Una mamma italiana in Norvegia: diritti e sussidi per le famiglie

Proseguono le interviste a mamme (o papà) italiane che vivono all’estero. Dopo aver chiacchierato con Cecilia (Austria) e Marina (Francia), questa è la volta di Venusia che ci parlerà di come funzionano le cose per le famiglie in Norvegia. Grazie ancora a lei per la disponibilità!

Ci racconti in poche parole la tua storia? Come e perché sei finita in Norvegia?

Io sono nata e cresciuta in Abruzzo, terra che amo molto. Curiosa del mondo, sono partita per un Erasmus nel 2003 e non sono praticamente rientrata. Sono arrivata in Norvegia, passando per diversi paesi dell’Africa occidentale e per il Madagascar, per raggiungere mio marito, norvegese. Viaggiare e vivere in paesi diversi piace ad entrambi, per cui anche se ci troviamo benissimo in Norvegia, ora scrivo da Strasburgo.

Fare figli in Norvegia: quale assistenza si riceve durante la gravidanza?

All’inizio mi sono trovata un spaesata, perche’ il modo in cui la gravidanza veniva seguita in Norvegia mi sembrava molto diverso da quello che avevo sentito in Italia. La gravidanza è infatti molto poco medicalizzata. Ho raccontato le mie due gravidanze in un articolo scritto per Expatclic.com in cui parlo anche del congedo parentale.

Dopo la nascita quali sono i diritti per mamme e papà?

Come ho scritto nell’articolo citato sopra:

“le regole cambiano leggermente di governo in governo, ma in generale possiamo dire che, se si hanno i requisiti:

  • Il congedo parentale è pagato al 100% per 49 settimane, oppure all’80% per 59 settimane. C’è un tetto massimo, ma spesso i datori di lavoro pagano l’eventuale differenza.In linea generale si lavora fino alla 37esima settimana.
  • Ci sono delle settimane dedicate alla mamma, altre all’altro genitore, il resto da gestire tra i due.
  • Il partner ha anche un congedo di 2 settimane non pagate all’inizio, ma la maggior parte dei datori di lavoro le pagano.
  • Asilo, o meglio giardino dell’infanzia, dal compimento del primo anno del pargolo (anche se possono esserci dei ritardi).

Tutti questi diritti riguardano i genitori del nascituro, senza distinzione di genere dei due. Le informazioni a riguardo si trovano sul sito nav.no.

Il fatto che il congedo sia condiviso è, a mio avviso, importantissimo per rendere uomini e donne meno diversi agli occhi dei datori di lavoro. Oltre che, ovviamente, per creare un legame forte col bambino ed un migliore equilibrio nella gestione della famiglia.”

Per noi questo percorso è stato fondamentale per creare una famiglia con ruoli equilibrati e senza troppo stress. Infatti rientrati a lavoro comunque, volendo, si può ottenere un partime. Inoltre, essendo il lavoro (d’ufficio nel nostro caso) ad orario continuato, è possibile uscire già alle 16 o prima per passare l’intero pomeriggio coi bimbi. Un bel lusso per le famiglie.

Parlo di queste cose anche in una breve intervista andata in onda su Ballarò.

Viene garantita un’assistenza economica ai figli da parte dello Stato? Se sì, in quale misura?

Sì, è prevista un’assistenza di tale tipo. Gli assegni familiari mensili, salvo errori, sono di circa 100 euro. Di questo tema se ne parla un poco anche nel servizio Rai di Ballarò citato poc’anzi.

Capitolo istruzione: ci sono differenze sostanziali rispetto al sistema italiano?

Onestamente, non ne so molto, essendo i miei bimbi piccoli. Posso dire che il “barnehage” (da 1 anno all’ingresso alle elementari a 6 anni), è centrato molto sul gioco anche all’aria aperta. Gli adulti sono (al momento in cui scrivo) 1 ogni 3 bimbi sotto i tre anni ed 1 per 5 bimbi sopra i 3 anni. Per cui c’è uno staff numeroso.

Si esce praticamente con qualsiasi tempo e le strutture sono molto attrezzate. L’asilo si paga (ma ci sono delle sovvenzioni per chi ha bisogno). I pasti sono perlopiù freddi (di solito un pasto portato da casa ed uno offerto dalla scuola a base di pane affettati e verdure), cosa che sorprende molti.

Il resto del percorso scolastico non lo conosco abbastanza bene per ora (al momento siamo in Francia, dove il nostro bimbo più grande ha iniziato le elementari).

Qual è la tua professione? Come si coniugano i tuoi impegni lavorativi con la gestione dei figli?

Sia io che mio marito lavoriamo in ufficio. Dobbiamo essere a lavoro per una media di 8 ore al giorno, obbligatoriamente dalle 9 alle 15. Le altre due ore sono gestibili (noi di solito facciamo cosi: io 7.30/9-15.30/16 e poi vado a riprendere i pargoli.

Mio marito invece li porta e poi fa circa 9-17). Io ho una pausa pranzo di 25 minuti, inclusa nelle 8 ore. Inoltre, lavorando alcuni weekend, ho spesso delle ore da recuperare che mi accorciano la giornata.

Nei luoghi di lavoro sono molto rispettosi delle famiglie. In molti posti, ad esempio, si cerca di non avere riunioni dopo le 15 in modo da lasciare liberi i genitori da andare a prendere i propri figli. La maggior parte degli asili chiude alle 17 e questo di solito non crea problemi perché la giornata lavorativa può tranquillamente terminare prima.

Inoltre ogni genitore ha diritto a 10 giorni di malattia per i figli, oltre ai propri, senza bisogno di certificato (cosa che snellisce molto la burocrazia ed evita stress aggiuntivi). Se conciliabile col tipo di lavoro, e’ anche molto diffuso lavorare da casa.

Io lo faccio spesso, in questo modo risparmio del tempo che posso usare per fare una lavatrice prima di mettermi al PC, semplicemente lavorare nel silenzio di casa senza dover affrontare l’inverno norvegese, o perché no partire prima per il weekend e lavorare da una baita in montagna. 

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Dipende dai periodi. Sicuramente la vicinanza della mia famiglia, il poter far vivere ai miei bimbi la quotidianità con i nonni, gli zii, i cugini. Poi poter lavorare nelle mia madrelingua, che è sicuramente un vantaggio. E naturalmente alcune cose dell’Abruzzo, ma mi “sfogo” col sito che ho creato con due amiche: http://www.abruzzo.no/it/

Perché consiglieresti (se lo faresti) ad una famiglia di trasferirsi in Norvegia?

Perché oltre ad essere un paese bellissimo, dà la possibilità di conciliare vita lavorativa e famiglia in una maniera che ho visto raramente altrove. Perché si avvicina parecchio ad un equilibrio ottimale tra uomini e donne, e perché mi piace molto come vengono cresciuti i bambini. 

Perché si vive tranquillamente, con una burocrazia funzionale e snella, ed una società basata sulla fiducia e non sul sospetto. Perché la natura è fantastica ed a portata di mano, perché ci sono parchi gioco ovunque!

Certo, anche la Norvegia ha i suoi difetti, per noi però rappresenta un ottimo compromesso.

 

 

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