Viaggi e figli: la voce di Alberto Pellai per Famigliaontheroad

Famigliaontheroad incontra Alberto Pellai! Un vero onore per il nostro piccolo e nascente travel blog a vocazione famigliare l’incontro, nell’intervista esclusiva che potrete leggere qui a seguire, con una delle voci più autorevoli delle tematiche relative all’età evolutiva. Medico e psicoterapeuta, nonché ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, Alberto Pellai ha scritto numerosi libri su bambini e ragazzi e ama incontrare i propri lettori nelle numerose conferenze organizzate sul territorio.

In questa occasione abbiamo voluto fargli tre domande che, spero, potranno essere d’aiuto anche a voi.
Grazie ancora al dr. Pellai per l’estrema disponibilità.
Ecco cosa è emerso dalla nostra chiacchierata.

Quanto è importante far viaggiare i nostri figli e quanto rimane nella mente dei nostri figli delle esperienze fatte in giovanissima età?

Viaggiare è sempre importante per un figlio. Gli permette di uscire dalla zona di protezione e sicurezza – ovvero il nido domestico – e di entrare in un nuovo spazio dove tutto è da conoscere. Il viaggio apre ai nostri figli la prospettiva dell’esplorazione, li sintonizza con l’emozione della “sorpresa” che è il più grande motivatore alla crescita e alla scoperta del nuovo. Del resto la vita stessa e la loro crescita è spesso raccontata attraverso la metafora del viaggio, ovvero un percorso a tappe ognuna delle quali ci regala nuove scoperte, nuove emozioni, nuove relazioni.

Il viaggio, oltre che momento di crescita personale dei nostri figli, può essere uno strumento per arricchire il rapporto genitori/figli?

Sì, nel viaggio noi prendiamo per mano i nostri figli e li portiamo verso l’ignoto. Ci qualifichiamo come i loro traghettatori verso la scoperta, verso la crescita, verso l’avventura. Oggi, in particolare, in cui il rischio è rappresentato dall’iperstanzialità dei figli, dal loro permanere per tempi lunghissimi nello spazio confinato della loro cameretta a fare cose e vivere esperienze attraverso uno schermo, il genitore che viaggia con un figlio gli sta concretamente mostrando che conoscere la vita significa uscire dai territori del già noto, andare alla ricerca di ciò che è diverso e non raggiiungibile rimanendo seduti e ancorati ai propri spazi domestici.

In occasioni di viaggi/gite/attività in famiglia quanto si devono adattare i grandi alle esigenze dei piccoli e viceversa?

E’ molto importante che i grandi, quando viaggiano con i minori, costruiscano esperienze a loro misura. Questo non significa fare solo cose per bambini. Si può, anzi si deve, entrare nei musei e nelle chiese, per esempio, per educarli al bello e al sacro, ma si deve fare attenzione a costruire la visita a loro misura. In un museo non si deve vedere tutto, permanendo lì per ore, ma si può fare una visita mirata, scegliendo venti quadri che “parlano” agli occhi e ai cuori dei bambini. Molto utili, poi, sono le audioguide differenziate, che molti musei possiedono, dove per i bambini ci sono percorsi e spiegazioni ad hoc.

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