di 12 anni fa, per iniziare un dottorato di ricerca in Scienze Politiche all’università di San Gallo. Dopo il secondo anno di università a Pavia, sono partita per l’Inghilterra con una borsa di studio grazie al programma Erasums dell’Eu.

In Inghilterra ho concluso la laurea triennale e poi completato un Master in Relazioni Internazionali. Rientrata in Italia, a Milano, per un Master alla IULM, ho colto un’opportunità e lasciato l’Italia di nuovo. Volevo viaggiare, vedere altri paesi, entrare in contatto con altre culture.

Fare figli in Svizzera: quale assistenza si riceve durante la gravidanza?

Un’ottima esperienza a livello di assistenza. Fin troppa. Anche nel caso di gravidanze senza complicazioni, ogni 4/5 settimane, la gestante si reca dal proprio ginecologo per ecografia, esami del sangue, e quant’altro. La cassa malati, privata in Svizzera, si accolla i costi.

Dopo la nascita quali sono i diritti per mamme e papà?

Ecco, con il dopo iniziano i problemi… A partire dal periodo da trascorrere con il figlio dopo la nascita. Le donne hanno diritto a 3 mesi di maternità retribuita. Spetta poi al datore di lavoro concedere un periodo più lungo, con o senza retribuzione.

Non mancano i licenziamenti. Non c’è legge che tuteli il padre e garantisca, ad oggi, un periodo di paternità. Nella prassi il padre può usufruire di alcuni giorni liberi concessi in varie forme per accogliere il nuovo nato.

Viene garantita un’assistenza economica ai figli da parte dello Stato? Se sì. in quale misura?

Si, per i figli di età inferiore ai 16 anni (per i figli malati o disabili e inabili al lavoro, di età inferiore ai 20 anni) i genitori ricevono assegni familiari di almeno 200 franchi al mese per figlio. Inoltre, per i figli dai 16 ai 25 anni in formazione i genitori hanno diritto a un assegno di formazione di almeno 250 franchi al mese per figlio.

Capitolo istruzione: ci sono differenze sostanziali rispetto al sistema italiano?

Tante! L’asilo inizia quando i bambini hanno compiuto 3 anni e l’anno scolastico non è quello lunare. Ad esempio, se guardiamo a chi ha iniziato la prima elementare quest’anno, nella stessa classe non ci sono ‘i nati nel 2013’ (cioè quelli nati tra gennaio e dicembre 2013) bensì quelli che all’inizio della scuola hanno già compiuto i sei anni.

L’inzio della scuola varia notevolmente, da cantone a cantone. A Zurigo le scuole hanno riaperto ad inizio agosto. In Ticino, dove abito ora, a settembre. E, per riallacciarmi al discorso di prima, un caro amico di mio figlio, nato lo stesso anno del mio, ma in novembre, non ha iniziato la prima elementare!

Poi l’orario scolastico: ogni mercoledì la scuola finisce alle 11:30/11:45. E non sempre, in certi cantoni, i bambini rientrano a scuola al pomeriggio. Solo da poco, e non ovunque, vi è la possibilità del dopo-scuola.

Anche le mense non sono sempre disponibili e, laddove previste, i posti sono limitati. Insomma, non si rende certo facile per una mamma o un papà lavorare. Fortunati coloro che possono contare sull’aiuto dei nonni.

Una nota positiva, però: i bambini, fin dalla prima elementare, vanno a scuola da soli. Non hanno zaini che pesano tanto quanto loro e il materiale scolastico – per lo meno dove abito io – è distribuito tutto dalla scuola.

Ami scrivere: come coniughi questa tua passione con la gestione dei figli?

Ora che i bambini sono a scuola, tutto è ‘così’ facile… Prima era davvero dura, motivo per il quale, ho dovuto abbandonare la mia carriera accademica. All’epoca abitavamo a Zurigo e devo dire che in quella bellissima città l’idea della conciliabilità lavoro-famiglia è solo accennata. Per lo meno lo era, fino a pochi anni fa. Spesso però lavoro ancora dopo cena, di notte, quando posso… Non è facile, ma possibile.

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Ora che abitiamo in Ticino, l’Italia mi manca sempre meno! Non saprei. Il rigore della Svizzera interna si è notevolmente affievolito, la qualità del cibo è molto maggiore, l’Italia è comunque dietro l’angolo, facilmente raggiungibile.

Sono arrivata in Svizzera per scelta libera e quindi non mi sono mai sentita non accolta. Il momento più difficile è stato quando sono diventata mamma, cosa che ha coinciso con la mia uscita dall’università e dal mondo degli expat.

Mi sono trovate improvvisamente a “tu-per-tu” con la più intima Svizzera (tedesca), per certi versi molto tradizionalista e chiusa. Parte del problema era che non parlavo il dialetto locale (già perché nella Svizzera tedesca non si parla ‘il tedesco’…) e dunque non riuscivo a trovare una mia collocazione sociale.

È stato però, quello, anche un momento molto importante, dal punto di vista formativo, che mi ha dato l’occasione di riflettere a fondo su temi quali integrazione e accoglienza.

Perché consiglieresti (se lo faresti) ad una famiglia di trasferirsi in Svizzera?

Spazi verdi, sicurezza e qualità della vita sono aspetti presenti in Svizzera e che spesso le famiglie cercano. Naturalmente, bisogna fare i conti con una società che non è ancora pienamente matura nel sostenere uguaglianza di genere e conciliabilità famiglia-lavoro.

Soprattutto, credo che la prima cosa da valutare – quando si prende in considerazione di trasferirsi in Svizzera o meno – sia la capacità individuale di mettersi in gioco e adattarsi alle tradizioni e ai valori della collettività, che qui valgono ancora molto. Di più che in altri Paesi!

Ho scritto un libro su questo tema, tra l’altro. Si chiama “Nel paese di Heidi. In viaggio da Zurigo al Ticino” (2008), per chi avesse voglia di leggerlo!

 

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