Diritti dei lavoratori e agevolazioni economiche per mamma e papà

Quali diritti e agevolazioni sono previsti in Italia in occasione della nascita di un bambino?
E’ un tema che mi sta particolarmente a cuore (avendo usufruito del periodo di allattamento al posto di mia moglie e utilizzando ancora adesso il congedo parentale ad ore), sul quale ho sempre cercato di informarmi e, per quanto possibile, di trasferire quanto appreso anche a chi mi sta vicino.
Ecco quindi qualche indicazione, senza la pretesa di essere totalmente esaustivi ma con la speranza di dare anche qualche spunto a coloro i quali si apprestano a diventare genitori, con un’attenzione particolare ai papà, “categoria” cui appartengo e che, anche se non tutti lo sanno, gode di una fetta importante di questi diritti.

CONGEDO PADRE. Obbligo per il lavoratore padre di fruire di quattro giorni di assenza retribuita entro cinque mesi dalla nascita del figlio (anche in via non continuativa); la richiesta va presentata con un preavviso di almeno 15 giorni. Ad oggi sono soltanto quattro giorni ma vi è comunque stato un incremento negli ultimi 3 anni. In queste giornate lo stipendo è corrisposto al 100 %.

PERMESSI PER ALLATTAMENTO. Diritto che spetta solitamente alla madre. L’allattamento non può essere utilizzato durante il congedo parentale. Sono 2 ore di riposo (se la giornata lavorativa dura almeno 6 ore) pagate al 100 % e si possono utilizzare fino al compimento del 1° anno di vita del bambino. Le ore raddoppiano se i bambini sono due. In particolari situazioni e quando, per esempio, la madre non lavori o sia libera professionista, tale permesso può essere utilizzato dal padre lavoratore.

CONGEDO PATERNITA’. Trattasi di un diritto di cui il papà può godere al posto della madre in particolari situazioni (morte della madre, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo al padre). E’ in sostanza la maternità obbligatoria di cui, abitualmente, gode la madre e ha una durata di 5 mesi con un’indennità corrisposta pari all’80 % dello stipendio.

CONGEDO PARENTALE (ovvero la Maternità/Paternità facoltativa). E’ un diritto riconosciuto, alternativamente, sia al lavoratore padre e sia alla lavoratrice madre. Ha una durata complessiva di 10 mesi (11 in alcuni casi) ed è ripartito tra i due genitori. Ciascun genitore può richiedere al massimo 6 mesi di congedo (in tal caso, all’altro genitore ne resteranno 4).
La cosa a mio avviso più interessante di tale strumento è che, dal 2015, può anche essere richiesto ad ore. Le ore o i giorni di congedo utilizzati vengono indennizzate al 30 % fino al 6° anno di vita del figlio.
Va da sè che ogni informazione dettagliata può essere reperita sul sito internet di INPS.

BONUS BEBE’. E’ stato purtroppo limitato al solo primo anno di vita del bambino (prima era per i primi 3…). Trattasi di un contributo di 80 euro al mese per famiglie con ISEE inferiore a 25.000 euro (contributo doppio con ISEE inferiore a 7.000).

PREMIO ALLA NASCITA. Contributo una tantum pari ad euro 800 riconosciuto alle madri giunte al 7° mese di gravidanza. L’erogazione non è condizionata a limiti di reddito.

BONUS ASILO NIDO. Trattasi di un contributo annuale pari ad euro 1.000, erogabile fino al 3° anno di età, per le famiglie che attestino la frequenza di un asilo nido da parte dei figli.
Anche in questo caso l’erogazione non è condizionata a limiti di reddito.

Si conclude qui la nostra lista di diritti e agevolazioni per i neo genitori.
Non si tratta di un elenco esaustivo e, ahinoi, è sempre bene verificare le novità tramite il sito INPS in quanto ogni anno vi sono variazioni, tagli, talvolta per fortuna anche aumenti, decisi dalle annuali leggi di bilancio.
L’introduzione di bonus non legati al reddito famigliare a scapito per esempio del bonus bebè fino ai 3 anni la cui erogazione è invece legata all’ISEE non ci sembra un’idea intelligente e soprattutto “democratica” ma lasciamo ad ognuno le riflessioni del caso senza addentrarci in discorsi inevitabilmente legati alla politica.

L’invito personale è quello di informarsi sempre per non farsi sfuggire le, seppur limitate, possibilità previste dal nostro Stato sociale.

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