Intervista ad un padre italiano che vive in Svezia: i diritti per la famiglia

Curiosando in rete in merito al congedo parentale ad ore (scelta fatta e in atto tuttora dal sottoscritto), mi sono imbattuto nel blog di Stefano, un ingegnere elettronico italiano che da anni vive in Svezia e che, come moltissimi papà di quello Stato, scelgono di stare vicini ai propri figli usufruendo dei permessi disponibili.
Lo ringraziamo di cuore per aver risposto alle nostre domande che, spero, possano essere uno spunto di riflessione per tutti.

Dopo aver utilizzato il periodo di allattamento al posto di mia moglie, sto usufruendo del congedo parentale ad ore (la “maternità facoltativa”…). Incuriosito su come funzionassero le cose nel resto d’Europa mi sono imbattuto nel tuo blog. Ti andrebbe di raccontare ai nostri lettori come sei finito a vivere in Svezia?

Tutto cominciò con un Inter-rail nell’estate del 1995. Su un treno fra Göteborg e Stoccolma incontrai quella che dopo mesi di lettere (in vecchio stile) e un po’ di incontri diventò prima la mia ragazza e poi mia moglie. Mi sono laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano e colsi l’occasione per scrivere la tesi a Stoccolma (era il 1996, a quel tempo Ryan Air non c’era ancora), tornai in Svezia dopo il militare nel 1998 e dopo un po’ di girovagare fra Canada, Francia (io, per l’MBA), Inghilterra (lei, per lavoro, mentre io ero in Francia) e Italia dal 2004 siamo fissi qui.

Sei un italiano che vive in Svezia. Da quando hai maturato la possibilità di usufruire dei diritti previsti per i tuoi nuovi concittadini?

Chiunque sia residente qui ne ha diritto. In alcuni casi bisogna aver maturato 12 mesi.

Quali sono i diritti di chi lavora e ha figli in Svezia?

Sono tanti, troppi per essere elencati. In inglese, francese e spagnolo si trovano qui: Rights and responsibilities.
Congedo parentale (dati riferiti al 2010). Qui in Svezia funziona, semplificando, così: 480 giorni di congedo parentale di cui 60 riservati alla mamma e 60 al papà (che ne ha anche 10 lavorativi alla nascita del bebè). Durante i 480 giorni lo stato paga l’80% dello stipendio sino a 42.400 Euro all’anno. Molte aziende poi aggiungono la differenza per garantire sino al 90-100% dello stipendio nominale effettivo. Cosa poi ancora più importante di quanto prevede la legge è che si è spesso incoraggiati e stimolati sia dall’azienda che dalla società (famiglia, amici, conoscenti, eccetera) a prendere il congedo. Inoltre, da un paio d’anni, è stato introdotto un bonus di 10 Euro al giorno che premia i papà che prendono più congedo dei 60 giorni di diritto (con un tetto massimo che premia le coppie che dividono il congedo 50-50).

E’ vero che in Italia lo Stato sociale prevede diritti più limitati ma qualche strumento esiste (anche per i papà). Ciò che manca a mio avviso è anche e soprattutto una cultura diversa, una cultura che vede normale che sia anche il papà ad occuparsi dei figli.
Da questo punto di vista, ci racconteresti qual è la visione svedese rispetto a questo tema?

È vero, la legge serve sino a un certo punto. Se anche la legge c’è ma vieni discriminato perché qualche volta devi uscire prima o assentarti la legge non aiuta molto. Oramai in Svezia è comune in tutte le industrie, anche quelle tipicamente “maschili” (costruzioni, lavori “pesanti”) che gli uomini prendano almeno i due mesi riservati a loro e che si prendano cura dei figli. Nel 1974 solo il 2,5% dei papà prendeva il congedo parentale, ora siamo sopra il 70% e dei 480 giorni ne vengono presi dai padri più di un quinto, quindi ben oltre quei 60 “riservati” ai papà, che altrimenti vanno persi. Anche le aziende svedesi sembrano aver cambiato opinione visto che, se nel 1990 solo il 3% erano apertamente positive al congedo parentale per i papà, ora solo il 4% sono negative al fatto che i padri stiano a casa mentre più del 33% sono positive ed hanno politiche aziendali che lo incentivano.

Quali agevolazioni sono previste per i bambini in Svezia rispetto, ad esempio, agli asili nido? Vi sono particolari sussidi per le famiglie?

L’istruzione è gratuita sino all’università compresa. Per ogni bambino c’è un contributo mensile di circa 110 euro (barnbidrag, indipendentemente dal reddito), medico e dentista sono gratuiti sino ai 19 anni (compreso ad esempio l’apparecchio), le scuole (e gli asili) sono aperti praticamente tutto l’anno. Fanno orari dalle 6:30-7:00 del mattino alle 17:30 o 18 (l’orario delle lezioni è come in Italia, il resto è “tempo libero”) e nei periodi di vacanza sono aperti.

Ci daresti, secondo la tua esperienza, un motivo per trasferirsi in un Paese come la Svezia ed un motivo invece per rimanere in Italia?

In Svezia si riescono a coniugare famiglia e carriera, anche quando entrambi i genitori lavorano.
All’Italia devo (quasi) tutta la preparazione scolastica, che devo dire mi ha dato molto, sia come competenze che come strumenti.

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