Giornata mondiale dell’anziano: riflessioni

Carissimi nipoti,
da alcuni anni, il 28 settembre secondo alcuni o il 1° ottobre secondo altri, è stata istituita la Giornata mondiale dell’anziano. Non è una festa bensì una data per riflettere su questa stagione della vita nella quale, visto l’allungarsi della vita media, sempre più persone entrano a farne parte.

Su questo argomento che mi riguarda da vicino perché ormai anch’io faccio parte della categoria, voglio riportare una bellissima lettera che è stata inserita anche sul bollettino della mia Parrocchia nel mese di marzo.

Questa lettera che parla soprattutto dell’anziano non più autosufficiente, è presa dalla rubrica “Parole  note” ed è stata letta in diretta, durante una trasmissione radiofonica, da Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo, che per la commozione ha dovuto interrompere più volte la lettura.

Lettera di un padre anziano al figlio.

“Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami.

Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finchè non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perchè non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te e averti li che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come se fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti e nello stesso modo con cui io ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto…non arrabbiarti. Un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.

Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui appoggiare la testa allo stesso modo in cui io ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza.

In cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te”.

E’ una lettera per certi versi inquietante perchè ci interroga e ci provoca. Personalmente, fresco del compimento del mio 69° compleanno, ricordo perfettamente i momenti della malattia e i problemi dell’età anziana dei miei genitori e qualche rimorso e un po’ di  autocritica non me li posso risparmiare.

In una società dove non c’è più tempo né posto per l’anziano non più autosufficiente, queste parole ci ricordano la nostra condizione da neonati dove dipendevamo interamente dai nostri genitori.

Il ricordo dell’amore, dell’aiuto e della pazienza ricevuta nei primi anni della nostra vita possa essere riversata nell’età adulta di coloro che ci hanno generato e nelle persone anziane in generale.

Questo è il messaggio e l’insegnamento che, attraverso questa letterina, io voglio fare mio e trasmettere a voi e a tutti i figli e i nipoti che sono stati introdotti alla vita con tanto amore.

Nonno Antonio

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