Nonno Antonio e la potatura: pòta pòta

Carissimi nipoti,
da buon bergamasco, dove l’intercalare pòta pòta è molto diffuso e direi anche quasi indispensabile per le conversazioni in dialetto, non potevo non dedicare una piccola letterina alla potatura.

Come sapete e come scoprirete anche nelle prossime letterine, io sono nato in campagna ed ho sempre cercato con insistenza una casa che avesse del terreno e ho avuto la fortuna, oltre 30 anni fa, di trovarne una da ristrutturare con circa 200 mq di terreno.

La parte adiacente alla casa è stata piantumata con porfido e, dell’iniziale pergola in vite americana, ho lasciato solamente la parte centrale. La parte di sinistra è stata sostituita da una pianta di kiwi e quella destra da una pianta di glicine. Quando le piante raggiungono il massimo della fioritura la pergola è uno spettacolo.

Il glicine riempie di colore e profumo, la vite si riempie dei suoi piccoli fiorellini, mentre il kiwi, essendo una pianta maschio, è un fiore unico. In questo periodo le api banchettano rumorosamente tutto il giorno ma non mi creano alcun problema. Più avanti i fiori lasceranno lo spazio alle foglie e la pergola sarà completamente coperta da un tappeto verde che darà ombra e refrigerio al cortile ma anche alle stanze interne.

Quindi le pergole vegetali, pensate dalla saggezza dei nostri anziani, ci riparano dal sole nei periodi caldi e, con la caduta delle foglie, ci restituiscono luce nei mesi invernali. Certo, un moderno impianto di tende richiederebbe molto meno lavoro e potrebbe avere la stessa funzione di nascondere la luce ma non potrebbe mai dare la frescura del verde né, tantomeno, lo spettacolo e i profumi della fioritura.

Nel terreno, che dalla pergola si allunga per circa 20 metri fino al confine con il successivo proprietario, pian pianino ho piantato alcuni alberi da frutto lasciando anche un po’ di prato e spazi per la coltivazione delle verdure.

Per tutta la lunghezza corre un filare di kiwi con a fianco un filare di lamponi. Sparsi nel terreno sono stati collocati una pianta di cachi, un pruno, un ciliegio e un piccolo filare di more.

Ora veniamo al titolo della nostra letterina: la potatura. Tutte queste piante necessitano di una potatura annuale. Premetto che non ho nozioni di botanica e la potatura che eseguo è artigianale e frutto di nozioni imparate dal mio papà e acquisite nel corso degli anni attraverso confronti con amici o con la lettura di articoli specifici.

Ho imparato che la potatura non consiste nel ridurre i rami accorciandoli (come qualche volta facevo all’inizio) ma è l’eliminazione dei rami vecchi o non produttivi, lo sfoltimento della pianta per dare aria all’interno e per permettere di produrre una quantità di frutti che sarà poi in grado di portare a maturazione.

Questa la teoria ma poi quando ci si trova davanti alla pianta le cose si complicano notevolmente e quindi faccio quello che posso.

Comunque qualche risultato lo ottengo perché di solito i lamponi, le more, i kiwi e i cachi sono sufficienti per il consumo della mia famiglia.

I rami che taglio li riunisco nel terreno per poi tagliarli a pezzetti che darò al mio amico Enzo che li utilizzerà per accendere la stufa.

A fine inverno Enzo mi restituirà la cenere che ha prodotto.  Prima della vangatura io la spargerò sul terreno e così il ciclo naturale si chiuderà.

Volendo dare una morale a questa letterina potrei concludere con il motto coniato dallo scienziato Lavoiser secondo il quale:
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Con questa massima nonno Antonio vi saluta e vi dà appuntamento alla prossima.

 

 

 

 

 

 

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